“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

domenica 31 gennaio 2021

ASTEROIDI &… DINOSAURI

                                                           


                                                               di GIORGIO PATTERA

L’Uomo è da sempre abituato a “dare i numeri” circa la fine del mondo. Ormai assodato che il passaggio da un millennio all’altro non è foriero di catastrofi, atte alla cancellazione del genere umano, le “Centurie” di Michel de Notredame hanno fatto nel corso dei secoli la fortuna dei sedicenti “interpretatori di quartine”, salvo poi essere clamorosamente smentiti dalla realtà.

Ma la gente dimentica presto... Solo recentemente si è passati alla retro-interpretazione delle ermetiche previsioni del veggente di Salon ed allora, manco a dirlo, l’assassinio di Kennedy, il disastro di Chernobyl, la caduta del muro di Berlino ed il crollo delle Torri Gemelle (per citarne solo alcune) si sono rivelate perfettamente calzanti. Se è per questo, già il nostro Manzoni aveva detto qualcosa in merito, circa il senno di poi... Nel ‘97 sembrava la volta buona, con l’avvento della cometa Hale-Bopp; ma la “fortuna” è consistita non tanto nel passaggio indenne (per la Terra) dell’inatteso corpo celeste, quanto (per alcuni rappresentanti dell’umanissima “arte di arrangiarsi”) nella vendita di libri e talismani sull’argomento: il “temibile influsso cometario”, naturalmente...

Ma se torniamo ai giorni nostri, non è che la storia sia cambiata più di tanto (ci sìano perdonati gli accostamenti): i Suonatori sono cambiati (da Nostradamus alla più blasonata NASA), ma la Musica (= gli Asteroidi) periodicamente ritornano. Sapevate che, dall'era dei dinosauri ad oggi, gli impatti con la Terra e la Luna da parte di questi corpi celesti, rei dell’estinzione degli ancestrali progenitori delle attuali iguane, si sono triplicati? Fortunatamente, con l'ultimo non è stato così: il 29 aprile 2020 l'asteroide numero 52768 (1998 OR2) si è limitato a "sfiorare" il nostro pianeta, passando a poco più di 6 milioni di chilometri da noi… (in scala astronomica, due corpi celesti che passano a 800.000 km. l’uno dall’altro, il doppio della distanza Terra – Luna, si ”sfiorano”; N.d.R.).

E non è finita. Un asteroide a rischio (non completamente trascurabile) d’impatto con la Terra preoccupa il mondo: si chiama 2009 JF1, ha un diametro di circa 13 metri ed è considerato uno dei principali pericoli di collisione per il nostro pianeta, come confermato anche dalla NASA, che lo ha classificato come potenzialmente pericoloso.

C'è anche una data del possibile “rendez vous” fra l'asteroide e la Terra: il 6 maggio 2022. La NASA sta monitorando il corpo celeste attraverso il sistema Sentry e calcolando il rischio di impatto con la Terra in base alla dimensione, alla velocità e all'orbita, in relazione alla distanza dal sistema solare. Nel sistema di monitoraggio elaborato dalla Nasa, 2009 JF1 è il quinto corpo celeste per rischio di impatto con la Terra. Come confermato anche dall'ESA (Ente Spaziale Europeo), c'è una possibilità su 3800 che colpisca il nostro pianeta e, ad alimentarne l'incertezza, c'è anche il fatto che questo asteroide è stato scoperto per la prima volta, appunto, nel 2009: per questo motivo non si hanno molte informazioni sulla sua orbita effettiva. La NASA ha spiegato: «Alcuni asteroidi e comete seguono orbite che li portano ad essere attratti dal Sole e, di conseguenza, vicini anche alla Terra». Se disgraziatamente uno di questi corpi celesti dovesse schiantarsi sul nostro pianeta, l'effetto dell'impatto potrebbe essere analogo a quello di un'esplosione causata dall'equivalente di 230 Kg di dinamite.

