“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

domenica 22 novembre 2020

Rh-, il “fattore” da un altro Mondo…

 

    Tentativo di ibridazione aliena o selezione bio-genetica degli Umani?

                                        di GIORGIO PATTERA

Il gruppo sanguigno rappresenta una delle numerose e peculiari caratteristiche di un individuo e viene classificato in base alla presenza o assenza di particolari antigeni sulla superficie dei globuli rossi. L’esistenza dei gruppi sanguigni, per come la conosciamo oggi, si deve ad un medico austriaco, Karl Landsteiner, il quale, nel 1900, osservò che mettendo a contatto il sangue di due persone, questo, a volte, tendeva ad aggregarsi (fenomeno definito agglutinazione).

Nel 1901 ne definì la causa, classificando i gruppi sanguigni nel sistema AB0 (ABZero). Successivamente scoprì ulteriori fattori, che distinguono i diversi tipi di sangue, tra i quali il più noto ed importante è il fattore Rh, che vedremo in seguito. Secondo questa classificazione, è possibile somministrare trasfusioni di sangue seguendo rigorosi criteri, ma una maggiore attenzione deve essere riservata alla donna in stato di gravidanza, in quanto il feto può incorrere in una grave patologia, denominata eritroblastosi fetale.

Nel 1930 a Landsteiner venne conferito il premio Nobel.

Per ciascuno di noi il gruppo sanguigno è determinato geneticamente e non varia nel corso della vita. Le differenze tra i gruppi sono dovute a frammenti di proteine che vengono esposte sulla superficie del globulo rosso. Il gruppo A presenta solo proteine di tipo A, il gruppo B di tipo B, il gruppo AB entrambi i tipi, mentre il gruppo 0 non presenta nessuna delle proteine.




Queste proteine sono dette antigeni per il fatto di essere riconosciute dal sistema immunitario come estranea al soggetto o potenzialmente pericolosa Il nostro sistema immunitario, sempre pronto ad attaccare qualche fattore estraneo, non si attiva se riceviamo sangue del nostro stesso gruppo, ma scatena un’immediata reazione se riceviamo sangue di un gruppo diverso dal nostro. Per questo motivo, per esempio, il gruppo 0 può donare il sangue a chiunque (in quanto non presenta antigeni), ma lo può ricevere solo da altri individui di gruppo 0.

Un’ulteriore specifica dei gruppi sanguigni è quella del fattore Rh, derivante dalla presenza o meno dell’antigene Rhesus, scoperto nel 1940 in uno studio sul Macaco Rhesus. Questo fattore può essere espresso (Rh+) o non espresso (Rh-) sulla superficie del globulo rosso, influenzando la compatibilità del donatore in maniera simile a quella già descritta. Questi antigeni sono presenti sulla membrana dei globuli rossi e sono costituiti da proteine idrofobiche non-glicosilate. Questo particolare gruppo sanguigno (detto “universale”, in quanto può donare a tutti, essendo privo di qualsiasi antigene) è anche molto raro: l’OMS stima che meno del 10% della popolazione mondiale lo possieda.

Il fattore Rhesus (Rh).


Prende il nome dalla specie di primati Macaco Rhesus, sui globuli rossi del quale fu per la prima volta scoperta la presenza della proteina del fattore Rh. Presente nell’85% della popolazione umana, è un carattere ereditario e si trasmette come autosomico dominante. Se una persona possiede questo fattore, si dice che il suo gruppo è Rh positivo (Rh+), se invece i suoi globuli rossi non lo presentano, il suo gruppo sanguigno viene definito Rh negativo (Rh-).

Una teoria che circola “online” sostiene che il fattore Rhesus-negativo non possa appartenere al genere umano e che dunque sia di origine extraterrestre. Secondo questa teoria, presente da anni sul WEB e che negli ultimi tempi sta avendo un picco di visibilità, gli appartenenti al gruppo sanguigno Rh negativo (Rh-) non sarebbero “del tutto” umani, ma frutto di ibridazione o di ingegneria genetica mediante tecnologia appartenente ad entità aliene. In altre parole, si ipotizza che il sangue umano possa essere stato in qualche modo manipolato da intervento extraterrestre. Il punto di partenza è il confronto tra le caratteristiche del sangue umano e di quello dei primati. La nostra specie, in particolare, è l’unica a presentare (seppur in una minoranza di individui) il fattore Rh negativo, ossia a manifestare l’assenza di una particolare proteina (un antigene) sulla superficie dei globuli rossi. Non più del 10% degli esseri umani manifesta Rh negativo. Questa alterazione sarebbe stata il frutto di un intervento programmato da parte di una popolazione aliena, che avrebbe operato sulla Terra per modificare le caratteristiche di una parte degli esseri umani. Tra gli attuali sostenitori di questa ipotesi ricordiamo i ricercatori Robert Spehar e Brad Steiger.

Robert Spehar fornisce importanti indicazioni circa l’enigmatico fattore Rh-negativo:

“Ci sono 612 specie di primati e sottospecie, riconosciuti dallo IUCN (International Union for Conservation of Nature), e nessuna ha sangue Rh negativo”. Secondo Spehar, se l’umanità si fosse evoluta dal medesimo antenato africano, il loro sangue sarebbe compatibile, invece non è così. Da notare che oltre l’85% di tutti gli esseri umani hanno sangue Rh positivo, ma, stranamente, tutte le famiglie reali o di potere hanno sangue Rh negativo. Brad Steiger, noto ricercatore americano, sottolinea questa caratteristica interessante: se tutte le scimmie hanno sangue Rh positivo, cosa significa? Che le persone con Rh negativo non discendono, come le altre, dalle scimmie. Secondo la genetica, infatti, possiamo ereditare solo proprietà appartenute ai nostri antenati, a meno di non parlare di una mutazione. Il sangue delle scimmie e dell’uomo, visto che i primati sono i nostri antenati, dovrebbero essere compatibili, ma non esistono scimmie con sangue Rh negativo.

E le stranezze non finiscono qui: le persone con sangue Rh-negativo non sono del tutto ordinarie: la maggior parte dei soggetti è costituita da guaritori, medium, veggenti ed individui con insolite capacità mentali.

Caratteristiche dei portatori dell’Rh negativo:

QI (quoziente intellettivo) superiore alla media

Temperatura corporea più bassa

Maggiore stabilità mentale ed emotiva

Colore dei capelli: rosso; colore degli occhi: blu, verde o marrone chiaro

Ipersensibilità al calore e non amano il freddo.

Senso di non-appartenenza a questa dimensione

Tendenza a ricercare la verità

Sensazione di dover compiere una “missione” nella vita

Spiccate doti di empatia e compassione

Percettività extrasensoriale

Amore per lo Spazio e la Scienza

Sguardo profondo

Tendenza a fare sogni molto vividi (sogni lucidi o guidati)

Le donne incinte, di sangue Rh-negativo e col feto Rh-positivo, durante la prima gravidanza producono una risposta immunitaria, con formazione di anticorpi anti-Rh negativo. In caso di successiva gravidanza, sempre che il feto sia Rh-positivo, il sistema immunitario materno attacca il feto, percependolo come corpo estraneo, dando origine all'eritroblastosi fetale o malattia emolitica del neonato: gli anticorpi materni entreranno nel circolo fetale già a partire dal 4º mese e riconosceranno gli eritrociti fetali come estranei, distruggendoli. Tale reazione può essere mortale prima o dopo la nascita o portare gravi problemi al sistema nervoso del nascituro. Solitamente il feto muore tra la 25ª e la 35ª settimana, se non si interviene con l'exanguinotrasfusione. Perché il loro stesso corpo attacca i bambini che portano nel grembo, al posto di difenderli? Perché li percepisce come estranei? Tanti piccoli tasselli che ci portano a credere che forse non è del tutto infondata la teoria che fa derivare queste persone da mondi alieni, lontani da noi.

Tutto questo porta inevitabilmente una serie di implicazioni, come ad esempio il fatto che ci sia stata una qualche forma di incrocio tra la nostra specie e qualche essere vivente extraterrestre, da cui deriverebbe l’idea di un’origine semi-aliena per chi è Rh negativo. Secondo vari studiosi (Velikovsky, Sitchin, James, Biglino, Russo, Spedicato ed altri), l’intervento alieno sarebbe attribuibile alla popolazione degli Anunnaki, anticamente insediata in Mesopotamia, con l’intento di creare qui sulla Terra una specie ibrida umano-aliena per acquisire e detenere il potere, a danno degli umani standard. A sostegno di questa tesi ci sarebbe una prova inconfutabile: la netta maggioranza dei potenti e dei governanti della Terra avrebbe fattore Rh negativo. Gli “SCIENTISTI” di turno tentano di smontare queste teorie, che loro chiamano “bufale”, sostenendo che il fattore Rh è stato scientificamente scoperto solo nel 1940: dunque non esistono statistiche affidabili (ma il fatto che non siano ancora state fatte, data la scoperta relativamente recente, non significa che non possano esistere…) circa le personalità che, nel corso nella storia, hanno detenuto il potere sulla Terra. L’unica famiglia potente che certamente, almeno in tempi recenti, ha un’elevata frequenza di esponenti Rh-negativi è la stirpe reale del Regno Unito. La regina Elisabetta II, la sovrana più anziana del mondo (anni 94, 68 di Regno), ad esempio, ha gruppo sanguigno zero Rh-negativo.

