“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

giovedì 11 giugno 2020

Il misterioso «BESTIARIO» del Duomo di Berceto (PR)


di GIORGIO PATTERA

Berceto, noto centro di villeggiatura estiva, è un grazioso paese dell’Appennino parmense, situato a 852 m. sl/m, lungo quell’antico percorso, carico di storia e di cultura, che va sotto il nome di “STRADA ROMEA”.

Quest’ultima rappresentava, nella civiltà dell’Occidente medievale, un itinerario di fondamentale importanza dal punto di vista sociale, politico ed economico, nonché la più significativa via di comunicazione terrestre fra il nord Europa e le mete predilette da pellegrini e penitenti, in cerca dell’indulgenza papale.


Attraverso il Monginevro e il Moncenisio, il Gran S.Bernardo e il Brennero, i “VIATORES”, inconfondibili nel cappello a larga tesa, nell’emblema con la conchiglia di S.Giacomo, la mantellina sulle spalle, borraccia e tascapane in cintola, la croce votiva, le sette chiavi delle Basiliche romane, il lasciapassare episcopale e l’immancabile “bordone” stretto in pugno, scendevano nella pianura padana diretti, per l’appunto, a Roma. Molti proseguivano fino a S.Michele sul Gargano, uno dei tradizionali porti pugliesi dai quali imbarcarsi per la Terrasanta.

Il toponimo BERCETO sembra derivare dal latino “QUERCETUM” (= querceto, località ricca di querce), anche se la trasformazione di qu in b risulta piuttosto rara. Altra ipotesi vuole che il medievale Bercetum derivi da “BERUSETI”, citato nella “Tabula Alimentaria” di età traianea (II sec.d.C.) scoperta a Velleia, nel piacentino.

Questo rilevante centro montano, già noto in epoca romana, vive nell’alto Medioevo complesse vicende politiche e religiose, che ne fanno un importante borgo strategico, oggetto di costanti opere di fortificazione. Agli inizi dell’ottavo secolo, come ci tramanda Paolo Diacono nell’ “Historia Langobardorum”, il re Liutprando, per ringraziare Dio della vittoria riportata sui suoi nemici, fa dono della locale abbazia a Moderanno, vescovo di Rennes. Questi, mentre si trova in viaggio per consegnare le reliquie di San Remigio a Roma, è protagonista di un miracolo nei pressi del Monte Bardone (Mons Langobardorum): sul fondo di un’ardua costa, che ancor oggi porta il nome di “Ripa Santa”, fa scaturire una fonte d’acqua purissima, tutt’ora molto apprezzata dagli abitanti del circondario.
E’ sempre Moderanno a farsi artefice dello sviluppo e dell’ampliamento del complesso monastico bercetese, ove termina la sua esistenza terrena nell’anno 730; in seguito verrà canonizzato per volontà popolare.

Delle antiche strutture abbaziali resta solo la Pieve (oggi Duomo), calata nel mezzo delle vecchie case in pietra, a ricordo di quella vetusta atmosfera in cui la Chiesa era il centro della vita quotidiana ed il luogo di convegno dei pellegrini. L’edificio è stato ampiamente rimaneggiato in varie epoche, a causa dei danni provocati da guerre e terremoti (l’ultimo risale al 1983), ma conserva ugualmente importanti testimonianze del periodo romanico, unitamente a simbologie del tutto particolari. Osservando la pianta della Chiesa, ad esempio, balza subito all’occhio una curiosità: l’andamento del Coro non è in asse con la navata, ma risulta inclinato verso nord. E’ tradizione che ciò voglia raffigurare l’«inclinato capite» (Joan. XIX, 30) di Gesù al momento di spirare; particolare, questo, ripetuto in altri templi di epoca romanica.


Ciò che maggiormente desta interesse è tuttavia il portale centrale, sovrastato da una lunetta raffigurante la Crocifissione, nel momento in cui il legionario romano Longino trapassa con un colpo di lancia il costato di Cristo, mentre un fanciullo raccoglie in una coppa il sangue che ne sgorga. Nell’architrave sottostante sono scolpite figure umane e campeggia inoltre un misterioso “bestiario”, di squisito gusto pre-antelamico (il “Magister Benedictus”), i cui simboli arcani sembrano sfuggire ad ogni possibile interpretazione.


Tra le varie ipotesi, tutt’ora in discussione, quella più attendibile sembra individuare, nelle fantastiche raffigurazioni animalesche, la simbologia dei principali vizi umani: i “sette vizi capitali” (o i “falsi profeti”?), insieme con l’eresia, simboleggiata al centro dall’asino che suona la cetra = “l’asino musicante”. La lettura tuttavia non è semplice, in quanto la sensibilità a decifrare una simbologia di tal genere è venuta meno nella cultura moderna.


Il fardello del peccato viene reso con una serie di figure, ricavate nell’arenaria dell’architrave: partendo da sx, si nota un GRIFO (che rappresenta L’AVARIZIA); poi la LONZA (è il simbolo della LUSSURIA); viene ancora quello dell’INVIDIA e di seguito quello della SUPERBIA e dell’IRA; da ultime sono raffigurate l’ACCIDIA e la GOLA.

Le cariatidi poste a sostegno dell’architrave raffigurano con efficacia lo sforzo dell’Uomo nella fatica ed il suo abbandono nel dolore. Da notare, scolpita sulle colonne prossimali al portale, una duplice iconografia che sottende un profondo significato allegorico. A sx il serpente, simbolo del peccato per la Cristianità, vuol indicare la condizione del penitente al momento del suo ingresso nell’ “ecclesìa” (= assemblea), mentre a dx la fiaccola, emblema della luce derivante dalla Grazia divina, accompagna il Cristiano dall’uscita del Tempio fino al ricongiungimento con Dio. In altre parole: “Entri per pregare, esci per amare”.

Concludiamo questa breve descrizione di una delle più significative espressioni dell’arte romanica della provincia di Parma con l’auspicio che il Duomo di Berceto possa continuare a rendere imperitura testimonianza di un evento straordinario: l’incontro fra un Vescovo pellegrino ed un Re vincitore.




BIBLIOGRAFIA


Bertozzi Don Giuseppe - BERCETO E IL SUO DUOMO - Edit.Tipogr.Benedettina - Parma, 1993

Vittorio Innocenti Gabrielli - “Berceto sulla strada dei pellegrinaggi”, in <<PER LA VAL BAGANZA>> Tipolitotecnica Edit. - Sala B., 1991

Borelli Dr.Paolo - MONTE BARDONE: sulla via dei Pellegrini - Tecnografica (PR)

Basteri Maria Cristina - LA VIA FRANCIGENA nel territorio parmense - PPS Edit. - Parma, 1996





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