“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

lunedì 15 giugno 2020

IL TESORO DELL’OMBRA MISTERIOSA, ovvero: lo Spiritello di Luzzara (RE)


di GIORGIO PATTERA

L’amico Lorenzo Davoli, rovistando negli archivi d’una parrocchia della bassa reggiana (che omettiamo, così come l’identità dei testimoni citati, per dovere di privacy), si è imbattuto nella singolare storia d’uno “spiritello” che, secondo numerose testimonianze, avrebbe organizzato una specie di “caccia al tesoro”, fra il 29 giugno ed il 24 luglio del lontano 1802, in un podere attiguo ad una casa colonica in riva al Po.



Trascriviamo in “cronaca diretta” l’incredibile vicenda, mantenendo volutamente il linguaggio un po’ arcaico, tipico dell’epoca, per nulla togliere al velo di suspense che l’avvolge.

« Nel giorno 23 di Luglio 1802 il Sacerdote Don A.M. di L. espose all’Arciprete Vicario Foraneo di essa terra, che nella mattina del giorno antecedente al sopra venne invitato a trasferirsi in compagnia d’altro Sacerdote di C., Don A.A., alla casa di certo F., onde verificare l’asserita costante apparizione da più giorni intorno all’abitazione del F. di un’ombra visibile, e parlante a due fanciulle, l’una figlia di G.F., d’anni 11, e l’altra del fu A.B., d’anni 9, contigua alla prima abitazione.
Vinti piuttosto dall’importunità che dalla Credenza si trasferirono al luogo indicato, ove ebbero a restar sorpresi oltre modo dalla fermezza ingenuità, ed innocenza, colla quale asserivano le fanciulle di vedere l’ombra vagante in pien meriggio sul picciol campo attiguo alla lor casa. Come può immaginarsi non lasciarono di chiederne la descrizione, che in poche parole limitassi concordemente dalle veggenti dicendola un’ombra di “una bellissima fanciulla non più alta d’un palmo, vestita di bianco all’uso campestre, calva il capo, e scalza il piede, e parlante loro con voce sensibilissima”... Chiesero quindi qual cosa loro avesse manifestata, e risposero avere l’ombra indicato fuori d’enigma trovarsi un tesoro nascosto nel campo stesso, ed essere ella destinata da Dio ad indicarlo.
La maraviglia dell’Apparizione, le ferme risposte delle Villanelle determinarono i sacerdoti menzionati darne parte al loro Superiore Ecclesiastico come sopra si è detto onde prendesse in considerazione l’affare. L’Arciprete ben lontano dal prestare una cieca credenza, ma non tale però da non valutarne la possibilità, immediatamente me ne diede avviso al locale Giusdicente per quelle ragioni, che potessero interessare la mia Provincia Governativa, e combinati di verificare l’esposto privatamente prima di sottoporre il caso al Governo. Nel giorno pertanto 23 di Luglio assieme ci recammo alla casa del F., ove dopo di avere prese le più minute informazioni su l’indole e riflessione, e carattere delle fanciulle, che ritrovassimo quali si convengono a persone innocenti, mi feci condurre dall’una di esse, cioè la B., sul luogo chiedendo se in allora vedesse l’ombra descritta. Non s’eravamo inoltrati appena tre passi nel Canepajo, che dopo alcune occulate indagini esclamò: “Eccola, che tiene loro rivolto lo sguardo” ma nulla si vide. Inoltrai nel campo unitamente alla fanciulla che asseriva d’essere ora seguita, or preceduta dall’ombra; e sopravvenne intanto la B. che separatamente interrogata rispose conformemente alla prima, indicando essa pure il luogo medesimo, ove la prima diceva d’essersi l’ombra arrestata.

E chiesi alle fanciulle cosa loro avesse detto, giacché eransi raggruppate in un angolo del canepajo mostrando di far vedere con l’ombra che asserivan di vedere e risposero che come già altre volte aveva fatto indicava esservi in quel campetto un tesoro nascosto levato il quale sarebbe volata in paradiso.
Il Vicario, che trovavasi avere appresso di sé un reliquiario, lo presentò alla più picciola delle villanelle dicendole, che chiedesse a quell’ombra cosa fosse ciò che teneva tra le mani, e dopo l’interrogazione disse avere l’ombra risposta essere quella una reliquia. Non si fece caso di tale risposta supponendo che la B. avesse non più altro manifestato che quello che ella stessa conosceva; ma nella susseguente mattina, 24 di luglio, il B. si recò alla Canonica dell’Arciprete asserendo di commissione della fanciulla (così incaricata dall’ombra), che la reliquia a lei presentata nel giorno avanti conteneva la maggior gloria del Paradiso, difatti era in esso Reliquiario l’Augusto legno di Croce. L’ingenuità delle villanelle e la costante indicazione locale nelle diverse parti del campo dell’ombra mi fecero risolvere a proibire qualunque comunicazione delle fanciulle con altri, ordinando ai parenti di riferire minutamente quanto di giorno in giorno accadesse.