In Europa c'è la massima concentrazione di appartenenti al fattore Rh negativo.

In Abruzzo, in particolare a Pescara, se ne riscontra un’alta presenza, quando a livello globale è meno del 15%.

Una popolazione che contiene una frequenza insolitamente alta del gene per il sangue RH negativo è quella BASCA della Spagna nord-orientale. I Baschi hanno la più alta incidenza del gene tra tutte le popolazioni del mondo. I Baschi parlano anche una lingua non-indoeuropea e hanno marcatori genetici che precedono l’ascesa dell’agricoltura.

Quindi, riassumendo: il fattore Rh, o Rhesus, si riferisce alla presenza di un antigene, in questo caso di una proteina, sulla superficie dei globuli rossi o eritrociti.

Chi presenta questa proteina appartiene al gruppo sanguigno Rh positivo; in assenza, all’Rh negativo (Rh-). Tutt'oggi la popolazione mondiale per l’85% possiede sangue Rh positivo, il restante 15% Rh negativo.

Quelli con il sangue Rh positivo discenderebbero "da una scimmia chiamata Macacus Rhesus”, molto probabilmente compatibile con “homo erectus".

Da dove proverrebbero coloro che hanno Rh negativo?

Per la Scienza è ancora un mistero.

Un ricercatore italiano, indipendente e fuori dalle logiche accademiche, Gianluca Sablone, ritiene che la risposta dovrebbe essere cercata a ritroso nel tempo, nei testi Suméri, di cui è studioso.

La comparsa dell’Rh negativo viene collocata dagli Antropologi a circa 35mila anni fa. C'è chi ipotizza possa risultare da una mutazione genetica, ma Sablone smentisce: “ciò che viene di sicuro ereditato da un individuo dai suoi antenati è il sangue, che non è soggetto a mutazione genetica o lo è minimamente”.

Se l'Uomo e la scimmia si sono evoluti dallo stesso antenato e tutti i primati sono Rh positivi, da dove deriva l’Rh negativo? Se gli Uomini primitivi analizzati sino ad ora risultano avere il fattore Rh positivo, da dove derivano gli Rh negativi?

“Se partiamo dal presupposto che tutti gli esseri viventi possono riprodursi con la propria specie compatibile, allora perché esistono malattie emolitiche tra Rh + e - ? Gli anticorpi della madre tendono ad eliminare il feto Rh positivo come il sistema immunitario agisce nei confronti di un virus. Ma una madre perché mai dovrebbe combattere e eliminare il suo feto? In nessun caso sul pianeta si verifica questo tra le specie, tranne nel caso di ibridazione tra cavallo e asino, dalla cui unione nasce un mulo. Ciò prova che nell'incrocio tra due specie simili, ma differenti dal punto di vista genetico, ci possano essere problemi di riproduzione”.

La scienza asserisce che si tratta di mutazione genetica, ma quale sarebbe la causa? Se si tratta di una mutazione migliorativa, perché il feto verrebbe rigettato? A chi dobbiamo attribuire questa mutazione? Si è cercato invano una spiegazione o qualcuno vorrebbe nasconderla?

Si è trascurato di considerare la possibile esistenza, e di conseguenza la relativa ricerca, dell'uomo-ibrido, cioè l’anello mancante fra il primate e “coloro” che ci avrebbero modificato.

In ogni caso, per noi, “l’affaire” Rh negativo resta un mistero. Ma probabilmente le Amministrazioni degli USA ne sapranno di più, dato che dal 1976 monitorizzano in tutto il mondo i soggetti con Rh negativo… un motivo ci sarà…

Forse consultando gli antichi scritti Suméri un giorno avremo la risposta: la ricerca dovrebbe partire dal “Testo sulla creazione della Terra”, in Suméro “Enuma Elish”…

L’Enūma eliš è un poema teogonico e cosmogonico, in lingua accadica, appartenente alla tradizione religiosa babilonese, che tratta in particolar modo del mito della creazione (la teomachìa, che diede origine al mondo come lo conosciamo) e delle imprese del dio Marduk, divinità polìade della città di Babilonia.

Bene, quanto sopra costituisce una parte della relazione che ho esposto domenica 2 febbraio 2020, nel corso dell’annuale “CONVENTION GALILEO PARMA”, che il Centro Culturale organizza a favore di Soci e Simpatizzanti. In quella data erano ancora agli albori i “rumors” inerenti il Coronavirus, per cui la mia ricerca compilativa era frutto solo di un’ipotesi intuitiva, non ancora suffragata e validata da attestazioni scientifiche. Ma siccome la Verità, come la Natura, non ha fretta, ecco che dopo qualche mese le tanto attese conferme sono puntualmente arrivate e, cosa molto importante, NON DA UNA SOLA VOCE, bensì da numerose Università, non solo italiane, che si sono avvalse di una scienza “asettica” e, quindi, assolutamente non influenzabile: la STATISTICA.

Ne elenchiamo qui alcune sintesi reperite sul WEB, con i relativi link delle fonti, riportate secondo la cronologia crescente di pubblicazione.

10 giugno 2020: “I primi risultati di un nuovo studio, che ha coinvolto 750 mila partecipanti (10 mila hanno dichiarato di aver contratto Covid-19), condotto dalla società californiana di test genetici “23andMe” di Sunnyvale, suggeriscono che chi è del gruppo 0 sembra essere meno suscettibile al Covid-19. Più specificamente, il sangue di tipo 0 può essere protettivo contro il nuovo virus. I primi risultati indicano infatti che le persone con sangue di tipo 0 hanno tra il 9 e il 18% in meno di probabilità di risultare positivi al Covid-19, rispetto agli altri partecipanti con altri gruppi sanguigni. E coloro che sono più esposti al coronavirus (come gli operatori sanitari) hanno dal 13-26% in meno di possibilità di contrarre il virus. La ricerca tende a dimostrare la suscettibilità (cioè che il gruppo 0 comporta un rischio inferiore di contrarre il virus) e non la gravità della malattia”.

FONTI:

https://www.corriere.it/salute/cardiologia/20_giugno_10/gruppo-sanguigno-coronavirus-0-protegge-davvero-piu-466d72ba-ab14-11ea-ab2d-35b3b77b559f.shtml

 

https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.05.31.20114991v1.full.pdf

18 luglio 2020: “Un nuovo studio apparso su “Annals of Hematology” rileva l’esistenza di una relazione interessante fra COVID-19 e i gruppi sanguigni. I ricercatori del Massachusetts General Hospital hanno infatti scoperto che gli individui con gruppi sanguigni B e AB Rh+ mostrano maggiori probabilità di risultare contagiati per il COVID-19, a differenza di quelli con il gruppo sanguigno 0, che mostrano probabilità più basse. I ricercatori hanno analizzato 1289 persone adulte sintomatiche dimostratesi poi positive al COVID-19. I pazienti provenivano da cinque ospedali americani ed erano stati trattati in questi istituti dal 6 marzo al 16 aprile del 2020. Quello che hanno scoperto è che sembrano esserci più probabilità di essere infettati dal virus a carico dei soggetti con gruppi sanguigni B e AB Rh+ in confronto a quelli con gruppo sanguigno 0”.

FONTE:

https://notiziescientifiche.it/covid-19-e-gruppo-sanguigno-ci-sono-collegamenti-ecco-cosa-ha-scoperto-uno-studio/

25 settembre 2020: “Le notizie su una possibile correlazione tra gruppo sanguigno e probabilità di contrarre il Covid si rincorrono. Ora si è concluso un altro importante studio, italiano, condotto dall’equipe degli Ospedali “CARLO POMA” di Mantova e del “POLICLINICO” di Pavia. Pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale “Vox Sanguinis”, i risultati dimostrano che effettivamente esiste una correlazione tra gruppo sanguigno e Coronavirus. In particolare, i soggetti di gruppo 0 avrebbero un minor rischio di ammalarsi di Covid-19, rispetto ai soggetti appartenenti agli altri gruppi sanguigni. Questo significativo riscontro è probabilmente spiegabile con la presenza negli individui di gruppo 0 di anticorpi naturali anti-A, diretti anche contro il virus SARS-CoV-2, che gli impedirebbero di infettare le cellule dell’ospite”.