Per questo negli ultimi anni le varie agenzie spaziali in tutto il mondo sono impegnate nella pianificazione di missioni per contrastare gli asteroidi implicati in una potenziale minaccia per la Terra. Entro maggio 2021, proprio con questo scopo, la nave spaziale Dart sarà lanciata in orbita per fronteggiare Dimorphos (in greco = “dalla doppia forma”, uno degli asteroidi più pericolosi per il nostro pianeta), che sarà raggiunto nel 2022.Seguirà una seconda missione, Hera, che partirà nel 2024 ed entrerà in orbita attorno al sistema binario di Dimorphos nel 2026. L'ambizioso progetto è stato realizzato in collaborazione tra NASA ed ESA.

 


Ma la storia continua: prossimamente nel nostro quadrante entrerà APOPHIS.

E’ dal 19 giugno 2004 (data della scoperta effettuata dal “Kitt Peak National Observatory” dell’Arizona) che la NASA monitora questo ammasso roccioso di circa 300 m. di diametro e della massa di 4,6 x 1010 kg. Secondo i calcoli del sistema automatico SENTRY (programma NASA per lo studio dei NEO = Near-Earth Objects, chiamato NEODyS), il 13 aprile del 2029 un asteroide di considerevoli dimensioni, che attualmente ruota ai limiti del nostro sistema solare, potrebbe incrociare l’orbita della Terra: Apofis, dal nome greco del dio dell'Antico Egitto Ἄποφις, che significa "il Distruttore". L’eventuale impatto avrebbe conseguenze catastrofiche (variazione dell’asse di rotazione terrestre ed oscuramento della radiazione solare, causa l’innalzamento di nubi di polveri), micidiali per la sopravvivenza di ogni forma di vita sul Pianeta.

                                                  https://newton.spacedys.com/neodys/

Nulla di nuovo, se vogliamo, negli imperscrutabili disegni cosmici: qualcosa di simile, infatti, sembra essere stata la causa dell’estinzione dei Dinosauri, qualche decina di milioni di anni or sono. Ci preme sottolineare il “sembra”, in quanto le teorie più varie circa la repentina scomparsa di questi rettili giganteschi si sono avvicendate nel corso della storia della paleontologia. L’unica differenza che ora possiamo invocare rispetto a qualche decennio addietro è l’ingresso massiccio (per non dire martellante) del “dio computer” nella nostra quotidianità, per cui quel “potrebbe impattare” di cui sopra sembra obbligato a diventare “impatterà”. Augurandoci che codesta forma verbale, simile per grafia ed assonanza al cognome dello scrivente, non sia di cattivo auspicio per le sorti della nostra madre comune, non abbiamo difficoltà ad affermare che personalmente dormiremo sonni tranquilli, da qui al 2029, se, a Dio piacendo, saremo ancora a scrivere su questo blog…

E vi spieghiamo perché.

L’autorevolezza della NASA non si discute e gode da oltre sessant’anni a livello internazionale dell’incondizionata stima ed attendibilità, compresa quella del sottoscritto.

C’è però, a nostro avviso, un lato poco chiaro della vicenda. Anche nel recente passato, l’Ente Spaziale statunitense ha rilasciato dichiarazioni del genere... dopo lo “scampato pericolo”, tuttavia: << Un asteroide di notevoli dimensioni ha “sfiorato” il Pianeta, passando ad una distanza doppia rispetto a quella Terra-Luna >>. Questo per non creare allarmismi nella popolazione, ovviamente; tanto ci sarebbe poco da fare (dinosauri docent...).

Perché ora ha ritenuto di mutare comportamento? Prescindendo dal fatto che, eventualmente, si potrà sostenere che <<...anche i computer possono sbagliare...>>, dimenticando che nella fattispecie non è la macchina ad errare, ma le imperscrutabili leggi cosmiche che da sempre tutto governano, la notizia va letta “fra le righe”.


Nell’agosto del ‘96 la NASA diede ampio risalto alla scoperta di <<...tracce metaboliche riferibili a forme di vita unicellulare, in un frammento meteorico (ALH84001) di probabile provenienza marziana, precipitato in Antartide...>>. Manna dal cielo, letteralmente, per i convinti sostenitori, come il sottoscritto, dell’universalità della Vita. Peccato che, per i più attenti, lo “scoop” risaliva ad una dozzina d’anni prima ed era stato pubblicato nei bollettini scientifici “ufficiali” già da due anni. Come giustificare allora le “fanfare di Washington”? Col fatto che il Congresso stava per decidere se e quanto concedere di finanziamento al progetto << MARS MISSION >>, che doveva portare la sonda Pathfinder del JPL sul suolo del Pianeta Rosso. Per la serie: la botte piena e la moglie ubriaca non vanno d’accordo…

Se tanto mi dà tanto, nulla vieta di pensare che, anche stavolta, si cerca di ottenere uno scopo del genere.



