“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

domenica 25 giugno 2023

UN “CAPPELLO” INQUIETANTE…


di GIORGIO PATTERA

 Il quotidiano “LA GAZZETTA DI PARMA” del 15 gennaio 1990 postava un breve ma intrigante trafiletto (integralmente riportato)che immediatamente convinse il mio istinto di ricercatore ad andare fino in fondo alla vicenda. Ma, com’è noto, si fa come si può e non come si vorrebbe… per cui, da quell’anno per me contrassegnato da un impegnativo trasloco, in poi, di rimando in rimando, si è giunti alla fatidica data della pensione… periodo dove, di solito, si lavora più di quando si è in servizio… Stavo per buttarmi sulle tracce del misterioso “cappello” (che tuttavia di cappello, a parer mio,ha ben poco…), allorché il “Caronte” che avrebbe potuto traghettarmi alla scoperta del significato del reperto misterioso, ahimè, il 31 dicembre 2013 fu richiamato alla Casa del Padre, nel senso più consono della locuzione. Don Amos Aimi, infatti, Canonico della Cattedrale di Fidenza, nonché Storiografo,esperto di Archeologia religiosa ed autore di numerose opere sulla storia di Borgo San Donnino (antico nome di Fidenza), ha lasciato questa dimensione in tale data…



Pertanto la nostra ricerca si è bruscamente interrotta e si deve limitare ai dati faticosamente raccolti ed alle interpretazioni personali del sottoscritto, alla luce di quella “Storia dell’Arte” attinta ai tempi del Liceo Classico.



L’articolo di giornale termina con la classica dicitura “… si presume che la pietra sia andata successivamente smarrita…”, che alle nostre orecchie suona molto simile (come nel caso di quei reperti archeologici “scomodi”,che non si sa come inquadrare) alla sbrigativa e riduttiva etichettatura di “oggetti di culto”, quando addirittura non vengono esposti al pubblico, ma accatastati alla rinfusa in polverosi ed oscuri ripostigli.




Fotografata in laboratorio ed ingrandita l’immagine riprodotta sul quotidiano, con buona pazienza si è riusciti a recuperare l’annotazione olografa dello studioso e storico fidentino Domenico Antonini, il quale, dopo aver constatato “de visu” l’insolito reperto, in una sua memoria recita testualmente:

“In tempo che si facevano li fondamenti dei pilastri che sustengonola Terrazza che è tra il giardino ed il Cortile del Vescovato di Borgo S.Donnino (e fu allora vescovo Monsignor Gerolamo Bajardi) corse voce che si trovava del frumento nero in detti fondamenti, … mi portò a vedere come infatti nel fondamento, che si faceva nel giardino verso la porta del Cortile, a mano diritta all’altezza di circa quattro brazza cavavano del frumento nero, che vi era alto quattro dita, e poi dopo il frumento venivano (…?) della terra, e in questa terra vi si trovò un pezzo di marmo rosso simile al marmo de Verona rappresentante un mezzo capello su l’idea, che qui sopra si vedeva segnato.

Firmato:Io Domenico Antonini attesto d’aver veduto il detto capello”.

(Nota in calce al documento: “Questo sig. Antonini vive tuttora più che ottuagenario in questa città di S.Donnino: io attesto Angelo Riccardi questo giorno 4 giugno 1839”).

Certificata quindi la reale esistenza, “illo tempore”, del suddetto ritrovamento, ci incamminiamo ora nell’arduo tentativo di attribuirgli un significato, plausibile sì, ma scevro da preconcetti che, nella storia dell’Archeologia, come detto, si sprecano.

Cosa poteva rappresentare? Potremmo subito scartare l’ipotesi di un frammento, facente parte integrante (a mo’ di “aureola”) di una statua raffigurante un Santo: si trovava infatti sepolto fra “… quattro dita di frumento e della terra…”, senza la minima traccia del “tronco” statuario o di altri dettagli, atti a risalire all’identità dell’ipotetico Santo. 