FONTE:

https://quifinanza.it/innovazione/video/coronavirus-gruppo-sanguigno/418473/

18 ottobre 2020: “Secondo recenti ricerche internazionali pubblicate sulla rivista specializzata "Blood Advances" il gruppo 0 sarebbe meno vulnerabile al coronavirus. A queste conclusioni sono giunte le analisi, condotte sulle due sponde dell'Atlantico, da diversi team di scienziati, che hanno studiato popolazioni diverse. Il primo studio, realizzato in Danimarca su 7.422 cittadini positivi al coronavirus, ha osservato meno contagiati tra le persone del gruppo 0: in particolare, solo il 38.4% dei malati era del gruppo sanguigno 0. Il secondo studio viene dal Canada, dove ricercatori del “Vancouver General Hospital” hanno lavorato sui dati di poco meno di 100 pazienti di Covid-19 molto gravi. Tra i malati del gruppo A oppure AB, l'84% ha avuto bisogno del respiratore artificiale, contro il 61% di chi era dei gruppi sanguigni O oppure B”. 

FONTE:

https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/covid-il-gruppo-sanguigno-pesa-sul-rischio-contagio_24349530-202002a.shtml

20 ottobre 2020: “Vari studi, in questi mesi, hanno indagato la relazione tra gruppi sanguigni e incidenza del Sars-Covid-19. L’ultimo in ordine di tempo arriva dalla “American Society of Hematology”, pubblicato anche dal “New England Journal of Medicine”. Da tali ricerche si evincerebbe che esiste un gruppo sanguigno meno esposto al contagio da Covid-19 rispetto agli altri. I dati dello studio rivelano infatti che il numero di pazienti positivi con sangue di gruppo 0 risulta molto inferiore rispetto a quelli con sangue di tipo A, B o AB. La spiegazione di questa maggiore “resistenza” del gruppo 0 al Covid-19, secondo gli autori della ricerca, sarebbe dovuta alla presenza nel sangue di isoagglutinina, un anticorpo che impedisce al virus la penetrazione all'interno delle cellule (essendo il virus un “parassita obbligato” – n.d.r.). In tal senso si è espresso anche il dottor Piero Mozzi, laureato in Medicina presso l’Università degli studi di Parma e noto per aver portato in Italia il regime alimentare del Gruppo Sanguigno. «Ho accolto con interesse e piacere le ricerche pubblicate sulla rivista “Blood Advances” riguardo il legame tra gruppo sanguigno e Sars-Covid-19», ha dichiarato Mozzi. «Erano già apparse altre ricerche a Wu-Han, in California, in Israele e anche in Italia, per valutare la relazione tra gruppi sanguigni e incidenza del Sars-Covid-19».

FONTE:

https://www.vanityfair.it/benessere/salute-e-prevenzione/2020/10/20/positivita-covid-gruppo-sanguigno-0-puo-fare-la-differenza-gruppo-sanguigno-a-b-ab-piero-mozzi

23 ottobre 2020: “Le persone del gruppo sanguigno «0» avrebbero il 20% di rischio in meno di contrarre il virus rispetto a quelli del gruppo A e AB, per i quali il rischio è piuttosto elevato. Lo afferma Jacques Le Pendu, direttore della ricerca presso l'Università Inserm di Nantes Francia). Non è la prima volta che si osserva la correlazione tra gruppo sanguigno e Coronavirus: i ricercatori di Hong Kong l'avevano già rilevata, nel corso dell’epidemia di SARS (un altro Coronavirus a RNA, per l’85% geneticamente simile al Covid – n.d.r.) quindici anni fa”.

FONTE:

https://www.italiaoggi.it/news/covid-chi-ha-il-gruppo-sanguigno-0-rischia-il-20-in-meno-di-contagiarsi-2485790

11 novembre 2020: “A dare il proprio contributo scientifico sul tema anche un’approfondita indagine dell’Università di Torino. Da questo studio emerge una possibile correlazione tra la presenza di alcuni antigeni (HLA, il sistema genetico che regola il sistema immunitario nell’uomo) e una maggiore predisposizione all’infezione da Covid, come pure al suo peggioramento nel decorso della malattia. La ricerca è stata appena pubblicata su “Transplantation”, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo. Lo studio ha acquisito i dati sui pazienti Covid-positivi a marzo 2020 nel registro di sorveglianza epidemiologica del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. Il paniere d’indagine riguarda ben 56.304 persone, quindi una fetta piuttosto ampia”.

FONTE:

https://primanovara.it/rubriche/topnewsregionali/covid-e-gruppo-sanguigno-quali-sono-quelli-piu-colpiti-dal-virus/

15 novembre 2020: “Gruppo sanguigno zero: un alleato contro il virus".

Giorgio La Nasa, Oncoematologo cagliaritano: «Esistono numerosi studi che indicano chiaramente un'interazione del gruppo sanguigno sulla risposta all'infezione da Covid-19. Il gruppo zero è sicuramente più protettivo». Giorgio La Nasa, direttore del dipartimento Scienze mediche e Sanità pubblica dell'Università di Cagliari e della struttura complessa di Ematologia dell'Ospedale “G.Brotzu”, ci accompagna in una frontiera che può essere di grande aiuto per capire meglio il virus che ha sconvolto il mondo”

FONTE:

https://www.unionesarda.it/articolo/salute/2020/11/15/gruppo-sanguigno-zero-un-alleato-contro-il-virus-69-1083088.html

 

BIBILIOGRAFIA E APPROFONDIMENTI:


 


mercoledì 11 novembre 2020

INTERMEZZO...RIMATO

 


                                                             DOMENICA, IN GITA…


                                                            di  GIORGIO PATTERA

 

<< Domani, che bello! Dobbiamo partire!

                                    Desidero il mare, e non questa lagna;

così mi rilasso, da qui devo uscire…>>.

                              E infatti, quel dì, andammo in montagna…

Usciam di buon’ora (…verso le due):

                              alzarsi più presto… costa fatica!

<< Ci son le abitudini: a ognuno le sue…! >>.

                                 E in macchina dice: << Ma son già partita? >>.

 L’auto cammina, per ogni contrada,

                           parlando, parlando: << Sei bravo a guidare! >>.

Così non m’accorgo che c’è un’altra strada,

                                 più dritta e veloce: ma forse va al mare…!

 Alfine si giunge nel posto più ambito:

                         << Il ponte, laggiù: è romano, lo vedi? >>.

<< Mi mancan le forze, tant’è l’appetito;

                                 non penserai mica che ci vada a piedi? >>.

 << Narra leggenda che a farlo fu il Diavolo >>,

                                      (gioco la carta di nome “cultura”…):

<< Ma che Romani, che ponte del cavolo!

                                Qui, se non mangio, mi dai sepoltura! >>.

 La pace ritorna, sul verde dei prati,

                          che quasi ci tenta a far cose losche;

illusi ci siam, all’ombra appartati:

                         << Aaah – andiam via, c’è pieno di mosche! >>.

 Ma Ella non può, con l’astro calante,

                              finir la giornata senza brillare:

e come rifugio che trova il viandante,

                        in qualche bottega (eh, sì…!) deve entrare…

 Tra “polo” e sottane, vestiti e maglioni

                                 s’aggira l’esperta: un can da tartufo!

Poco le cale se rompe i “marroni”:

                             sorride ‘l commesso… (anche s’è stufo…!).

 << C’è niente per te? >>, mi rivolgo a lei:

                                  << Questa, ad esempio, è di Marina Blu!…>>.

<< Come una donna, esperto non sei:

                                 un tempo era moda, ma or non l’è più! >>.

 Ma poi soddisfatta, radiosa, felice

                           trovato ha qualcosa che odora di strenna:

<< Con questa non sbagli! >>, orgogliosa mi dice;

                                          ed esco, d’estate, in giacca di renna…!

sabato 7 novembre 2020

PTERIGIO: il “marchio” dei rapiti ?

                                                          


                                                               di GIORGIO PATTERA

Lo pterigio (dal greco Πτερύγιο pterugion” = piccola ala d’insetto) è un processo degenerativo e iperplastico della congiuntiva, caratterizzato da una duplicatura della congiuntiva bulbare che si estende sulla cornea. Il suo nome deriva dall’aspetto “ad ala d’insetto” con il quale si presenta. Colpisce generalmente soggetti adulti ed è più frequente nelle zone calde ed assolate, riscontrandosi in maggior parte fra i 37° di latitudine, a nord e a sud dell’equatore. Nella sua patogenesi sembra assumere importanza, oltre all’ereditarietà, il tipo di attività condotta dai soggetti che ne sono portatori. Pare infatti avere una maggiore incidenza negli individui sottoposti per lunghi periodi di tempo all’azione diretta degli agenti atmosferici, in particolar modo a quella dei raggi U.V. della radiazione solare ed all’ossigeno dell’aria. Per questo motivo viene anche indicata come la << malattia dei marinai e degli alpinisti >>.