Si tenta, cioè, il “rilancio” del tanto discusso e contrastato (per via degli altissimi costi) progetto dello “Scudo Spaziale”, i cui primi esperimenti sono iniziati tra maggio ed agosto 2020. Nato “in ritardo” rispetto agli eventi politico-economici che hanno condotto allo sfaldamento dell’URSS ed oggetto di un’intesa tra Reagan e Gorbačëv per “rivolgerlo verso l’esterno del Pianeta” (per proteggerlo da che o da “chi”? N.d.R.), ora sta cercando di “rialzare la testa”, approfittando anche dell’economia americana in difficoltà.

E quale sistema migliore, se non quello dell’impatto emozionale sull’opinione pubblica e sull’istinto di conservazione del genere umano, a livello dei suoi governanti?

Il colossal << Armageddon >> (1998, in cui la miglior fantascienza, secondo la lettura americana, può divenire realtà), insegna...

A meno che...

A meno che non si voglia dar credito ad uno dei messaggi criptati che sarebbero ìnsiti (secondo i Cereologi, gli studiosi che si occupano dei misteriosi agroglifi) nei “Crop Circles” d’oltre Manica. In quello di Longwood Warren del 1995 si riscontrerebbe, secondo i sedicenti “esperti”, la posizione dei pianeti interni alla fascia degli asteroidi, visti da un ipotetico osservatore che si trovasse a bordo d’un corpo celeste in avvicinamento al nostro sistema solare.

Questo corpo celeste potrebbe essere un frammento residuo del nucleo roccioso di una grande cometa, “catturata” dalla gravità terrestre 20.000 anni fa e che periodicamente “farebbe visita” all’orbita terrestre. È stato scoperto il 27 dicembre 2014 dal “Catalina Sky Survey”, presso la stazione Catalina, in Arizona (USA) e gli è stata conferita la definizione provvisoria di 2014 YB35. Si tratta d’un oggetto pietroso di circa 300 metri di diametro; fa parte della famiglia di asteroidi “Apollo”, un gruppo di oggetti vicini alla Terra dotati di un'orbita che l’attraversa. La sua rivoluzione attorno al Sole, a una distanza di 1,0 – 2,8  UA, impiega 2 anni e 7 mesi. 

Il prossimo “appuntamento” di YB35 con la Terra, ad una distanza di circa 3.330.000 km, sarà nel 2033, quindi nella stessa data (sempre tenendo conto delle dimensioni temporali su basi “astronomiche”) indicata sia dalla NASA che dagli sconosciuti artefici del misterioso pittogramma. Non volendo porre limiti alla Provvidenza, circa l’ipotesi che il sottoscritto fra dodici anni sia ancora “qui” a scrutare il cielo, sinceramente preferisco affidarmi alle previsioni scolpite in un campo dorato di grano maturo, tanto caro alla dea Cèrere, piuttosto che al dio-computer, soprattutto se “pilotato” dall’Uomo.

 

FONTI e RIFERIMENTI

https://www.ilmattino.it/tecnologia/aerospazio/asteroide_impatto_terra_nasa_ultime_notizie_6_gennaio_2021-5684770.html

https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Videos/2019/04/Asteroid_impact_2028_Protecting_our_planet

https://it.wikipedia.org/wiki/99942_Apophis

https://www.wired.it/scienza/spazio/2020/11/18/asteroide-apophis-impatto-terra/

https://ilbolive.unipd.it/it/news/lestinzione-dinosauri-confermata-validita

https://www.hdblog.it/curiosita/articoli/n521937/dinosauri-estinguere-asteroide-angolo-peggiore/

https://www.ilpost.it/2019/04/03/asteroide-estinzione-dinosauri-limite-kt/

https://www.wired.it/attualita/ambiente/2019/09/11/giorno-asteroide-dinosauri/

https://www.corriere.it/cronache/20_maggio_27/dinosauri-legge-murphy-l-asteroide-colpi-terra-la-peggiore-angolazione-possibile-8f1019cc-a025-11ea-8f7d-66830a0d6de9.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Cratere_di_Chicxulub

 

martedì 26 gennaio 2021

La storia incredibile d'un fatto vero...