Ma anche la più semplice (e scontata, trovandosi in ambiente ecclesiastico…) identificazione in un banale “cappello da prete”, in uso tanto allora come oggi, lascia il tempo che trova. A favore di ciò sta la particolare foggia delle tese, molto spesse, ricurve verso il basso e delimitanti l’alloggiamento, decisamente minuscolo, per il cranio di chi lo indossa…



Anche l’ipotesi di “acquasantiera” o “fonte battesimale”, se osservato capovolto, non regge, in assenza di traccia del supporto d’appoggio, oltre al fatto della sproporzione fra i bordi del bacile e la concavità destinata a contenere il liquido.

Qualcuno (e qui ci aspettiamo le critiche…) potrebbe assimilarlo ad un particolare del dipinto di Paolo Uccello,“LA TEBAIDE”. L’opera raffigura scene di vita monastica, in cui si osservano la Vergine, San Bernardo e un gruppo di Monaci che offrono un sacrificio al Crocifisso. Al centro vi è una grotta, con San Girolamo assorto in preghiera, innanzi ad un altro crocifisso. Ancora più in alto, San Francesco riceve le stimmate.






“Ma quello che interessa maggiormente è un oggetto discoidale, sormontato da una cupola centrale. Esso è di colore rosso, per cui risalta cromaticamente rispetto allo sfondo scuro. II movimento dinamico di tale corpoè magistralmente reso dall’artista per mezzo di piccoli tratti, anch’essi di colore rosso vivo, simili ad una “U” molto stretta, che rendono l’effetto di una virata repentina dell’oggetto in questione”, scrisse a suo tempo Umberto Telarico. In altre parole, il particolare mostrerebbe, secondo gli Ufologi, quello che apparentemente sembra un “disco volante”,con tanto di sbuffo che fuoriesce dalla parte posteriore, a indicarne il movimento. Per gli appassionati, è chiara la rassomiglianza dell’oggetto con un “moderno UFO”, tipo quello fotografato nel luglio del 1952 nel New Jersey (cfr. foto).


Invece, per chi mastica un po’di storia dell’arte cristiana, non è difficile riconoscere in quell’oggetto un “cappello da cardinale”(danotare i cordoni con i fiocchi): infatti il personaggio inginocchiato è San Gerolamo, il quale, secondo la tradizione, divenne eremita dopo aver rinunciato alla carica ecclesiastica, per l’appunto, del cardinalato.

 


E allora? Come sempre, la Verità assoluta non è di questo mondo, ma nella fattispecie potrebbe stare “nel mezzo”… Vale a dire? All’epoca cui si fa risalire l’enigmatico reperto, non esistevano le fotocamere, per cui si poteva raffigurare la realtà solo mediante il disegno, la pittura o la scultura, gli equivalenti delle attuali fotografie. Pertanto non è utopistico azzardare l’ipotesi che il “cappello da prete” sia stato in effetti la trasposizione in una lastra di marmo rosso di Verona di un “qualcosa” osservato dall’ignoto artista: una “copia dal vero”, insomma… Così come si trovano descrizioni e ricostruzioni grafiche di “CLYPEI ARDENTES, TRABES IGNITIAE, DISCOIDES, FAX ARDENS, CHASMA, DOLIUM”negli antichi testi di Seneca, Licostene, Giulio Ossequente, Tito Livio, Cicerone, Virgilio, Plinio il Vecchio, Lucrezio, fino ad arrivare a Benvenuto Cellini.

Ma restiamo disponibili a valutare ogni altra interpretazione: le più grandi scoperte scientifiche sono avvenute per caso, ma riconosciute come tali solo dalle menti aperte e prive di preconcetti.