Dal giorno 24 di luglio fino al primo agosto costantemente si sono avute relazioni di conferma aggiungendosi essere stata vista l’ombra da altre persone ancora. Sul far della sera del 29 Giugno la R.B. che si trovava casualmente nel proprio orto vide l’ombra sopradescritta portandone subito relazione ai suoi parenti che nel giorno seguente a mattina avanzata veggendo nell’orto attiguo l’ombra suddetta l’interrogò ma non ebbe risposta, e che sono passate tre intere giornate interrogata se aveva fame e se voleva orazioni, sentì rispondergli affermativamente al primo articolo, negativamente al secondo. Esibì quindi della polenta e del pane, ma venne scielto il secondo, ed immediatamente reccato dalla sorpresa fanciulletta collocandolo su una foglia di vite presso l’ombra in terra; e che ritornando dopo tre ore più non vide il pane. Quest’azione con egual esito si afferma dalla B., e non la sanno negare i vicini, che vedono a reccare la vivanda; ma nessuno ha veduto l’atto dello sparire, anzi la stessa fanciulla afferma che ciò non succede se non che in di lei absenza. In oltre con tutta la fermezza asserisce essere stata nel quarto giorno dell’apparizione avvisata a chiara voce, e chiamata a nome, che in quel campo v’era un tesoro sepolto, aggiungendo finalmente d’essere seguita dall’ombra stessa sino alla porta della chiesa parrochiale; ne’ campi sta sempre sospesa per mezzo palmo circa da terra. Tralascio altri infiniti minutissimi detaglj che non sono altro che o ripettizioni, o modificazioni de’ primi.
Avute le risposte della R. mi feci a interrogare separatamente la F.F., che in tutto e per tutto rispose di conformità, aggiungendo sol tanto di aver veduta l’ombra tre giorni dopo la R., e ne ascoltò le parole dopo sei. Che l’ombra le richiese ove fosse G.F., che voleva la Messa dello Spirito Santo, e che in quel luogo eravi molto denaro diviso in due partite. Conformi sono poi le asserzioni relative allo smaltimento del cibo, accompagnamento & c.
Quest’è quanto ho potuto rilevare in conferma di ciò che m’avvenne nel giorno 23 luglio, le quali cose l’Illuminato Superiore Governo valuterà come crederà opportuno; e mi limito quindi ad esporre le deposizioni di altre tre persone adulte, le quali asseriscono come segue.
La M. figlia di V.D. dice che nel dopo pranzo del giorno 23 essendosi accostata alle due picciole ragazze, mentre domandavano all’ombra supposta se il denaro che accennava esser ivi sepolto fosse molto profondo, o superficiale, ed intese un mormorio di voce che non capiva d’onde procedesse, senza però distinguere l’articolazione delle parole; si seppe poi dalle dette ragazze, che l’ombra rispondeva, che il detto denaro era molto interrato; detta M. conta di sua età anni 18 circa, ed è pronta di confermare anche con suo giuramento il suo detto.
La P. madre della R. suddetta d’anni 53 è pronta a confermare con giuramento quanto segue. Asserisce che nella sera del sabbato giorno 24 luglio trovandosi sulla porta di sua casa chiamando la propria figlia R., volgendo gli occhi verso il letamajo contiguo al canepajo più volte mentovato vide “una puttina alta un palmo poco più sospesa in alto sopra il letamajo suddetto per l’altezza di due Braccia circa”, e precisamente descrive la detta ombra come le ragazze.


L’A. figlia del fu A.B., e della A.C. depone con suo giuramento di aver veduto nelle forme agli altri conforme
l’ombra suddetta 4 o 5 volte nel decorso del tempo dell’apparizione tanto nel canepajo, quanto sulla massa.
Potrebbe nascere il dubbio d’intelligenza ed impostura, e per assicurarmi quindi della qualità delle persone che direttamente, o indirettamente hanno parte in questo affare ho interpellato il parroco della Villa Don B.V. che sempre è stato presente alle esposte ispezioni. Ed afferma che sono tutte degne di fede, incapaci di dolo, e molto meno di voler ingannare su questo proposito; di conoscerle di mente sana, e di fantasia regolata egualmente che per lo passato.
Qualunque sia il valore che dare vorrà Vostra Eccellenza a questa narrativa sarà sempre però essa appoggiata alla pura verità di fatto benché incapace io mi sia né di provarlo all’evidenza, né di negarlo assolutamente.
L’arciprete esso pure a sgravio del suo dovere partecipa l’affare al Vescovo Diocesano. Sono con tutto rispetto ».

Lasciamo ai lettori la più ampia libertà di commento sull’inconsueta vicenda, senza tralasciare tuttavia una considerazione. In un paese, a quei tempi (inizio ottocento), le uniche “autorità” costituite (i Carabinieri non esistevano ancora) erano rappresentate da poche e ben precise figure: il parroco, il farmacista, il maestro elementare ed il medico condotto, quando c’era… («...gente che sa di greco e di latino...», di manzoniana memoria...). Pertanto, in assenza della “scienza ufficiale” che oggigiorno pretende di ridurre tutto a mera razionalità, risultava giocoforza che l’inspiegato e l’inspiegabile fosse ricondotto alla menzogna o all’attività del “maligno”. E se anche l’intervento del rappresentante della Chiesa, usa fino a pochi secoli prima liquidare questi “accidenti” col sacro fuoco purificatore dell’inquisizione, non riuscì a dimostrare né l’una eventualità, né l’altra, è segno che...

Meditate, gente, meditate...!



BIBLIOGRAFIA:

D.Spada / G.Tavaglione– IL PICCOLO POPOLO – Armenia, Milano – 1983

“…Chi dice che nella dimensione dell'individuo di oggi non c'è posto per gli Elfi è in errore. Certo, sono stati scacciati da un'industrializzazione implacabile, prima ancora che dall'incredulità degli uomini, ma il loro esilio è ormai terminato e presto saranno ancora in mezzo a noi…”

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