 


              Pier Fortunato Zanfretta: l'attesa

                            documentario di Andrea Canetta

«Mentre faccio il giro di controllo a Marzano (Genova) vengo rapito, trasportato su un oggetto volante e sottoposto a delle analisi: trapassato da sei lunghi aghi di vetro, vedo distintamente il mio sangue scorrere, passare attraverso una misteriosa macchina e poi rientrare nel mio corpo. A compiere l’operazione, intorno a me, c’erano quattro esseri».

  Qual è il prezzo umano e psicologico della condivisione di una siffatta esperienza?

                        VEDI IL DOCUMENTARIO IN VERSIONE INTEGRALE QUI:

https://www.rsi.ch/la1/programmi/cultura/storie/documentari/Pier-Fortunato-Zanfretta-lattesa-13615774.html



 


sabato 23 gennaio 2021

La verità sull’«acqua di Marte»…

                  

                                       di Giorgio Pattera

MARTE, l’ultimo dei pianeti interni del Sistema solare prima della “fascia degli Asteroidi” (che gli antichi Sumèri già conoscevano e chiamavano “il braccialetto martellato”), corpo celeste gemello della nostra Terra, ma dall’atmosfera estremamente rarefatta, è da sempre al centro delle ricerche di astronomi, cosmologi ed astrofisici, circa un’intrigante questione: c’è acqua lassù? O, quanto meno, c’era un tempo?




Recentemente (ottobre 2020) si è ritornati con enfasi sull’argomento, allorché l’ecoscandaglio radar, progettato in Italia, di MARSIS (Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding, che dal 2005 orbita a bordo del satellite Mars Express), bombardando la superficie del pianeta rosso con impulsi radar e raccogliendone i riflessi, ha rilevato l’esistenza di laghi d’acqua liquida, nascosti sotto i ghiacci della calotta polare sud di Marte.

Questi laghi rimangono liquidi a causa delle concentrazioni molto elevate di sali tossici, chiamati perclorati; la stessa situazione si ritrova anche sul nostro pianeta, dove nell’Artico canadese sono stati scoperti laghi subglaciali estremamente salati e a temperature molto basse.




Ma l’intuizione, dote fondamentale per ogni ricercatore, aveva portato ad una simile conclusione già molto tempo addietro, a cominciare dall’avvento dei primi (rudimentali, rispetto agli attuali) telescopi. HERSCHEL (1780), SECCHI (1850), SCHIAPARELLI (1886), LOWELL (1894), MOREUX (1924), pur con le comprensibili limitazioni delle apparecchiature a disposizione, che diedero loro l’illusione di scambiare banali artefatti ottici con i famosi “canali di Marte”, prelusero a quella che ai giorni nostri si è rivelata una certificazione scientifica: i “canali” esistono, eccome, su Marte… anche se ora privi di flusso d’acqua. Da allora, tuttavia, i canali marziani (ed i loro ipotetici costruttori) divennero l’elemento-base d’innumerevoli produzioni di folclore e fantascienza avventurosa, circa le possibilità che il pianeta rosso potesse ospitare forme di vita senzienti.






Ma come di consueto diamo la parola alla cronaca.

Quando cessarono, il 27 settembre 1997, i contatti radio con la Terra, provenienti dalla prima esplorazione automatizzata di un altro pianeta, PATHFINDER (L’Esploratore) aveva già inviato 16.500 immagini dal lander e 550 immagini dal rover, oltre a 15 analisi di rocce, suolo, dati sui venti ed altri fenomeni atmosferici di MARTE. Questi dati fecero sospettare agli scienziati che, in qualche momento del passato, quel Pianeta potesse aver avuto un clima caldo-umido ed un'atmosfera più densa, tanto da consentire la presenza di acqua allo stato liquido.

