“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

giovedì 31 dicembre 2020

CAPODANNO CELTICO: LA PORTA SEGRETA SI APRE...

 


                                                     di GIORGIO PATTERA

Le tradizioni, civili e religiose, dell’umano consesso non risultano univoche, per quanto riguarda la data in cui si celebra la ricorrenza del Capodanno. Ma non occorre spingerci, ad es., nella lontana Cina (che festeggia il Capodanno lunare in corrispondenza del novilunio, tra il 21 gennaio e il 20 febbraio) per sottolinearne la diversità: già tra le popolazioni del nostro occidente, in un passato non lontanissimo, la cultura Celtica faceva eccezione, posizionando il Capodanno nella notte fra il 31 ottobre ed il 1° novembre. Questo perché il “modus vivendi” dei Celti, imperniato principalmente in attività agricolo-pastorali, si rapportava strettamente ai cicli della Natura, alle sue regole ed alle sue esigenze. Di conseguenza, col mese di ottobre, per loro, terminava l’anno “lavorativo” e ne iniziava uno “nuovo”, previo un intervallo (l’inverno) dedicato alla quiescenza ed al rinnovo delle energie, sia di Madre Natura che dell’Uomo…


Ecco quindi comparire nel calendario celtico rinvenuto a Coligny (Francia centro-orientale) il termine SAMHAIN (o Samonios, come veniva chiamato dai celti insubri del Nord Italia), la cui etimologia deriverebbe dall'irlandese antico (= "la fine dell'estate"), mentre in gaelico significa "Novembre". ... 


E siccome per i Celti, a Novembre, con la Natura “morivano” anche gli uomini (= si interrompevano le gravose attività agricole), vediamo ora come questa antica civiltà considerava i defunti.

Secondo i Celti, a Samhain, nome celtico del Capodanno, si aprivano le porte fra il Regno dell’Al-di-qua e l’Altro-mondo. I morti risiedevano in una terra di eterna giovinezza e di felicità, molto spesso descritta come un’isola beata e si riteneva che in certe occasioni potessero soggiornare sulle colline, insieme col misterioso “Popolo Fatato”.

Nella notte di Samhain tutte le leggi dello spazio e del tempo erano sospese, permettendo agli spiriti dei morti (e talora anche dei vivi) di passare liberamente da un mondo all’altro.

Il confine invalicabile fra l’Aldiqua e l’Altromondo si faceva più sottile e cedevole, permettendo alle anime di mostrarsi o di comunicare con i viventi. Per questa ragione sono nate e si sono consolidate le celebrazioni in onore dei defunti, tradizioni giunte fino ai giorni nostri con qualche rituale che si mantiene inalterato nel tempo (ad es., accendere i “lumini” sulle tombe, anche se nessuno sa o ricorda più «perché si usa fare così»).

L’anno si rinnova…

Tradizionalmente il Capodanno Celtico si celebra a partire dal tramonto del sole, tra il 31 ottobre e il 1° novembre. Questo era il momento più solenne e importante: rappresentava il rinnovamento dell’anno, la fine e l’inizio di un ciclo in natura, nella vita quotidiana e nella sfera più intima e profonda della vita stessa, la spiritualità. Questo Capodanno segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, la notte era più lunga del giorno e l’anno nuovo si raffreddava gradualmente nella sua metà oscura e sotterranea. Samhain era chiamato anche “Trinoux Samonia”, ovvero “Tre Notti di Fine Estate” ed i festeggiamenti si protraevano quindi per tre giornate, se non addirittura per una decina di giorni.

Alla luce di quest’ultimo particolare, sembra che anche la festa di San Martino di Tours (11 novembre) sia una specie di “capo d’anno”, in quanto vi si ritrovano alcune delle connotazioni proprie del Samhain Celtico. Anticamente l’11 novembre coincideva con l’inizio d’un ciclo annuale, testimoniato non solo dall’aspetto folkloristico. Un tempo, infatti, a San Martino cominciava l’attività dei Tribunali, delle Scuole e dei Parlamenti; si tenevano le elezioni municipali; si pagavano affitti, rendite e locazioni; venivano rinnovati i contratti agrari, oppure si traslocava, tant’è vero che ancor oggi nel linguaggio popolare “fare San Martino” equivale a “traslocare”.