BIBLIOGRAFIA

ARCHIVIO della CANCELLERIA della CURIA VESCOVILE di FIDENZA (PR)

Don Andrea Ghiozzi – CONTROVERSIE ARCHEOLOGICHE PATRIE – Borgo San Donnino, 1843; pag.152

A.Micheli -  MEMORIE STORICHE sulla FONDAZIONE della CITTA’ di GIULIA FIDENZA – Borgo San Donnino, 1840; pag. 27

 A.Aimi/A.Copelli – STORIA di FIDENZA – Parma, 1982

Tito Livio – ANNALES (Ab Urbe Còndita Libri) – XXI/XXII

Cicerone – DE DIVINATIONE – libro I

 Licòstene – CHRONICON PRODIGIORUM

 Sèneca – NATURALES QUAESTIONES – libro VII

 Lucrezio – DE RERUM NATURA

Giulio Ossequente – IL LIBRO dei PRODIGI

Virgilio – ENEIDE – libri VIII e IX

Plinio il Vecchio – NATURALIS HISTORIA

Benvenuto Cellini – LA VITA – Napoli, 1728

domenica 4 giugno 2023

RETROSPETTIVA U.F.O. – 1975 L’incredibile “balletto” di luci-smeraldo sull’Aeroporto di Decimomannu

  

                                                            di Giorgio Pattera

Rendo pubblica, affinché non se ne perda la memoria storica, questa “confessione” (anche se tardiva), ricevuta da un conoscente, persona della quale garantisco la massima affidabilità. Gli eventi in oggetto, condivisi solo col sottoscritto, noto al testimone come “addetto ai lavori”, sono alquanto datati, ma comunque minuziosamente dettagliati e di notevole interesse ufologico, oltreché confermati in parte mediante l’incrocio dei dati contenuti nella casistica del C.U.N., di cui sono tuttora Consulente Scientifico. 

Aprile 1975, tra le 01:00 e le 03:00 della notte. Come anticipato per telefono, riguardo al mio piccolo "segreto" (che desidero rimanga confidenziale, almeno per ora), gli oggetti avvistati a Decimomannu erano due, durante un turno di guardia alla pista della base RSSTA-NATO (Reparto Sperimentale e di Standardizzazione Tiro Aereo).




Si presentarono In formazione appaiata, con luce verde-smeraldo molto intensa e brillante ed un alone "come sfaccettato" a stella, nitido, privo di sfumature “annebbiate” e di scia. Magari le sfaccettature erano effetti dovuti alla dilatazione notturna delle pupille, anche se (o giusto perché) la vista era eccellente (a quell’età) e già da ore adeguata alla visione al buio.



Le comparazioni dimensionali, che già avevo fatto allora, erano state fra un DC10 ed il più grande 747 (il “Jumbo” di allora), non molto dissimili tra loro e difficilmente distinguibili alle quote di c.a. 9.000/10.000 m, che si “intravvedevano” come puntini, di tanto in tanto, nelle giornate limpide. Era però impossibile, in ogni modo, poter determinare esattamente le dimensioni di quegli oggetti, causa la luce emanata ed i nuclei non ben definibili. I quali, per quanto piccoli potessero essere, avevano dimensioni sicuramente considerevoli, almeno una decina di volte un Jumbo visto da terra (considerati i 9-10 km di quota), quindi 100 volte se a quota 100 km e via di seguito (tutto inteso molto sommariamente e, per di più, in base a quanto potuto “registrare” in pochi secondi). Per paragone, la circonferenza della “luce stelliforme” che si stagliava nettamente nel cielo (anche se piuttosto frastagliata) era almeno un centinaio di volte quella d’un aereo ad alta quota.

Se l'arco visibile di un oggetto (in teoria, dipendente da vari fattori) a 10 km di altezza è pari a circa 700 km da un punto sull’orizzonte fino all’orizzonte contrapposto (in quel caso specifico, dalla Tunisia, verso sud, a quasi la Corsica, verso nord), alla massima visibilità (e quella notte era particolarmente limpida), dallo "spuntare" a sud degli oggetti (zona mare tra Tunisia e Sardegna) fino ad una virata verso l'alto, a 90° (!!), con un raggio di curvatura estremamente piccolo, avvenuta poco a nord della mia perpendicolare (± 4°- 5°), grossomodo in corrispondenza del centro-sud Sardegna (poco più a nord dell’aeroporto, quasi sopra per intenderci), la tratta percorsa doveva essere intorno ai 250 km (tragitto rilevato poi anche su cartina).