“Mars Pathfinder”, missione scientifica della NASA, fu la prima a trasportare un rover, “Sojourner”, sul “Pianeta Rosso”. La sonda fu lanciata il 4 dicembre 1996 col vettore “Delta II” e, dopo un viaggio di 7 mesi, atterrò il 4 luglio 1997 nella “Ares Vallis” (Valle di Ares = Marte, in Greco), in una regione chiamata “Chryse Planitia” (Pianura dorata, in Greco).

Tutto questo, lo sappiamo, si può reperire sul WEB.

Ma forse non tutti sanno, o non ricordano, che già il 9 luglio 1997 (prima ancora che i dati della sonda USA fossero elaborati e diffusi) il sottoscritto aveva esposto le proprie convinzioni circa la situazione idrogeologica di Marte, nel corso di un’intervista concessa al quotidiano “GAZZETTA di PARMA”, che concludeva con questa riflessione (cito testualmente): «Se dovessero scoprire qualcosa di veramente interessante, temo che passeranno anni prima che sia resa di dominio pubblico».





Le stesse considerazioni furono in seguito confermate in numerose conferenze, tra cui ricordiamo quella svolta presso il “Circolo Culturale Maria Luigia” di PIACENZA, insieme con l’amico Elvio Fiorentini (28 nov.’97); il “Circolo Culturale Primavera” di COLLECCHIO, insieme con Marco La Rosa e Claudio Dall’Aglio (5 dic.’97); e molte altre: «L’acqua è sinonimo di Vita, quella che noi conosciamo, per cui…». 

“Quando il frutto è maturo, dall’albero cade da solo”, recita la saggezza popolare: e così è stato… Seguiamo ora gli “steps” più importanti.


Nel giugno del 2008 la missione Phoenix ha testimoniato la presenza di acqua allo stato solido sul pianeta rosso. Phoenix ha lavorato su terreni vecchi di 50.000 e forse un milione di anni, sperando di trovare prove che un tempo il clima di Marte fosse stato più caldo. Phoenix Mars Lander è stata la sesta sonda automatica sviluppata dalla NASA ad atterrare sul pianeta rosso. La missione scientifica della sonda era mappare l'ambiente marziano per verificarne la possibilità di sostenere forme di vita microbiche e per individuare l'eventuale presenza di acqua nell'ambiente. La sonda, lanciata il 4 agosto 2007 ed atterrata su Marte il 25 maggio 2008 nel “Mare Boreum”, una regione ricca di ghiaccio, ha cercato nel terreno artico eventuali tracce di acqua e microrganismi, mediante un braccio robot. La missione si è conclusa il 10 novembre 2008.

«Su Marte c’è acqua allo stato liquido»: una prima conferma giunse (finalmente!) dalla conferenza stampa della NASA di lunedì 28 settembre 2015, dopo che per anni i ricercatori avevano ipotizzato che sul pianeta ci potesse essere anche acqua liquida, oltre a quella solida, ghiacciata, ai poli. Le nuove prove sulla presenza di acqua su Marte, definite “inequivocabili” dalla stessa NASA, sono state ottenute analizzando i dati raccolti da Mars Reconnaissance Orbiter (sigla MRO), la sonda spaziale inviata verso il Pianeta Rosso nell’agosto di dieci anni prima. MRO, sonda spaziale polifunzionale lanciata il 12 agosto 2005, è stata progettata per eseguire osservazioni di Marte ad altissima risoluzione mediante lo spettrometro, uno strumento che può identificare il tipo di minerale in funzione di particolari lunghezze d’onda della luce; ha condotto la propria missione scientifica fino al novembre 2006.



I ricercatori hanno identificato i segni di minerali idratati su alcuni rilievi, dove stagionalmente sono visibili strisce scure: piccoli canali evidentemente prodotti dallo scorrere dell’acqua. Queste linee - in gergo «Rsl», «Recurring slope lineae» - sono state individuate dal satellite «Mars Reconnaissance Orbiter», che ha utilizzato la spettroscopia per analizzare le «firme» lasciate da una serie di specifici minerali, i perclorati. Si tratta di «sali idrati», che si manifestano solo in presenza di acqua: rappresentano perciò la «pistola fumante», sebbene indiretta, della presenza di acqua liquida!