 L’antica “Festa dei Morti”

Molte leggende celtiche, in cui si narrano cicli epici di re ed eroi, si svolgevano nella notte di Samhain. Queste leggende si ricollegavano ai cicli di fertilità della Terra ed all'inizio del regno semestrale dell’Oscurità. Per i Celti, popolo dedito all'agricoltura e alla pastorizia, questa ricorrenza assumeva un’importanza particolarissima. La vita quotidiana cambiava radicalmente: le greggi venivano riportate giù dagli alpeggi e dai pascoli estivi; si raccoglievano le ultime mele; le coltivazioni non davano più frutti ed i campi venivano preparati per la nuova semina; le famiglie si chiudevano nelle cascine per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali, dedicate a lavori artigianali (costruzione e/o riparazione di utensili), al chiacchiericcio di storie, leggende e filastrocche.

In alcune regioni del nord Europa, in particolare nelle Highlands scozzesi, i giovani uomini percorrevano i confini delle fattorie, dopo il tramonto, tenendo in mano delle torce fiammeggianti per proteggere le famiglie dalle Fate e dalle forze malevole, libere quella notte di camminare sulla terra. Questo era il momento in cui si poteva facilmente prevedere il futuro e la sorte, una tradizione che è rimasta “impigliata” in molte usanze folkloriche.


Com’è nata l’attuale “Festa dei Morti”

Lo spiega compiutamente proprio Eraldo Baldini: «Con l’affermarsi della nuova religione cristiana, la Chiesa cercò di cancellare le antiche feste “pagane”, cioè appartenenti a religioni precedenti, non abolendole, ma appropriandosene, riconducendole nel proprio ambito e mantenendone vivi solo la data, ma in parte anche il significato. Così, per cristianizzare il Capodanno Celtico, la chiesa pose al 1° novembre la festa di Ognissanti, alla cui diffusione contribuì soprattutto Alcuino (735 – 804), l’autorevole consigliere di Carlo Magno. Qualche decennio dopo, l’imperatore Ludovico il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV (827 – 844), ispirato a sua volta dai vescovi locali, la estese a tutto il regno franco. Ma ci vollero ancora molti secoli perché il 1° novembre diventasse per tutta la Chiesa d’occidente la festa di Ognissanti: fu infatti papa Sisto IV a renderla obbligatoria nel 1475. Per non snaturare completamente le caratteristiche della “festa dei morti” dell’antico Capodanno Celtico, preso atto che comunque il popolo (e in larga parte anche il clero) continuava a conservarle, la Chiesa dedicò il giorno successivo, 2 novembre, alla Commemorazione dei defunti.

Fu Odilone di Cluny, nel 998, a ordinare ai Cenobi dipendenti dell’abbazia di celebrare l’ufficio dei defunti a partire dal vespro del primo di novembre, mentre il giorno seguente i sacerdoti avrebbero offerto al Signore l’Eucarestia “pro requie omnium defunctorum”. Il rito poi si diffuse a poco a poco al resto d’Europa, giungendo a Roma solo nel XIV secolo.

Al di là dei dati storici e degli aspetti della religiosità “ufficiale”, certo è che nel folklore europeo (e quindi anche italiano) i primi giorni di novembre hanno conservato aspetti che riportano ad un antico capodanno: per esempio, l’usanza in varie parti d’Italia di portare in regalo in quei giorni le “strenne”, per lo più costituite da dolciumi per i più piccoli. In questo caso, la tradizione vuole che i doni siano portati proprio dai defunti.


L’ospitalità agli antenati e il ristoro

Un tema fondamentale della Festa dei Morti è il rispetto e l’ospitalità nei confronti dei defunti, i nostri antenati che ritornano in questo mondo per una notte. Le anime dei trapassati devono, in quel giorno, venir confortate e placate, affinché (al pari delle divinità e del Popolo Fatato) siano propizie allo svolgersi dell'anno che ricomincia. Con il Cristianesimo, il culto popolare si muove su un piano di preghiera e di suffragio, ma nel frattempo i riflessi delle antiche tradizioni rimangono inamovibili in alcune usanze proprie a tutti i ceti sociali, dal più ricco al più povero: una di queste, sopravvissuta nel corso dei secoli, recita di porre lumini accesi sulle tombe dei propri cari. In passato, durante questa notte, anche la casa restava illuminata da una candela, che si accendeva per rendere più agevole il cammino dei defunti verso la loro antica dimora e la loro famiglia terrena. Da noi (ma anche nel resto dell’Europa) la tradizionale accoglienza si ritrova in varie usanze, ancora vive in parte nei piccoli centri, ma in gran parte completamente abbandonate. Ecco qualche esempio…