All’insorgere della sintomatologia, lo pterigio (posizionato nella fessura interpalpebrale, per lo più dal lato nasale) appare macroscopicamente come un "velo" congiuntivale di forma triangolare, che si estende orizzontalmente sulla cornea. A volte può essere asintomatico, poco esteso e non avere carattere progressivo; ma spesso, anche se lentamente, tende a progredire in senso centripeto fino ad invadere il campo pupillare, causando (oltre al danno estetico) astigmatismo, diplopia ed annebbiamento del campo visivo.


   Forma classica dello pterigio



La terapia, quasi esclusivamente chirurgica, si rende necessaria quando lo pterigio abbia la tendenza alla progressione, determinando la compromissione estetica e/o funzionale. Le recidive, comunque, sono particolarmente frequenti, per cui è consigliata in fase post-operatoria l’applicazione di radiazioni con stronzio-90 ( 1350 mrem / seduta).

Fin qui recita la scienza medica. Ma che c’entra tutto questo con l’ufologia e le “abductions” in particolare?

  



Procediamo con ordine.

La casistica degli incontri ravvicinati del 3° tipo (molti dei quali, ad onor del vero, si tramutano nel 4° tipo, in base al racconto degli eventi che scaturisce dalla regressione ipnotica cui vengono sottoposti i testimoni) abbonda, fin dagli albori della “moderna” ufologia, di un particolare costantemente presente in concomitanza all’avvistamento di presunti veicoli alieni: la cosiddetta << luce solida >> o << luce coerente >>.

Per chi non avesse troppa dimestichezza con l’argomento, riportiamo a titolo informativo (dal “Dizionario di Ufologia”, di F.Ossola) la seguente definizione: << Un aspetto da collegare intimamente al problema della luminosità (intesa in senso lato) legata al fenomeno UFO è, senza dubbio, quello della “luce solida”. Si tratta di “raggi di luce” sprigionati direttamente dagli UFO e caratterizzati da una singolare peculiarità: la capacità di allungarsi ed accorciarsi a piacere, terminando in modo netto e tronco; del tutto simili, in sostanza, ad “antenne retrattili”, che restano coerenti per tutta la loro lunghezza, sia essa più o meno estesa. Rettilinei o curvilinei, presentano uno spessore vario e sono in genere molto brillanti, tanto che sovente l’occhio umano non resiste ad una lunga osservazione. All’apparenza sembrano palpabili e concreti, ma in realtà risultano comportarsi come la luce “tradizionale”, senza cioè indurre effetti “meccanici” in chi ne viene investito. Di fronte ad un ostacolo, sembrano in grado di “penetrarlo”, comparendo dall’altra parte, come se si “troncassero” e, una volta superatolo a livello molecolare, si ricostituissero al di là di esso. Si tratta d’un vero e proprio “mistero della fisica ottica”, ancora assai lontano dall’essere correttamente interpretato alla luce della nostra scienza e delle tecnologie attuali. Le ipotesi proposte a spiegazione del fenomeno, infatti, non esistono o si limitano ad assimilare la “luce solida” al raggio laser, sebbene quest’ultimo non possieda le medesime proprietà, se non in minima parte. L’enigma della “luce solida”, osservato a più riprese, è stato sempre sottovalutato (se non addirittura ignorato dalla Scienza “ufficiale”, secondo il “dogma”: non può essere, quindi non è…) e soltanto a partire dalla metà degli anni ’60 si è iniziato a prenderlo in seria considerazione…>>.

Ma ad un attento osservatore della casistica ufologica (non necessariamente relativa all’ultimo ventennio, potenzialmente “inquinato” dalle influenze mediatiche di “Bagliori nel buio”, “Intruders” e “X-Files”) non può sfuggire un particolare ricorrente nella stragrande maggioranza dei casi di I.R. di 3°/4° tipo: il colore della “luce solida”, quasi sempre bianco-azzurra e, pertanto, a indiscutibile componente ultravioletta.

A dimostrazione di quanto affermato ci limiteremo a riportare, per brevità, due casi francesi della seconda metà degli anni ’60.

- Caso n.°1 (sabato 6 maggio 1967) – Champ du Feu (Vosgi): testimone la famiglia di Raymond Schirrmann (Vigile del Fuoco), composta da quattro persone. Riassumendo: << Verso le ore 21 la famiglia Schirrmann, riunita sulla terrazza del proprio chalet, vede avvicinarsi “un enorme oggetto lenticolare, di colore scuro, che si ferma ad una ventina di metri da casa”. Ad un tratto, dalla parte inferiore dell’UFO, scaturisce una sorta di “nastro” luminoso, terminante con una “protuberanza”, che sembra voler “sondare il terreno”. La Signora Schirrmann, preoccupata, rientra in casa, ben presto seguita dagli altri componenti; al momento di aprire la finestra della cucina (rivolta verso il fenomeno) per chiudere le persiane, viene investita da un fascio di luce bluastra emanata dall’UFO. Spaventata, non fa in tempo a lanciare un grido di richiamo al marito (il “raggio di luce” dura una quindicina di secondi), che tutto si “spegne”>>.

A conferma dello sconcertante avvistamento di cui è stata involontaria protagonista, la famiglia Schirrmann assiste (l’indomani mattina, domenica 7 maggio) ad un’insolita quanto intensa attività aerea, nei cieli di Champ du Feu, da parte di velivoli “Mirage III R” appartenenti alla 33^ Squadriglia Ricognitori, di stanza a Strasburgo-Entzheim. In seguito il Signor Raymond, grazie alla sua professione, viene a sapere che la stazione radar dell’Alto Reno (che lavora d’intesa con gli aeroporti militari della regione) aveva rilevato un O.V.N.I. (Objet Volant Non Identifié) nella stessa zona, data ed ora dell’avvistamento effettuato dalla sua famiglia.

- Caso n.° 2 (21 agosto 1968) – Villiers-en-Morvan (Côte-d’Or), h.10.30–11.00: testimoni due agricoltori, M.Carré e P.Billard. << Mentre sono intenti a spigolare la segale, il primo nota una sorta di “macchia biancastra” (a forma di “losanga” o “tovaglia da pic-nic” o “foglio di giornale aperto”) che si estende sull’erba del prato, a sinistra dell’abetaia situata sulla collina di fronte, distante due km. circa. Avverte quindi P.Billard, che ha modo di osservare anch’egli lo strano fenomeno, che seguirà con lo sguardo per tutta la sua durata, con le conseguenze che poi riporteremo. Nel frattempo la “macchia”, che assume vieppiù l’aspetto d’un “corpo solido”, comincia ad “illuminarsi” progressivamente, mutando il proprio colore dapprima in azzurrognolo e poi in un blu accecante, insopportabile alla visione, come un “arco elettrico”. In seguito “l’oggetto” cambia forma, ma i due testimoni non riescono a precisare quale essa sia, a causa della difficoltà di osservazione del fenomeno, che li abbaglia. Riprendono pertanto il lavoro e dopo mezz’ora circa, agganciato al trattore un rimorchio carico di spighe, stanno per fare rientro alla fattoria. Si accorgono allora che dalla “cosa” si diparte un prolungamento luminoso, a forma di colonna, che si allunga a dismisura, come “il soffietto d’un apparecchio fotografico a lastre”. Poi, lentamente, nel corso di dieci minuti il fascio luminoso si ritrae verso la zona rettangolare biancastra all’origine del fenomeno e “rientra” in essa. Prima che scompaia del tutto, i due contadini hanno l’impressione di intravedere una specie di “disco” o “sfera grigiastra” posata sul rettangolo, ma dichiarano onestamente di non esserne sicuri, in quanto la loro vista era stata messa a dura prova dall’eccezionale luminosità del fenomeno. Da notare che P.Billard, il testimone che aveva osservato l’evolversi del fenomeno con maggiore insistenza, accuserà all’indomani seri problemi alla vista (corioretinite attinica ?), che lo costringeranno a far uso per lungo tempo di occhiali da sole.

Ci fermiamo qui, per questioni di spazio; ma potremmo continuare a lungo coi resoconti testimoniali degli IR3 segnalati a cavallo degli anni ’60 e ’70, che assumono tanto più valore se si considera che, a quell’epoca, la casistica ufologica non era ancora “inflazionata” dai casi di presunti rapimenti, che si sono via via accumulati a partire dagli anni ’80. Vale la pena ricordare, a questo proposito, che sia gli involontari protagonisti degli IR4 che gli occasionali osservatori esterni concordano nel riferire il particolare del “raggio traente di luce azzurra”, che immobilizzerebbe la persona da prelevare (inducendola in uno stato di “animazione sospesa”) e la condurrebbe all’interno del velivolo alieno. Notissimo è l’episodio occorso a Linda Napolitano (New York, 30/11/1989) e indagato da Budd Hopkins. In ogni caso, a detta dei testimoni (per la maggior parte attendibili), sia in occasione degli IR3 che durante le “abductions” un ruolo determinante sembra proprio essere sostenuto dalla luce solida, quasi sempre compresa fra i 158 e i 4.000 Å : nella banda, quindi, dell’ultravioletto.