Le strisce scure osservate sono rivoli stagionali di acqua salata, scavati nelle pareti rocciose della regione equatoriale del pianeta, che si formano quando la temperatura sale sopra i -23 gradi °C. Lunghi centinaia di metri e larghi cinque, cominciano ad apparire in primavera ed insistono per tutta l’estate marziana, mentre in inverno si essiccano.

«E questo cosa mi viene a significare?», si interrogherebbe Montalbano…

Che la nostra ipotesi del ’97 si stava avvalorando: ci sono voluti quasi nove anni (2006-2015) per dichiarare “ufficialmente” ciò che noi, studiosi “eretici” di Cosmologia, sostenevamo da sempre…

Non si tratta, certo, di “canali d'acqua”, frutto d’un impensabile – oggi - progetto irriguo degli abitanti di Marte, ma di “rivoli” stagionali che, una volta evaporati, residuano tracce di sali: i perclorati, per l’appunto, che costituiscono le “impronte” lasciate dall’acqua liquida.

L’annuncio della NASA è di quelli che non si scordano: la superficie di Marte evidenzia effettivamente quelle “striature” scure, riconducibili ad alvei di corsi d’acqua, che si snodano lungo le pendici dei rilievi equatoriali e che da anni fanno arrovellare gli Astronomi circa la loro origine.

 


La presenza di acqua su Marte, di per sé, non è alla fine una notizia sconvolgente, ma finora era stata rilevata solo in forma ghiacciata ai poli, in un contesto che la NASA ha sempre definito “ostile alla vita”. Ora, invece, gli scienziati dell'Agenzia Spaziale Americana avevano ammesso che “ci sono evidenze che un tempo un oceano, in alcuni punti profondo vari chilometri, copriva 1/5 della superficie del pianeta”.

"Se annunceranno d’aver trovato acqua facilmente accessibile, in forma liquida, sotto la superficie (nel “permafrost”, N.d.R.), che corrisponde ad una delle teorie che abbiamo ascoltato per anni e anni, ciò avrebbe conseguenze enormi, per la possibilità di vita sul pianeta e per la bio-sostenibilità di eventuali futuri colonizzatori umani del pianeta", ha dichiarato al Boston Herald l'ex capo della missione NASA per Marte, Doug McCuistion.

La storia della ricerca di acqua (e quindi di vita) su Marte è molto lunga (oltre 150 anni!) e costellata di osservazioni determinanti, alternate a scoperte e delusioni, che hanno condotto l’Umanità fino agli odierni risultati. 


Cosa che potrebbe portare a nuovi importanti studi circa la possibilità che sul Pianeta Rosso esista ancora qualche forma di Vita, per come noi la conosciamo. Sempre che il dio della Guerra, associato dagli antichi Romani al quarto corpo celeste interno del Sistema Solare, non l’abbia distrutta con le sue azioni aggressive… come sta succedendo, oggi, sulla Terra…

 

RIFERIMENTI:

https://www.latimes.com/archives/la-xpm-2008-nov-22-sci-mars22-story.html

https://www.corsera.it/notizia.php?id=7

https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/spazio_astronomia/2020/11/17/lacqua-di-marte-volata-via-attraverso-latmosfera-_e5c7751e-c9d8-428e-95a6-3a98e06d4ca8.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Phoenix_Mars_Lander#:~:text=Phoenix%20Mars%20Lander%20%C3%A8%20stata,presenza%20di%20acqua%20nell'ambiente.

https://it.wikipedia.org/wiki/Vita_su_Marte#:~:text=Nel%20giugno%20del%202008%20la,Marte%20fosse%20stato%20pi%C3%B9%20caldo.

“GAZZETTA di PARMA”, 9 luglio e 16 dicembre 1997

“LIBERTÀ” Piacenza, 9 dicembre 1997



mercoledì 6 gennaio 2021

LA TEORIA DELLA "MENTE ESTESA"

 



di GIORGIO PATTERA

Perché l'uomo cerca da sempre il contatto con un'entità superiore? Molteplici e contraddittorie sono state le risposte dei teologi, dei filosofi e degli psicologi, lungo i secoli.