Il tempo (cronometrato approssimativamente, facendo a memoria lo stesso movimento col capo), era stato per la tratta orizzontale di 4 secondi (ma forse anche meno).

E quindi la virata, in seguito alla quale mi sono dovuto ricredere dal poterli classificare nell’immediato come meteore… C’era inoltre la questione che i due oggetti erano perfettamente uguali tra loro, ben allineati, ben affiancati secondo la visuale in prospettiva e con tragitto iniziale, di provenienza, orizzontale, piuttosto più in leggera ascesa che non discendente; luci inoltre troppo nitide e troppo “tinta smeraldo”, prive di sfumature da fumo o scie. Le luci stesse, sempre appaiate durante ed in seguito alla virata, a conferma della formazione tenuta in precedenza, durante il volo livellato o in lieve salita, si sono poi rimpicciolite, andando verticalmente verso l'alto e mantenendo la formazione, ma avvicinandosi fra loro, con una prospettiva di fuga apparentemente perfetta, fino a svanire nell'arco di circa 1 secondo. (un attimo). Questo mi ha fatto supporre che si muovessero ad una quota iniziale di volo molto più alta di 10 km e che avessero dimensioni veramente "gigantesche" (o luci incredibilmente intense, mai pallide, verde-intenso e brillante). Sempre restando come riferimento su una quota di 10 km, la velocità, per una tratta di oltre 250 km percorsi in 4 sec., quella che un aereo impiega una ventina di minuti a percorrere, sarebbe stata di almeno 225.000 km/h e, se a quote superiori, proporzionalmente maggiore. Una velocità invece incalcolabile, nel senso di inconcepibile, nell’accelerazione di fuga verso l'alto, seguita alla virata, confermata dall’effetto prospettico relativo e tridimensionalmente coerente come una coppia, con la direzione, l’incremento di velocità e lo “svanire gradualmente nel nulla”, ma il tutto nell’arco di circa un secondo…

Il rapporto cui si riferisce il CUN (Decimomannu, a pag.75), che ho ripreso alcuni giorni fa, (ma ho dubbi, in quanto non c’è una data specifica ed io purtroppo ho perso il taccuino con tutte le annotazioni, inclusa l’ora ed il giorno esatti) è forse riferito ad un successivo avvistamento avvenuto il giorno seguente, al quale ho preso parte indirettamente, ma nel mio caso avvenuto nel primo pomeriggio (non alle 21:00, come specificato dal CUN). Non come testimone diretto stavolta, ma come addetto alla cassa del locale adibito al Bar, nonostante la nottataccia di guardia in pista (si era solamente in 3 o 4 per la gestione e si "andava" quando occorreva). Ad un certo punto è entrato un Maresciallo visibilmente turbato, agitatissimo, letteralmente impallidito, che si è fatto strada a strattoni per prendere il telefono appoggiato al bancone ed ha chiamato il Centro di Avvicinamento/Torre di Controllo, chiedendo in modo concitato se avessero intercettato "qualcosa": la risposta fu positiva, si limitò a ripetere “di origine sconosciuta, eh...?”.

Nemmeno il tempo di chiedere dettagli e riferire quanto avessi visto io durante la notte precedente, che letteralmente scappò via, probabilmente correndo a verificare di persona presso il reparto “Avvicinamento”.

L’aeroporto era il più grande in Europa e dotato di sistemi sofisticati che coprivano un raggio di circa 100 km per la gestione del traffico e già allora quasi 400 km per la sorveglianza, per cui difficile poter dedurre la quota (che avrebbe quindi potuto essere in teoria anche molto oltre la nostra visuale), le dimensioni e la velocità, oltre a quanti fossero gli oggetti (se uno o più). Si tratta di dati che saranno stati comunque registrati, ma secretati.