Vediamo ora di riassumere.







L’Oftalmologia ci insegna che: radiazione ultravioletta = danni potenziali alla funzione visiva (corioretinite attinica), tanto più reversibili quanto minore è stato il tempo di esposizione alla sorgente luminosa. Al contrario, se l’esposizione (per motivi di lavoro, i marinai, o di hobby, gli alpinisti) si prolunga per molto tempo durante tutto l’arco dell’anno o addirittura per tutta la vita (per chi abita nei paesi tropicali), il soggetto può andare incontro a patologie ben più gravi (lo pterigio), anche se in quest’ultimo caso non va trascurata la familiarità. A questo punto l’ipotesi di lavoro è questa: data una persona in cui, a distanza dei cinque anni “canonici” dal presunto rapimento, comincia lentamente a riaffiorare il ricordo di eventi psicologicamente traumatici, legati a ripetuti episodi di abductions, unitamente ad esperienze oniriche ricorrenti del medesimo tenore, per di più affetta da pterigio recidivante, può essere invocata (ancorché in mancanza di assistenza a livello psicoterapeutico, mediante ipnosi regressiva) la componente della radiazione ultravioletta come causa scatenante della patologia a suo carico ?

Pur non essendo ancora stata accertata la corrispondenza tra fascio di luce blu e radiazione ultravioletta (e di conseguenza corioretinite attinica) in occasione dei fenomeni di abductions ed anche se in proposito manca un’adeguata statistica nella letteratura ufologica, è interessante ricordare che l’autrice americana Karla Turner, nel suo lavoro << Rapite dagli UFO >>, in cui esamina a fondo otto casi di presunti rapimenti a carico di altrettante donne, riporta nel quadro “Effetti sul corpo” l’irritazione agli occhi (non meglio definita) presente nel 50% dei casi, vale a dire in quattro testimoni sul totale; mentre le voci “Luci di natura sconosciuta”, sia all’interno che all’esterno dell’abitazione, ricorrono tra l’87,5 ed il 100%.

Parlavamo di familiarità: indubbiamente lo pterigio può (anche se non necessariamente) manifestarsi come espressione ereditaria. In effetti, nel caso che attualmente stiamo seguendo, la madre di Nicoletta (nome fittizio della presunta “addotta”) presenta la stessa patologia della figlia, anche se in tono decisamente minore (se non addirittura trascurabile), tanto da non avere bisogno di sottoporsi ad alcun intervento chirurgico, come invece è purtroppo successo a Nicoletta (e probabilmente si ripeterà). Tuttavia né il fratello né la sorella, immuni da incontri del 3°/4° tipo, lamentano alcunché di patologico a livello oculare, men che meno lo pterigio: questo potrebbe voler significare che il gene codificante per la malattia in oggetto quasi sicuramente non è dominante (ma recessivo) e che la manifestazione della patologia (fenotipo) non risulterebbe legata al sesso (femminile), anche se nella letteratura medica, finora, non si trova purtroppo riscontro a queste supposizioni. La chiave di lettura di tutta la vicenda, allora, potrebbe essere la seguente: l’esposizione ripetuta alla radiazione ultravioletta (che potrebbe verificarsi nel fenomeno dei “repeater”) o la permanenza prolungata in ambiente saturo di “luce” della stessa lunghezza d’onda (se si volesse considerare non utopistica la teoria secondo cui, nell’altra “dimensione”, uno dei nostri minuti corrisponderebbe ad otto ore, in base al calcolo della “sfasatura temporale” ricavata dal racconto degli addotti; cfr. il caso del Caporale Valdès: Cile, 25/04/1977) potrebbe aver bruscamente innescato, in un soggetto geneticamente predisposto come Nicoletta, l’accelerazione di quel processo degenerativo che, in assenza della stimolazione indotta dall’esterno, avrebbe avuto forse buone probabilità di rimanere allo stato latente.

Ci dispiace di non poter essere maggiormente esplicativi, ma, di fronte ad un presunto caso di “abduction” così complesso e ancor pieno di interrogativi, non ce la sentiamo proprio di sbilanciarci oltremodo, specie nel momento iniziale dell’indagine che stiamo conducendo.

Per verificare l’attendibilità o meno delle nostre intuizioni, occorrerà procedere con un protocollo di assistenza psicoterapeutica, fondato sulla tecnica ben consolidata dell’ipnosi regressiva. Questo perché, in ogni caso, il presunto addotto avverte sempre maggiore l’imperativo categorico di “sapere” ciò che gli è successo: e, dall’altra parte, noi dovremmo essere in grado di fornirgli una risposta, qualunque essa sia, purché attendibile…


BIBLIOGRAFIA

ENCICLOPEDIA MEDICA ITALIANA – U.S.E.S./Firenze, 1985

Srb/Owen/Edgar – GENETICA GENERALE – USES/Firenze, 1969

F.Ossola – DIZIONARIO ENCICLOPEDICO di UFOLOGIA – SIAD/Milano, 1981

M.Figuet/J.L.Ruchon – OVNI: Le premier dossier complet des rencontres rapprochées en France – Ed.A.Lefeuvre, 1979

H.Durrant – Les DOSSIERS des OVNI – Ed.R.Laffont, 1974

C.Garreau/R.Lavier – FACE aux EXTRA -TERRESTRES – Ed. J.P.Delarge/Paris, 1975

P.Brookesmith – UFO: the complete sightings catalogue – A.Blandford/London, 1995

K.Turner – RAPITE dagli UFO – Ed.Mediterranee/Roma, 1996           

 


domenica 1 novembre 2020

IL GIORNALE DEI MISTERI N. 552 BIMESTRALE NOVEMBRE DICEMBRE 2020

                                            IN EDICOLA IN LIBRERIA E ON LINE


I CELTI E GLI EXTRA-TERRESTRI - DI GIORGIO PATTERA DA PAG. 53

LEGGI QUA SOTTO IL SOMMARIO:



martedì 20 ottobre 2020

Campiglia, Isola del Tino e Val di Vara: un “Triangolo delle Bermuda” nel Golfo della Spezia?

 

                          Tributo all’Amico EMILIO MILAZZO, prematuramente scomparso

 


                                                    di GIORGIO PATTERA

La storia di questo triangolo di casa nostra, se così si può chiamare, inizia nel 1975. A partire da quella data, almeno sei “incidenti”, dalla dinamica che definire strana è un puro eufemismo, hanno insanguinato (è proprio il caso di dirlo: si contano otto morti e numerosi feriti) questa splendida propaggine di Lunigiana, tanto apprezzata da un nobile protagonista della cultura europea del 19° secolo, Lord Byron: e Portovenere, dove il poeta inglese soggiornò nel 1822, pare proprio trovarsi, ironia della sorte, al centro del mistero.     


                  

Si tratta solo di semplici coincidenze, travisate “ad usum delphini” dai fantastico-catastrofisti onnipresenti, proseguendo nel filone di Giovan Battista Marino, secondo il quale “...è del poeta il fin la maraviglia...”?

Eppure i dati parlano chiaro ed un innegabile alone di mistero circonda questo relativamente minuscolo triangolo, fra l’entroterra odoroso di macchia mediterranea ed uno tra i mari più belli al mondo, inserito dall'UNESCO, fin dal 1997, nell'elenco del Patrimonio Mondiale, Ambientale e Culturale dell’Umanità.

 


Alone di mistero che resta, comunque, richiamando alla mente del ricercatore curioso il parallelo con un altro, famigerato triangolo: quello delle Bermuda. Ma procediamo con ordine...

1911: sullo “Scoglio Ferale” (già il nome è un programma...), di fronte allo scalo di Schiara (Tramonti), una bianca croce ricorda la scomparsa del Tenente di Vascello Luigi Garovaglio, ivi precipitato in circostanze non del tutto chiare durante rilievi idrografici.

1937: in cima alla “Sella Derbi” (Monte Castellana), un cippo commemora gli aviatori periti in quella zona in un disastro aereo dai contorni strani, durante un volo di esercitazione; notizia, questa, passata in secondo piano, rispetto ad uno dei più eclatanti disastri nella storia dell’aviazione mondiale: il 6 maggio dello stesso anno, infatti, il dirigibile tedesco della serie “Zeppelin”, l’Hindenburg, viene distrutto dalle fiamme, mentre sta atterrando a Lakehurst, nel New Jersey.