In Romagna una volta tutti si alzavano di buon’ora e i letti erano lasciati liberi per il riposo degli antenati. Si racconta che per l’occasione la massaia «cambia le lenzuola e le sceglie candide di bucato e odorose di spigo: appronta i letti per i morti della casa, che vi tornano a riposare stanchi del viaggio percorso dall’eternità». Anche nel Cremasco ci si alzava per tempo e si sprimacciavano bene i letti, perché i trapassati potessero trovarvi riposo.

Il banchetto è un’usanza registrata in molte regioni: quando arrivano in casa, i defunti devono trovare anche cibo e ristoro, così la mensa non si sparecchia e si lascia tutto pulito e ordinato.

I rituali delle offerte, della questua e dei banchetti


Ancora oggi ad Halloween i bambini, mascherati da mostri, vanno di casa in casa chiedendo un’offerta (“dolcetto o scherzetto?” si usa dire, un po’ ricalcando il “trick or treat” anglosassone). È un gioco rituale che deriva dall’antica tradizione di fare offerte ai defunti per la loro Festa (a volte i doni si lasciavano sulle tombe); in altri casi l’offerta si dava va chi li impersonava i Morti recandosi nelle case per una questua rituale. In molte zone il 1° novembre si usava fare una questua per i poveri raccogliendo per le case pane e farina, e si confezionavano dei dolci di forma particolare, detti «ossa dei morti».


In passato, a Fezzano (La Spezia), alla sera e alla mattina i bambini recitavano le preghiere insieme con i genitori e i nonni raccontavano storie e poesie paurose. Alla vigilia dei Morti, i bambini andavano di casa in casa per ricevere in dono fave, castagne bollite e fichi secchi: questi doni si chiamavano il «Ben dei morti». In Lombardia, le osterie di Bergamo e dei paesi vicini preparavano grandi pentole colme d’una speciale minestra d’orzo, che veniva caritatevolmente distribuita ai poveri. A Sellero (BS) e in Val Camonica si andava a Messa, pregando per i defunti; al ritorno si faceva una festa a base di polenta e “schelt”, un impasto fatto con farina di castagne. Si andava poi nella stalla a mangiare e a chiacchierare (si faceva “filò”), recitando il Rosario accompagnato da qualche bicchiere di “rosso” per difendersi dal freddo…


Il cibo che predice la sorte

Cibo tradizionalissimo per la ricorrenza dei Morti sono le fave: secondo gli antichi contenevano le anime dei loro trapassati ed erano sacre ai morti. Le fave, che per prime sbucavano dal terreno primaverile dopo che il seme era stato sepolto nella terra, erano il simbolo della resurrezione, già nell’antichissima credenza precristiana, il segno che le anime dei morti non perivano con il corpo. Anche oggi, in occasione delle festività dei primi di novembre, le «favette» o «fave dei morti» hanno questo arcaico e nobile significato. A Voghera e nell’Oltrepò Pavese si cantava e si mimava il gioco de “La bela vilana la pianta la fava... facendo in questa guisa», ripetendo inconsapevolmente una arcaica danza di incantesimo degli agricoltori per propiziarsi la produttività della terra.

La fava, antico ingrediente anche per i filtri delle fattucchiere è giunta attraverso i tempi con la sua carica di virtù magica al guanciale delle donne (specialmente lombarde) per predire fortuna o sfortuna domestica e nozze più o meno felici. Il rito si compie così: sotto il cuscino si pongono tre fave dentro un sacchetto, una intatta, una semi-sbucciata e una mondata. Quest’ultima sarebbe la maledetta, che predice una disgrazia o un marito spiantato, se estratta per prima al mattino.

C’è anche il rito, altrettanto celtico, dove si predice la sorte con una mela ma… ve lo racconteremo al prossimo Capodanno !