I neurologi Andrew Newberg ed Eugene d'Aquili, dell'Università della Pennsylvania, hanno proposto una spiegazione, ad un tempo, semplice e rigorosa: la pulsione religiosa affonda le radici nella neurobiologia. Dopo lunghi studi sulla fisiologia e la funzione del cervello, i due ricercatori americani hanno esaminato con le moderne tecniche di scansione le reazioni di due differenti tipi di persone credenti, buddhisti tibetani e suore francescane. Ciò che hanno scoperto è che, durante gli stati di intensa esperienza mistica, la regione dell'encefalo posteriore viene come sottoposta a un “black-out”, così che "l'assorbimento dell'io all'interno di qualcosa di più vasto non deriva da una costruzione emotiva, ma scaturisce da eventi neurologici". E concludono: "Il cervello umano è stato geneticamente configurato per stimolare la ricerca del Sovrannaturale". Credente o non credente, chiunque intenda indagare la vera natura dell'Uomo si trova di fronte a qualcosa di nuovo, a un'originale delucidazione del cervello e delle sue attività, quando entra in gioco l'esperienza d’un Ente supremo.

I fatti:

Nel corso dell’esperimento del 1999, Newberg chiese ad un gruppo di volontari (composto da monaci buddhisti e suore cattoliche francescane) di lasciare i loro conventi e di meditare in una stanza oscura, presso l’University of Pennsylvania Hospital. Coloro che accettarono, si sedettero in una stanza illuminata da poche candele, con un pulsante in mano ed una flebo fissata nel braccio; dopodiché avrebbero iniziato a meditare o a pregare. Dopo circa un’ora, al momento in cui si stava verificando un picco di trascendenza (corrispondente al raggiungimento del culmine della meditazione o dell’ascesi mistica), i soggetti avrebbero premuto il pulsante. Questo era l’indicazione per Newberg, seduto in una stanza adiacente e collegato all’altro capo del sensore, di somministrare un liquido di contrasto attraverso la flebo. Qualche istante dopo, i soggetti partecipanti all’esperimento vennero sottoposti a fMRI (risonanza magnetica nucleare funzionale), da cui emerse che il liquido radioattivo si era localizzato in una zona del cervello, denominata “lobo parietale superiore posteriore”, che gli autori del test chiamano “area associativa dell’orientamento”, che subito i soliti “media” dissacratori chiamarono “tout court” «IL CERVELLO di DIO».



La medesima reazione venne rilevata nell’identica porzione cerebrale, sia a carico dei credenti sia dei non-credenti. L’area del cervello associata con la concentrazione, la Attention Association Area (AAA) [Area dell’Associazione e dell’Attenzione], mostrava un’accresciuta attività nei soggetti preganti, in confronto a quelli non-preganti.

Ma la scoperta che provocò la maggiore eccitazione, fu che le informazioni neurologiche dirette verso l’Orientation Association Area (OAA) [Area dell’Associazione e dell’Orientamento] si erano grandemente ridotte, o “de-afferentizzate”.

La OAA, situata in cima alla sezione posteriore del cervello, è quella parte responsabile dell’orientamento del corpo nello spazio fisico. Uno dei modi con cui tale orientamento viene determinato, è definire chiaramente i limiti del corpo di un individuo, cioè distinguere quello che è ”l’io” dal “non-io”. Se quest’area non disponesse di alcuna informazione sensoriale per svolgere il suo compito, la logica conseguenza sarebbe che l’individuo non potrebbe determinare dove finisce sé stesso e comincia il resto del mondo.

Si reputò questa mancanza del senso fisico di sé molto simile a ciò che si tramanda a proposito dell’unione mistica con il “Superiore”, senza contare della testimonianza resa dai soggetti meditanti sul loro sentirsi un “tutt’uno” con l’universo.

A questo punto è indispensabile introdurre il concetto di:

STATO ALTERATO DI COSCIENZA

Cosa s’intende, sotto il profilo neuronale e comportamentale, per “stato alterato di coscienza”? Banalmente l’interrogativo viene liquidato con la classificazione “dare di matto” o “essere fuori di testa”: e quest’ultima, anche se banalizzata in modo qualunquistico, è forse quella che si avvicina di più alla definizione scientifica della situazione…

“Andare fuori di testa”, letteralmente, dovrebbe equivalere ad “uscire” da questa: ma “uscire” cosa (impiegando impropriamente l’accezione verbale, in modo transitivo)? Nella testa cos’è racchiuso? Il cervello, che di conseguenza, fisicamente, non può espandersi, perché limitato dalla rigidità della teca cranica. Pertanto si può parlare di “espansione” solo riferendosi ad una delle innumerevoli (e non ancora tutte mappate) funzioni cerebrali, vale a dire la COSCIENZA (o consapevolezza percettiva).