Passando a tempi più recenti, gli anni ’90 contemplano l’incidente forse più clamoroso nella storia del “triangolo spezzino”, incidente di cui solo col recupero del SIAI MARCHETTI 250, adagiato a 30 metri di profondità ad un quarto di miglio dalla costa, proprio di fronte allo scoglio del Ferale (ancora!), si potranno dedurre le cause, tutt’ora inspiegabili. Un particolare, tuttavia, è certo: l’SOS lanciato dagli occupanti (due esperti piloti di Genova) recitava così: “Il motore si è piantato; tentiamo l’ammaraggio di fortuna”. Questa comunicazione radio fa eco a quella lanciata il 5 dicembre 1945 dal capo-squadriglia dei cinque cacciabombardieri “Avenger”, in volo d’esercitazione sul mare delle Bermuda. L’unica differenza consiste nel fatto che gli Avenger e l’idrovolante Martin Mariner, inviato alla loro ricerca, non furono mai ritrovati; mentre i piloti genovesi sono riusciti a planare sulle acque antistanti al fatidico scoglio e ad uscire dalla carlinga, prima che il velivolo si inabissasse.     



                           

Ma non è tutto.

Ritornando agli anni precedenti, troviamo che il 27 gennaio 1979 (condizioni meteo buone) precipita un “PIPER” fra Campiglia ed il Monte Castellana, sulle prime alture che dominano La Spezia ed il suo Golfo. Questa volta, purtroppo, entrambi i piloti perdono la vita; un testimone riferisce che “l’aereo, prima di schiantarsi, sfarfallava, come se si muovesse con un’intelligenza propria”.

9 agosto 1979 : un elicottero “AGUSTA BELL” dei Carabinieri di Bergamo precipita di fronte alla costa di Tramonti: nulla da fare per gli occupanti, un Capitano ed un esperto Pilota.

4 aprile 1982 : a S.Benedetto, frazione di Riccò del Golfo, si schianta in un’agghiacciante picchiata un “P 66 CHARLIE”; un morto e due feriti.




A questo punto, parafrasando l’intercalare d’un noto conduttore televisivo di qualche tempo fa, la domanda sorge spontanea: “Sì, va be’, il confronto con le Bermuda ci può anche stare: ma, correggetemi se sbaglio, nel triangolo dell’Atlantico si parla anche di presenze di UFO: e qui, dove sono?”.

Un po’ di pazienza, ché arrivano.

A CAROZZO (La Spezia) scoppia il “caso dell'umanoide volante”. In questa piccola località, frazione del capoluogo, il 17 agosto 2000 diverse persone hanno assistito alle “performances” di un essere dalle sembianze vagamente umane, che ha volteggiato nel silenzio più assoluto nel cielo della vallata, senza utilizzare apparentemente alcun tipo di attrezzature, tipo “jet pack”, parapendìo o ali in grado di sostenerlo, librandosi incredibilmente nell’aria come il “Batman” dei fumetti.

LA SPEZIA, 16 settembre 2000 - “LA NAZIONE”, edizione di La Spezia, nella pagina locale titola espressamente: «Elicottero “insegue” un UFO nel Golfo»: titolo inconsueto, davvero, per un quotidiano serio, per nulla dedito a servizi sensazionalistici...


Cos’era accaduto, quindi, il giorno precedente (venerdì 15 settembre) sul mare che ispirò la penna di Lord Byron? Trascriviamo letteralmente la cronaca:

«Caccia all’UFO nei cieli spezzini o qualche altro mistero? Dopo gli avvistamenti dell’uomo volante sulle prime alture della città (Carozzo, N.d.R., vedi sopra), ieri un oggetto misterioso (una sagoma di colore grigio, grande come un’utilitaria) è transitato nei cieli fra il centro del Golfo e l’isola del Tino. Un “qualcosa” che volava a bassa quota, inseguito da un elicottero militare, sicuramente un mezzo della Marina. Il fatto è accaduto verso le h.17, quando il cielo si è un po’ schiarito dopo aver minacciato la pioggia. Un avvistamento, condito da una sorta di caccia aerea, visibile sia da terra che dal mare, protrattasi oltre la visuale del Tino. Ma su che cosa fosse lo strano oggetto resta il mistero... Dai militari delle basi NATO limitrofe, Cadimare e Luni, nessun commento ufficiale...».

Ovviamente: perché, com’è noto, per chi porta le stellette, gli UFO non devono (e quindi non possono) esistere; ma allora, “cosa” inseguiva quell’elicottero?

FALCINELLO (Sarzana), 13 gennaio 2001 – sempre “LA NAZIONE”, in data 28 gennaio, pubblica con notevole ritardo (“...la consegna del silenzio, in paese, è durata qualche giorno...”) la notizia secondo cui alle h.02.20 di quella notte (13 gennaio) l’insistente abbaiare dei cani, in evidente stato d’agitazione, sveglia gli abitanti della piccola frazione collinare. Ai quali, affacciatisi alle finestre, si presenta un insolito spettacolo: “Dapprima un forte bagliore, molto nitido, sopra il bosco, presso il cimitero; una volta spento, è comparso uno strano oggetto sigariforme, con feritoie emananti una luce giallo-scura. E’ rimasto fermo per una quindicina di minuti, poi ha cominciato a muoversi molto lentamente verso sud; infine è sparito, come se si fosse spento...”.



           

MONTEMARCELLO (Ameglia - SP), alba del 21 giugno 2005 (solstizio d’estate): una “flottiglia” di UFO viene fotografata dal promontorio di Punta Bianca, in direzione delle Alpi Apuane (Massa-Carrara). Nell’ingrandimento del 3° “oggetto” a dx si riconosce una delle tipiche forme di UFO, descritte da vari testimoni. Curiosamente (e non senza una certa soddisfazione) riscontriamo che una tale “shape” viene annoverata nel celebre “BLUE BOOK” dell’USAF a pag.84: un elettricista statunitense, alle 08.25 del 31 luglio 1948, osservò insieme con la moglie dalle finestre di casa per circa 10 secondi un OVNI pressoché identico, che volava velocemente in linea retta da ovest ad est. Non solo: altro avvistamento similare è quello avvenuto nello Stato dell’Oregon (USA) il 22 novembre 1966, scrupolosamente esaminato da Auguste Meessen, Professore di Fisica Teorica all’Università di Lovanio (Belgio). 




Notte fra sabato 24 e domenica 25 luglio 2010, h. 03:45. In località Fiumaretta (comune di Ameglia, La Spezia), C.M. (anni 26, laurea in Scienze Giuridiche), mentre sta facendo manovra per parcheggiare l’auto in cortile, si accorge di un intenso bagliore sulla sommità di Monte Marcello. Il fenomeno desta subito la sua curiosità, in quanto la sommità del monte, che appare illuminata quasi a giorno (e che conosce bene, avendo la casa vacanze a poco più di 2 km. di distanza), non presenta né abitazioni né strade percorribili da traffico veicolare. Interrompe allora la manovra di parcheggio, esce dall’auto ed osserva attentamente quel bagliore, che definisce “forma luminosa trilobata”. Quest’ultima comincia a scendere lentamente dietro il profilo della montagna; ma, una volta scomparsa alla vista, la porzione di cielo sovrastante rimane per parecchio tempo intensamente illuminata, come se la “forma” si fosse solo spostata e continuasse a stazionare dietro il costone montuoso.




D’altronde, la ripetuta frequentazione di questa particolare zona da parte di OVNI, tanto da etichettarla “corridoio preferenziale” o “crocevia UFO”, non è certo sfuggita anche alla stampa specializzata.

Settembre 1978, Casoni (SP), h. 05.30: riportiamo le dichiarazioni rilasciate ad un militare in congedo dell’Aeronautica di Ghedi (e collaboratore esterno del CUN), durante una vacanza trascorsa nel giugno del 2006 a Palmaria, da parte d’un collega, Luogotenente dell’A.M.I. ancora in servizio, circa un evento cui aveva assistito molti anni prima e di cui non aveva mai fatto cenno né ai familiari né agli amici, nemmeno alla moglie. L’intervista al testimone è riportata integralmente su UFO Notiziario di aprile/maggio 2007.