 

Fonti:

Trigallia - Il Portale delle Feste Celtiche - http://www.trigallia.com/capodanno.asp

https://www.lospazio.org/lospazio.org/Blog/Voci/2010/10/24_Samhain,_Capodanno_Celtico_Ognissanti-_Commemorazione_dei_defunti-_San_Martino-_Halloween..html

https://www.facebook.com/AlfredoCattabiani/posts/213111028860548:0





Baldini E. - “La festa di Halloween in Romagna e nella Padania: moda importata o tradizione millenaria?” - appendice a “Romagna Celtica” di A.Calvetti, Longo Editore, Ravenna, 2000.





lunedì 21 dicembre 2020

Siamo nell’Era dei Pesci o dell’Aquario?

 



dall’amico Carmine Benintende riceviamo e volentieri pubblichiamo:



La prossima congiunzione planetaria di Giove e Saturno, che avverrà il 21 dicembre 2020, giorno del solstizio d’inverno, ha fortemente acceso la “convinzione” che stiamo entrando nell’Era dell’Aquario, chiamato anche Segno dell’Aquario; convinzione che è iniziata a circolare già dagli anni 1920-1930 del millennio scorso. (A tal proposito, la parola Aquario non ha la “c” tra la A e la q perché si riferisce ad una costellazione dal nome latino e per non confonderla con l’acquario dei pesci). L’Era, chiamata anche Era Zodiacale o Era Astrologica, corrisponde al Segno Zodiacale attraversato dal Punto Vernale (Equinozio di Primavera) in uno dei dodici settori posizionati sulla fascia dell’Eclittica del percorso apparente del Sole; i dodici settori corrispondono ai nomi delle Costellazioni che si trovano in questa fascia; l’Era viene determinata sulla base del fenomeno astronomico chiamato “precessione degli equinozi” (che vedremo tra poco). Nello Zodiaco la fascia dell’Eclittica è delimitata nella sfera celeste da due ipotetici cerchi a Nord ed a Sud del piano immaginario della stessa, ad una distanza di 9 gradi (9°) a Nord e di 9° a Sud, per un valore di 18°.

Occorre fare una prima distinzione: quando mi riferisco a concetti astrologici, si parla di Segno Zodiacale, che corrisponde ad uno dei dodici settori della volta celeste in cui è suddivisa la fascia dell’Eclittica con un’estensione di 30 gradi. Quindi i 12 segni coprono il ciclo completo di 360 gradi del moto apparente del Sole in un anno, i cui nomi vanno dal Segno dell’Ariete a quello del Toro e via via fino al Segno dei Pesci. Mentre quando mi riferisco a termini astronomici, le configurazioni planetarie vengono chiamate Costellazioni, che però nella volta celeste hanno estensioni diverse: ad esempio la costellazione della Vergine copre uno spazio di poco più di 40°. Quando parliamo del Segno dell’Ariete ci si riferisce ad un termine astrologico, mentre quando paliamo di Costellazione dell’Ariete ci si riferisce ad un concetto astronomico. Il pianeta Terra, che amo chiamarla Gaia, ha diversi movimenti nel suo viaggio cosmico: la rotazione attorno al proprio asse, (alternarsi di giorno e notte), la rivoluzione attorno al Sole (che ne determina l’anno); il suo asse ha un’inclinazione di 23° 27’ (gradi e primi), che unitamente alla circumnavigazione del Sole determina le stagioni. Un altro fenomeno poco conosciuto (in relazione alla sua massa e alle sollecitazioni della rotazione della Luna ed alla gravità solare): Gaia bascula sul proprio asse (gira come una trottola), disegnando un doppio ipotetico cono.

(Cfr. immagine tratta dal sito “Cammina nel Sole”).


Questo movimento viene chiamato precessione degli equinozi crea due fenomeni: il primo che nel corso dei millenni il nord astronomico adesso indicato dalla “Stella Polare” (nella costellazione dell’Orsa o Carro Minore) in futuro il nord sarà indicato dalla Stella Vega (che si trova nella costellazione della Lira) ; il secondo è il suo retrocede rispetto al percorso delle costellazioni che vediamo apparire nei cieli; ossia retrocede dall’Ariete, ai Pesci, all’Aquario e così via, mentre il percorso del cielo  va dall’Ariete, al Toro fino ai Pesci.