In conclusione: l’espansione della coscienza. Come e quando è possibile esplicare l’espansione della coscienza? Allorché questa, spontaneamente (per dote naturale intrinseca) o mediante sollecitazioni esterne (che vedremo in seguito) “esce” da uno stato “normale” (= nella norma, cioè nel “range” standard delle osservazioni statistico-fisiologiche), per entrare in uno stato “alterato” (dal latino alter = diverso, che non è lo stesso).

«Gli stati alterati di coscienza sono chiavi di accesso per incamminarsi lungo la “trance”, cioè per trans-ire (= passare al di là della normale realtà percepita e dell'ordinario)…».

Ma che cos'è "ordinario" e, soprattutto, cos'è la "coscienza"?...

A queste domande l'Uomo ha sempre cercato delle risposte e nemmeno gli studiosi più accaniti hanno saputo dare una spiegazione. Analizzando il problema ci accorgiamo che tutto questo ha a che fare con quello che noi chiamiamo "Anima", la parte sottile della nostra esistenza che assicurerà, forse, l'eterna permanenza del nostro "Io" in qualche parte degli Universi possibili.

La coscienza e l'anima stanno dentro di noi, mescolate e intrise alla nostra "fisicità", bilocate tra il mondo fisico e quello sottile, al di qua e al di là della materia e dei mondi, tra i quali è possibile stabilire un contatto. Come? Passando “oltre”, calandoci il più possibile in noi stessi, per scoprire il paradosso della vita; l'Universo non è fuori di noi, ma dentro, ed è calandoci dentro che passeremo fuori, al di là di ogni cosa.

In ogni situazione in cui i processi che costituiscono la coscienza (come la memoria, la percezione, l'attenzione, le emozioni) non lavorano più in modo “normale”, si entra in ciò che viene definito “stato alterato dell'ordinario stato di coscienza”. Pur essendo difficile effettuare una netta distinzione tra uno stato alterato e uno stato ordinario, quest'ultimo lo si può considerare come quello stato in cui un soggetto si trova mentre svolge le normali attività della vita quotidiana, è perfettamente consapevole delle azioni che sta compiendo e si rende conto di ciò che gli accade intorno. Lo stato alterato è quello in cui il soggetto non è consapevole dell'ambiente circostante, oppure ha un controllo parziale o nullo dei suoi sensi, a tal punto da percepire in modo “diverso” le sensazioni e tutto ciò che vede o accade.

Essendo una fisiologica condizione dell'organismo, ogni individuo nel corso della propria vita può avere una o più esperienze di “stato alterato”.

In definitiva, si entra in uno stato alterato della coscienza quando si è esposti a quei meccanismi che possono “alterare” (= rendere diverso) il normale funzionamento dell'attività di tutti i processi cognitivi e che determinano, quindi, una modificazione della consapevolezza di sé e del mondo circostante.

"Solo la persona che non satura l’ignoto né con i precetti d’una Religione, qualunque essa sia, né con quelli della cosiddetta Scienza può mettersi seriamente in ascolto dei messaggi che incessantemente pervengono da oltre il confine di ciò che è noto, cercando di interpretarli e decifrarli".

In conclusione, quanto detto dovrebbe far riflettere, specialmente quelle pseudo-istituzioni che si arrogano il diritto, come se fosse tramandato loro per regale concessione, di infangare i fenomeni quantistici insiti nell’Uomo, definendoli “scherzi di natura o fenomeni da baraccone, atti ad abusare della popolare credulità…”.

 

Bibliografia

Andrew Newberg / Eugene d’Aquili - "Why God won’t go away" - 2002 


A.Newberg/E.D'Aquili/V.Rause – “Dio nel cervello”, la prova biologica della fede – Mondadori, 2002 - http://www.psychiatryonline.it/node/3867


Oscar Bettelli - “Il sentiero della conoscenza” - Università di Bologna, 2003



G.Pattera in: “ARCHEOMISTERI” – Giugno 2015


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