Il militare ricorda così la sua incredibile esperienza:

“Quella mattina, prima del sorgere del sole, ero andato a caccia col cane nei boschi intorno a Casoni, una località a pochi km. da La Spezia, nel comune di Rocchetta Vara. Improvvisamente il mio sguardo fu attratto da un bagliore che scendeva rapidamente a terra, in direzione del bosco sottostante. Pensai inizialmente che fosse precipitato un aereo, ma l’assoluto silenzio circostante mi fece scartare l’ipotesi dell’incidente. Incuriosito, mi addentrai tra il fogliame per vedere meglio ed a circa 200 m. notai una grande luce bianca di forma ellissoidale, del diametro dai sette ai dieci metri, appena sollevata sulla radura che si apriva nel bosco. Tutta questa luce, tuttavia, non si rifletteva nella zona circostante e non illuminava il terreno sottostante; mentre il cane, che solitamente era abituato ad allontanarsi alla ricerca di prede, restò in silenzio, accucciato ed “attaccato” alle mie gambe, come se temesse qualcosa. All’improvviso, da quella immensa luce vidi aprirsi come una “porta”, da cui fuoriuscì un piano inclinato che si adagiò lentamente al suolo. Subito dopo ai lati di quell’apertura comparvero due “individui”, di altezza normale, che indossavano una tuta di volo con casco; si posizionarono all’entrata, l’uno di fronte all’altro, e dopo qualche istante apparve una terza figura. Questa però era vestita “normalmente”, come richiedeva una mattina di settembre (calzoni e giubbetto di colore scuro); scese quasi subito da quel piano inclinato passando in mezzo agli altri due, che lo salutarono con un cenno del capo e con una certa deferenza; quindi s’inoltrò nel bosco, mentre gli altri due rientrarono nel “velivolo”. Sono un sottufficiale anziano, tutt’ora in servizio nell’Aeronautica Militare: so riconoscere ciò che vola normalmente in cielo, ma in questo caso quella “cosa” si mostrò al di fuori di ogni possibile, logica interpretazione. Dopo alcuni istanti, il globo di luce intensa si alzò lentamente in verticale, senza emettere alcun rumore, e schizzò letteralmente via più o meno nella stessa direzione da cui era venuto circa cinque minuti prima. Sempre più incuriosito, raccolsi un po’ di coraggio e corsi immediatamente nella direzione in cui si era allontanata la terza “persona”, con l’intento di fermarla e farmi spiegare qualcosa… ma non riuscii a rintracciarla, nonostante la mia permanenza ad ispezionare il bosco fino alle h. 10.30".



                                     

Ancora: sempre “NOTIZIARIO UFO”, organo ufficiale del Centro Ufologico Nazionale, sul numero di settembre del 1979 dedicava ben quattro pagine (dalla n.° 14 alla n.° 17) all’inchiesta, condotta dalle Sedi CUN di Genova e La Spezia, sugli insoliti quanto misteriosi avvistamenti effettuati da più testimoni in Val di Vara. Fenomeni intriganti ed inspiegabili, tanto da coinvolgere nelle indagini anche le Forze dell’Ordine: i Carabinieri delle Stazioni di Varese Ligure e Sesta Godano e la Guardia Forestale. I fatti, in breve: sul Monte Gottero (m.1.639), al confine fra le province di Parma e La Spezia, la mattina di giovedì 3 maggio 1979, in condizioni meteo splendide, numerosi abitanti di S.Pietro Vara osservano, per un lasso di tempo che va dalle h.7.45 alle h.11.30, un «oggetto di forma semi-ellittica (vedi ricostruzione grafica: lunghezza asse maggiore 5 m. circa), emanante una luminosità intensissima e permanente; tale oggetto emetteva bagliori cristallini di tipo metallico, mentre, al momento di “spegnersi”, assumeva l’aspetto tondeggiante di una cupola grigio-scura». I Militari, preceduti da alcuni ragazzi del posto, compiono una marcia di due ore nei boschi per raggiungere quota 1.639, ma non trovano nulla. La cosa sarebbe finita lì, sennonché il 5 e 6 maggio (il 4 era cattivo tempo) la luminosità riprende immutata; si fa avanti allora l’ipotesi che si tratti del riflesso solare su un aereo precipitato (anche se il sole si trovava dalla parte opposta e quindi l’ipotesi della riflessione era, in primis, da scartare). Tanto che il Maresciallo Buttà, testimone oculare dello strano fenomeno, chiede l’intervento di elicotteri per ispezionare meglio le zone impervie della montagna: richiesta respinta, causa le successive condizioni meteo non idonee. Anche la stampa, in cronaca locale, concede ampio spazio alla notizia: anzi, “IL LAVORO” e “LA NAZIONE” si spingono a riportare il resoconto di alcuni testimoni (rigorosamente anonimi), secondo i quali «l’oggetto avrebbe eseguito alcune manovre, scendendo di quota ed attestandosi nella zona del Monte Pizzofreddo (m.1.518)».




21 agosto 1979, località Giustiniana di Ceparana (SP), h. 5.55:

La titolare d’un esercizio di prodotti ittici presso il Molo di La Spezia, pronta a recarsi in negozio, aprì la serranda del garage per uscire con l’auto. Dopo aver fatto salire sui sedili posteriori il cane, mise in moto la sua Mercedes ed in retromarcia uscì dall’autorimessa, percorrendo una decina di metri; poi, arrestata l’auto, scese per chiudere la porta del garage. Ritornando verso l’auto, notò (dapprima senza darvi troppo peso) che il suo spinone tedesco, agitatissimo, cercava di uscire dalla vettura, lanciandosi da una portiera all’altra con le zampe contro i finestrini, ringhiando ed abbaiando. La sua attenzione, tuttavia, ne fu momentaneamente distolta dal fatto che il marito si era dimenticato di spegnere le luci esterne, per cui si premurò di raggiungere l’interruttore delle stesse, che si trovava all’inizio della scalinata. Fatto questo, stava accingendosi a salire in macchina, quando si accorse (non senza sorpresa) che una luce ancora persisteva, ancorché un po’ più rosea: si girò, vide che le lampade del cortile risultavano spente... ma anche qualcos’altro, che la immobilizzò a fianco dell’auto col motore acceso.

A circa sei metri d’altezza, sopra le cime degli alberi del boschetto adiacente (quindi a 15 m. dal suolo e a meno di 30 metri di distanza), si librava perfettamente immobile uno strano velivolo, di forma circolare, sui 6-8 m. di diametro, di colore grigio scuro, con la parte inferiore perfettamente piatta, ma non levigata, piuttosto grezza (come porosa). Sul bordo esterno si trovavano dei grossi fori circolari (la signora ne contò nove), dai quali fuoriusciva una luminosità arancione molto intensa. Dalla parte inferiore, malgrado non si notasse alcun foro, uscivano cinque raggi di luce bianca, tipo neon, perfettamente delimitati, che però, stranamente, non illuminavano le cime degli alberi sottostanti. La parte superiore era sormontata da una cupola trasparente, dalla cui sommità si alzava un “cono”, anch’esso trasparente. Il velivolo emetteva un fastidioso ronzio, come quello causato da uno sciame di zanzare.

La signora, meravigliata ma non impaurita, mantenne la calma; anzi, mossa dalla curiosità, continuò a scrutare lo strano “oggetto”, per vedere se avesse qualche sigla o contrassegno o qualcos’altro che permettesse una possibile identificazione: e fu in quel momento che percepì la netta sensazione di essere continuamente osservata.

La teste continuò a guardare il velivolo e questi improvvisamente, aumentando il ronzio fino a farlo diventare insopportabile all’udito, compì uno scatto verso l’alto di parecchi metri, stabilizzandosi nuovamente, quindi un altro scatto ed infine un terzo. Questa fu l’ultima cosa che la testimone ricordò. Dall’inizio dell’osservazione a questo momento passarono non più di tre minuti, quindi dalle 05.55 alle 05.58.

Quando la signora riprese a ricordare, erano esattamente le 06.03, come poté constatare dal suo orologio. Vi era però un fatto sconcertante: la teste non era più ai piedi della scalinata della sua abitazione, ma seduta dentro l’auto ferma, con motore spento, parcheggiata in maniera inusitata a trenta centimetri dalla porta della chiesa di Ceparana, ad un km. o forse più dalla sua abitazione. Sui sedili posteriori il cane continuava a dibattersi e ad ululare, come se fosse stato percosso.

La signora scese dalla macchina e si appoggiò al cofano del motore: questo era freddo, assolutamente freddo come se non fosse mai stato messo in moto. Come avevano fatto, lei e l’auto, a giungere fin lì?

Durante l’inchiesta che fu immediatamente condotta, si percorse in macchina il tratto che dalla villa porta all’Aurelia e successivamente a Ceparana. Il primo tratto era in costruzione e presentava un fondo molto sconnesso, pieno di buche e sassi; per di più, era in ripida discesa, con tre curve a gomito senza protezione laterale. Pertanto lo si poteva percorrere solo a passo d’uomo (per circa 400 m.); poi iniziava l’asfalto (per altri 300 m.) e quindi altri 300 metri per arrivare alla chiesa = un Km. e forse più, che per le particolari condizioni non si poteva percorrere in così breve tempo, considerato anche che la signora guidava con prudenza.