Per comprendere il susseguirsi delle Ere occorre considerare un altro fondamentale concetto astronomico, ossia il momento in cui il Sole nel suo movimento apparente interseca con l’Eclittica, detto punto vernale, detto anche Punto Ỿ (gamma), che altro non è l’Equinozio di Primavera. Tenendo conto che l’asse di rotazione è inclinato di 23° e 27’ rispetto al piano Equatoriale nel corso dell’anno i punti di contatto tra i due piani immaginari avvengono il 21 di marzo, equinozio di primavera o punto vernale oppure Punto Ỿ (gamma), ed il 23 settembre, Equinozio autunnale, chiamato anche Punto Ω (omega). Nel movimento retrogrado dell’asse terrestre il Punto Ỿ (al sorgere del Sole) si sposterà di circa un grado ogni 72 anni sull’Eclittica, quindi impiegherà circa 2160 anni per percorrere un Segno Zodiacale e circa 25.920 anni per completare il giro e trovarsi al punto di partenza (chiamato anche Anno Platonico); di conseguenza ogni Era prende il nome dal Segno Zodiacale che ospita l’Equinozio di primavera.

Esistono però due ordini di problemi da risolvere, innanzitutto dal punto di vista astronomico e poi astrologico per comprendere esattamente in quale Era ci troviamo.

Il primo è individuare qual è la data esatta in cui il Punto Ỿ si trovasse nel Segno dell’Ariete o dei Pesci. Il secondo è quello di individuare una Stella di riferimento nel segno dell’Ariete o dei Pesci per determinare il  Punto Ỿ, d’altra parte sappiamo che tutti i sistemi planetari, e quindi le stelle della nostra Galassia, sono in movimento; astronomicamente è complicato (nonostante l’alto livello tecnologico) individuare la velocità delle stelle in modo esatto ed è altrettanto difficile capire qual è la loro direzione nello spazio, questi movimenti vengono determinati comunque con una certa approssimazione; diventa quindi problematico determinare quale sia il Punto Ỿ nell’ingresso del Segno dei Pesci.

Tra gli studi più seri ed approfonditi, per comprendere qual è il Punto Ỿ che stabilisce l’inizio dell’Era dei Pesci, ci sono quelli:

             di Neil Michelsen dell’American Sideral Ephemeris, di San Diego, (entrata del Punto Ỿ nel Segno dei Pesci) il 221 d.C. Questi studi erano stati ipotizzati a livello teorico da Rudolf Steiner, il quale aveva anche caratterizzato le ere dei Pesci e dell’Aquario.

             Neil Michelsen è arrivato a determinare che la retrocessione Punto Ỿ è di un grado ogni 72 anni, per cui l’Era ha una durata di 2.160 anni, e l’anno Platoniano sarà di 25.920 anni; l’ingresso nell’ Era dei Pesci è stato l’anno 215 d.C., pertanto si entrerà nell’Era dell’Aquario nel 2375.

             del Jet Propulsion Laboratory (JPL) e dell’U.S. Naval Laboratory, sulla base dei dati della UAI, porta a determinare l’inizio dell’Era dei Pesci dell’anno 221 d.C. (285 d.C.) e di conseguenza si entrerà nell’ Era dell’Aquario nel 2381.

             della UAI – Unione Astronomica Internazionale (nel 1929 ha disegnato i confini delle Costellazioni), che ha definito l’inizio dell’Era dei Pesci nel 437 d.C.  e dell’Aquario nel 2597.

             di altri studi, che danno l’inizio dell’Era dell’Aquario: nel 2600 e nel 2700; di Terry MacKinnell, nel 1447; di John Addey, nel 2621; di Palamidessi, nel 1716, ma anche nel 2597.


Come potete osservare dall’immagine qui riportata la Terrà ha un movimento antiorario attorno al Sole, mentre la retrocessione del Punto Ỿ ha un movimento orario

La precessione degli equinozi è definita con tempistiche diverse in base a studi ed osservazioni fatte in epoche diverse, chi la valuta in 25.772 anni (quindi 1° ogni 71,58 anni) chi in 25.920 anni (quindi 1° ogni 72) anni. In merito esiste uno stupendo lavoro di Robert A. Powell, nel libro “Astrologia Ermetica”.