 


Anche lo scrivente, grazie alla relativa vicinanza geografica dei predetti luoghi (40’ di autostrada) e dei giornalieri contatti con amici e colleghi ivi residenti, ha potuto verificare in un considerevole intervallo di tempo (1980 – 2010) quanto la zona in oggetto di studio sia stata costantemente interessata da fenomeni aerei anomali, per lo più riconducibili a manifestazioni UFO. Tutti questi dati, sottoposti a doverosa scrematura, sono stati assemblati e riportati sulla carta della bassa Lunigiana, ottenendo come risultante un triangolo che, pur ponendo i vertici in località diverse da quelle evocate dalla stampa locale, presenta un “cuore” perfettamente coincidente, in entrambe le costruzioni geometriche, con il Golfo di La Spezia, ove sono avvenuti, lo ricordiamo, gli “incidenti” Bermuda-simili di maggior risonanza e, quel ch’è più rilevante, di sconosciuta causa.                                                      

 



            

                                   « Non c'è istinto pari a quello del cuore »  (L. Byron)


BIBLIOGRAFIA:

PROJECT BLUE BOOK – Special Report n.° 14 – ATIC, Wright-Patterson – OHIO, 1955

Michel Bougard – Des Soucoupes Volantes aux OVNI – SOBEPS, Bruxelles 1976

C.U.N. - Notiziario UFO – settembre e dicembre 1979

C.U.N. - UFO Notiziario – aprile/maggio 2007

AA.VV. - UFO in ITALIA: LA GRANDE ONDATA (1977-1980) – C.Tedeschi, Firenze, ottobre 2007

Prof. Enrico Calzolari in “Area di Confine” - agosto 2009

C.U.N. – UFO INTERNATIONAL MAGAZINE – aprile 2018

EMILIO MILAZZO – UFO a LA SPEZIA – Amazon, 2019 (postumo, a cura del figlio)



                                                           APPENDICE N. 1

CURIOSITA’

11 novembre 1954, h. 19:45 – Isola di Ortonovo (La Spezia)

L'agricoltore Amerigo Lorenzini, di 48 anni, si accingeva a portare l'erba ai suoi dodici conigli, chiusi in una grossa gabbia posta a pochi metri da casa.

Egli abitava allora, con la moglie e due figlie di cinque e sette anni, in un vecchio fabbricato colonico, nei pressi del paese di Isola di Ortonovo, a circa quattordici chilometri a sud-est di La Spezia.

Mentre si avvicinava alla conigliera, avvertì all'improvviso, dietro di lui e in alto, uno strano rumore: come un fruscio di vento o il volo d’uno stormo di rondini. Voltatosi e sollevato lo sguardo, rimase abbagliato da un’intensa luce che poi, a poco a poco, si affievolì. Allora scorse, posato nel prato antistante, un grande oggetto a forma di «sigaro», circondato da un alone luminoso.

Il testimone rimase immobilizzato dallo stupore. Dal «sigaro», attraverso una «porticina laterale», uscirono tre esseri piccolissimi, vestiti di uno scafandro metallico che non lasciava trasparire il volto; parlavano fra loro in un linguaggio incomprensibile. Con decisione, come persone pratiche del luogo, si diressero rapidamente verso la conigliera, senza far caso al Lorenzini. Vedendoli avvicinarsi, quest'ul¬timo si scosse dallo stupore, indietreggiò un poco, poi corse in casa. Entrò, gridò alla moglie ed alle figlie di non muoversi, prese il fucile da caccia e si appostò dietro un riparo. Gli «omini» erano davanti alla conigliera: dai loro gesti, il testimone capì che avevano l'intenzione di portarsi via i conigli. Allora puntò il fucile e premette il grilletto, ma il colpo non partì. Tentò nuovamente di sparare, ma invano. Per di più, il fucile stava diventando sempre più pesante e, quindi, difficile da maneggiare; ad un certo momento dovette addirittura lasciarlo cadere a terra. A questo punto, il Lorenzini cercò di gridare, ma non riuscì a farlo. Impotente, assistette al furto dei suoi conigli (conigliera compresa), al rientro degli «omini» con il bottino nel «sigaro» ed al decollo di quest'ultimo, che si allontanò a fortissima velocità in direzione di Avenza (cioè verso sud). Solo allora il testimone riuscì a riprendere il controllo di se stesso, raccolse il fucile e sparò verso l’oggetto ormai lontano: questa volta il colpo partì regolarmente. Il Lorenzini chiamò gente, ma nessuna traccia fu trovata sul prato, nel punto dell’atterraggio; tutti poterono constatare però che la conigliera, con i dodici conigli, non c’era più.

Il Lorenzini era stimato in zona e considerato come persona molto seria e sobria.

FONTE:

AA.VV. - UFO in ITALIA: L’ONDATA del 1954 – C.Tedeschi, Firenze, 1980


                                                           APPENDICE N. 2 :




La Spezia “segreta”…

Esiste una seconda La Spezia, oltre alla città “militare” costruita dai Savoia attorno al primo arsenale navale del nuovo Regno d’Italia (a fine Ottocento), una città segreta, anch’essa militare, scavata dentro le colline del Golfo dei Poeti durante gli anni della “guerra fredda”, quando l’area spezzina era il principale polo navale della Marina. Gallerie sconosciute ancora oggi ai più, segreti che sono stati svelati dopo che sono caduti, solo di recente, i vincoli Nato. E così si è scoperto che tra i borghi periferici di Marola e Fabiano, lungo la sponda di ponente del golfo, esistono chilometriche gallerie in cui sui trovano, ancora oggi, officine specializzate, enormi generatori, sale tecniche, immensi depositi, centrali telefoniche, insomma tutto quello serve per garantire energia e funzionalità di una base militare sotto attacco, anche in caso di guerra nucleare.

Il tempo in quei cunicoli, in cui possono entrare anche i camion, si è fermato alle 17.19 di un mercoledì 22 aprile, l’anno non lo si conosce (forse il 1992), quando tutto è stato spento per l’ultima volta.

A testimoniarlo c’è un orologio meccanico bloccato su quell’istante preciso, ma per il resto è tutto lì al buio, immutato nel tempo, a ricordare che al di là di quelle porte che avrebbero dovuto resistere ad un’esplosione atomica (nelle gallerie la pressione era tenuta superiore a quella esterna per non far entrare aria contaminata), c’erano uomini che non si sarebbero arresi.

Ma l’enorme impianto dell’Acquasanta, dal nome delle località, non era l’unico. Un paio di colline dopo, sopra il promontorio di Porto Venere, c’è la Castellana, una sommità imponente sul Golfo, sulla cui cima si trova, in una vecchia fortificazione ottocentesca poi trasformata, un centro radio ancor oggi operativo.

Ma dentro il monte vi è un segreto, un’altra base, enorme pure lei, che doveva ospitare il comando in capo della Prima Divisione Navale, il cuore della flotta italiana tra gli anni cinquanta e gli ottanta. Doveva accogliere, in caso di conflitto, la centrale operativa, le comunicazioni, la sala cifra, gli uffici, i servizi e gli alloggi per tutto l’Alto Comando; ed è ancora lì, sotto novanta metri di roccia. Ed anche l’isola Palmaria, per gli esperti forse il luogo più fortificato al mondo (dal ‘400 ad oggi è ancora sede di opere militari), custodisce una sua “base in galleria”: questa era una stazione radio in grado di ascoltare anche le comunicazioni della “flotta rossa” in mezzo Mediterraneo. La scavarono sempre negli anni cinquanta, stanze su stanze nel centro dell’isola, centinaia di metri dentro la roccia; come gran parte di queste postazioni, non ebbe mai, fortunatamente, un impiego operativo.

Ma non finisce qui, perché ci sono anche enormi depositi di carburante, sempre in galleria, sotto i borghi, dietro l’arsenale militare; altre basi in cemento armato, anch’esse abbandonate dopo la fine della “guerra fredda”, in almeno altre sei località dell’area urbana della Spezia. Un progetto mai realizzato prevedeva poi di costruire anche una galleria per far entrare navi e sommergibili, con tanto di bacini di carenaggio sotto il monte, ma poi si decise di puntare ad altro, alla tecnologia.

Così, leggendo il libro “Spezia nella Guerra Fredda” (scritto dallo storico locale Stefano Danese e dal Direttore del Museo Navale Silvano Benedetti, in cui sono raccolte trecento immagini della costruzione di queste “opere fortificate”, oltre che i dati “top secret” oggi desecretati), si scopre che alla Spezia uno scienziato tedesco, Hermann Oberth, “recuperato” in fuga dai servizi segreti italiani, creò un nuovo propellente per missili (in un laboratorio segreto in zona Pagliari), utilizzato poi dagli americani per la missione NASA che portò l’uomo sulla Luna. Oppure che in un altro laboratorio misterioso, in località Punta Castagna, venne assemblato e testato il primo missile balistico per testate atomiche italiano: era il Vettore Alfa, che sarebbe poi dovuto essere imbarcato sulle navi della Marina; ma anch’esso venne “requisito” dagli americani, per i vincoli imposti dalla Nato.


I misteri del golfo spezzino in quegli anni non si fermano a questo: così nel libro si mostra il “sarchiapone”, ovvero il primo radar che poteva vedere un sommergibile immerso. Ancora oggi, su questa apparecchiatura innovativa (altra eccellenza italiana, poi “ceduta”) le leggende si sprecano; ma il primo modello è ancora nel luogo dove venne sperimentato: in una base-bunker “riservata”, sulle alture spezzine.

Mariano Alberto Vignali

FONTE : « IL SECOLO XIX », 28/10/2017

http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2017/10/28/ASkhxELK-atomica_spezia_segreta.shtml

 


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