Uno studio di Charles Dupuis, un erudito illuminista, afferma che per alcuni la nuova era inizierà nel 2150, mentre per altri è iniziata nel 2012. La Precessione degli Equinozi era conosciuta dal sistema vedico già 2.500/3.000 anni fa. Questo fenomeno viene chiamato con il termine “Ayanamsa” (dal Sanscrito ayana che significa movimento e aṃśa che vuol dire componente); detto termine lo troviamo anche nelle effemeridi occidentali e serve proprio per calcolare la precessione dei vari aspetti astrologici (vedremo tra un po’ in quale modo). “Guarda caso” gli Indiani hanno sistemi diversi per calcolare l’Ayanamsa, come il Raman Ayanamsa, il Krishnamurthy Ayanamsa, il Lahiri Ayanamsa (dal nome del duo inventore) ed il True Chtra paksha Ayanamsa. Come pure hanno una modalità diversa per calcolare le Ere che chiamano Yuga che sono quattro. (Chi volesse approfondire può leggere “la Scienza Sacra” di Swami Sri Yukteswar scritto nel 1894). Tutto ciò dimostra ancora una volta che calcolare in maniera esatta la retrogradazione del disco Zodiacale è molto complesso. La precessione degli equinozi era nota anche nel mitraismo, a cui alcuni studiosi attribuiscono la scoperta. In occidente è stato Ipparco nel II secolo a.C. ad affrontare in maniera più “scientifica” l’argomento; ma non dobbiamo dimenticare che aveva avuto contatto con i sacerdoti egiziani ed aveva consultato la biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Ricordo anche che nel 1950 anche Carl Gustav Jung si era occupato delle Ere.

Per quanto mi riguarda, faccio sempre riferimento ai primi due studi e a quelli di Powell perché molto simili tra di loro, con poca differenza nel calcolo dei periodi delle Ere, effettuati con un lavoro molto accurato.

Da dove nasce dunque la convinzione che stiamo entrando nell’Era dell’Aquario e quando dagli studi sopra richiamati entreremo nel 2.375 o 2.381? L’Astrologia tradizionale occidentale non tiene in alcun modo conto della precessione degli equinozi nel calcolo delle carte natali, o dei transiti o di altro. Per lei è come se il cielo fosse rimasto fermo, senza movimento a 2.160 anni fa, per cui ogni anno da oltre 2.600 anni l’equinozio di Primavera avviene sempre a 0° dell’Ariete, il solstizio d’estate il 22 giugno si trova a 0° dei Gemelli, l’equinozio d’autunno il 23 agosto si trova a 0° della Vergine e il solstizio d’inverno il 21 dicembre si trova a 0° del Capricorno. In modo contradditorio sostiene, da una parte che le Ere sono in movimento retrogrado, dall’altra mantiene lo Zodiaco fisso da 2.160, quindi adotta due pesi e due misure, quello che non fanno l’astrologia vedica, steineriana, karmica, ecc.

La volta celeste si muove oppure no? Penso proprio di sì, come abbiamo potuto vedere finora.

Facciamo un esempio concreto, per meglio comprendere questa affermazione, prendendo in esame il Punto vernale del 2020 e la posizione astrologica e planetaria della congiunzione Giove-Saturno, facendo riferimento alle Effemeridi della “International Edition”, edite da Aureas Editions:

Punto Ỿ Punto Solstizio Primavera del 2020 (riferito alla posizione del Sole) = 00° 00’ 04” in Ariete

Giove la 21 dicembre 2020         = 00° 06’ in Aquario

Saturno al 21 dicembre 2020      = 00° 24’ in Aquario

Il fatto che questi due pianeti siano in congiunzione proprio a 0° dell’Aquario non significa che stiamo entrando in Aquario perché chi determina l’ingresso nel Segno dell’Era è il Punto Ỿ e nessun altro pianeta anche se in congiunzione con un altro, come vediamo nelle Effemeridi tradizionali il Punto Ỿ il 21 marzo 2020 a 0° dell’Ariete. Ma se noi adesso correggiamo questi dati con il sistema Ayanamsa, che per il 2020 è di 24° 08’, in modo di usare dei termini di paragoni fondati sulla stessa unità di misura vediamo cosa succede; in sostanza alle varie coordinate sopra indicate togliamo il valore Ayanamsa ed otterremo quello che potremmo vedere nella volta celeste:

Punto Ỿ   posizione del Sole     = 00° 00’ 04” in Ariete   meno 24° e 08’ otteniamo 05° 52’ in Pesci

Giove la 21 dicembre 2020     = 00° 06’ in Aquario        meno 24° e 08’ otteniamo 05° 58’ in Capricorno

Saturno al 21 dicembre 2020    = 00° 24’ in Aquario        meno 24° e 08’ otteniamo 05° 16’ in Capricorno

Il Punto Ỿ del 21 marzo 2020 si trova ancora il Pesci a 5° e 52’ e non nell’Aquario, quindi semplicemente non siamo nell’Era dell’Aquario. Giove si trova in Capricorno e non nell’Aquario così come Saturno, e quindi la congiunzione avviene nel segno del Capricorno, come si può vedere anche dalla foto allegata.

La congiunzione di Giove Saturno avviene ogni 20 anni, ovviamente in un segno zodiacale sempre diverso a cui viene attribuita una interpretazione diversa in relazione al segno zodiacale.

L’ultima congiunzione dei due pianeti avvenuta il 21 dicembre è quella di 400 anni fa.

Il modo di considerare la precessione degli equinozi, anche per i temi natali individuali o collettivi, comporta la necessità di uscire dallo schema a cui siamo stati abituati fino ad ora. Ciò manda in fibrillazione tutti gli astrologi tradizionali, i quali si oppongono fermamente a questa impostazione, sostenendo che le caratteristiche tipiche e tradizionali dei segni corrispondono a quanto riscontrato ogni giorno nelle persone: cosa che ritengono un sistema collaudato.

Di avviso completamente diverso sono gli astrologi steineriani e vedici.

Tornando alla nostra congiunzione, non affrontiamo adesso qual è il significato di una congiunzione in un segno piuttosto che in un altro, ma posso dire (con le parole di Messhallah, uno dei padri dell’astrologia araba) che: “La congiunzione di Saturno e Giove indica grandi cambiamenti nelle sette, nei partiti e nelle religioni”: ed io aggiungo, nel sistema sociale.

Un’ultima nota curiosa: ricostruendo le varie congiunzioni dei pianeti in questione, si è calcolato che una di queste è avvenuta tra l’8 a.C. e il 4 a.C., da ciò è stato ipotizzato che i Re Magi non abbiano seguito una cometa, ma questa congiunzione molto luminosa nel cielo. Il fatto che per un periodo di tempo la “cometa non si sia vista”, sarebbe dovuto al fatto che i pianeti con il loro moto diretto e retrogrado si siano prima avvicinati, poi allontanati e poi riavvicinati per allontanarsi definitamente. Combinando queste osservazioni con gli approfondimenti storici della Galilea di quel tempo, è stato ipotizzato che Gesù Cristo sia nato nel 7 a.C.

Mi chiedo a questo punto per quale motivo gran parte del mondo New Age e di molti “challeningers” d’oltre oceano continuino ad insistere sul fatto che ci troviamo nell’Era dell’Aquario, forse bisognerebbe risalire a chi ispira questo movimento, forse i soliti “illuminati”…

Certamente tutto questo sconvolge chi pensa in modo “tradizionale”…




Carmine Savitar Benintende


FONTE ORIGINALE: 

http://www.spaziotesla.it/eividenza/1116-siamo-nell-era-dei-pesci-o-dell-aquario.html

IMMAGINI:

http://www.meteoweb.eu/2020/12/astronomia-21-dicembre-grande-congiunzione-giove-saturno/1517186/

https://camminanelsole.com/

https://astrobutterfly.com/2020/11/19/jupiter-conjunct-saturn-in-aquarius-a-new-order/

https://www.simonandthestars.it/

Altre foto:

da www.wikipedia.org

 




UN “CAPPELLO” INQUIETANTE…

di GIORGIO PATTERA   Il quotidiano “ LA GAZZETTA DI PARMA ” del 15 gennaio 1990 postava un breve ma intrigante trafiletto (integralmente r...