Solo a giudicare dal livello di concitazione del maresciallo (che mai avevo visto prima e mai più rivisto in seguito) e dal fatto che si era in pieno giorno, si può dedurre che l’oggetto o gli oggetti dovevano essersi avvicinati parecchio, molto ben visibili e non veloci come li avevo visti io. Improbabile la tipologia AQ (alta quota) attribuita nella lista del CUN (che recita, in sintesi: avvistamento ad alta quota alle h.21:00 di una sera di aprile…). Più probabile perciò che non fosse lo stesso episodio, diurno, avvenuto il giorno successivo al mio (tra l’una e le tre di notte circa). Siccome lo scopo principale dell’Aeroporto, che fungeva da ponte intercontinentale, era quello di tutelare militarmente il territorio e soprattutto l’Aeroporto stesso, contornato inoltre da depositi “molto sensibili”, con mediamente un centinaio di aerei “parcheggiati”, tra i più sofisticati dell’epoca, sono convinto che di certo, quel giorno, sia stato effettuato almeno un “tentativo” di inseguimento/avvicinamento aereo in quota. Un altro dettaglio, inerente l’Aeroporto, che mi fa supporre altre documentazioni un po’ “calde”, in possesso dell’AMI, è il fatto che in una piccola aiuola verde di fronte ai quartieri di comando-archivio, non lontano dal bar, già nel ‘74, anno in cui giunsi alla base (e non so da quanti anni prima fosse lì), era collocato un mucchio di pietre cementate a “montagnola”, alto un metro circa, sormontato da una targa in metallo, con inciso: “Non aprire il cofanetto sepolto prima dell’anno 2000” (?).  


Se non ricordo male, sull’Aeroporto di Decimomannu sono stati registrati dal CUN altri 3 avvistamenti, nel ‘78 – ‘88 - 2011, ma già nel ‘75, senza che vi fossero dettagli in merito, ne erano stati registrati 4 o 5, uno dei quali a Serramanna e al Villaggio Azzurro, che era la zona residenziale esterna degli Ufficiali italiani (per ovvi motivi, non segnalato direttamente dai sistemi aeroportuali, ma da persone fisiche)”.

Qui termina la descrizione dell’avvistamento, che, come i lettori possono riscontrare, mantiene ancor oggi, dopo così tanti anni, la partecipata concitazione del giovane Aviere di leva: nulla, infatti, mi sono permesso di modificare rispetto alla sua testimonianza originale…

E, come al solito, se qualcuno ha qualcosa da aggiungere, è sempre il benvenuto!

Nel frattempo, in Sardegna, gli avvistamenti di U.A.P. (Unidentified Aerial Phenomena, oggi l’Office of Naval Intelligence degli Stati Uniti ha deciso di chiamarli così) continuano…

 

 


sabato 20 maggio 2023

THE MOTHMAN PROPHECIES ovvero l’UOMO-FALENA

 



Capita anche a te di pensare che, al di là del mare,

vive una città, dove gli uomini sanno già volare…?!


                                                 di GIORGIO PATTERA

L’Uomo Falena (“The Mothman”, in inglese) è il nome dato a una strana e misteriosa creatura, che intorno alla fine degli anni Sessanta si sarebbe aggirata in un piccolo villaggio del West Virginia, Point Pleasant.

Un migliaio di famiglie vivono in questa tranquilla cittadina, situata del cuore dell’America orientale, tra il fiume Ohio e il Kanawa, dove ogni cosa sembra essersi fermata agli anni Cinquanta. Case e auto hanno un sapore lontano, al punto che un qualsiasi turista – passeggiando fra queste vie – potrebbe avere la sensazione che nulla di negativo sia mai capitato né potrebbe capitare a Point Pleasant. Eppure questa cittadina è stata spettatrice per ben 13 mesi di eventi assolutamente terrificanti e inspiegabili.


La notte del 15 novembre 1966, due coppie di ragazzi vedono qualcosa che li terrorizza a morte e dalla quale cercano di fuggire senza respiro. Arrivati fino all’ufficio dello Sceriffo, a quest’ultimo raccontano l’accaduto. Linda Sacarberry, una delle due ragazze, riferì: “Stavamo andando in giro in macchina quando ci siamo imbattuti in una specie di creatura. Non era un uccello, il corpo era quello di un uomo, solo le ali lo rendevano simile ad un volatile. Gli occhi erano di un rosso molto strano, non avevo mai visto un rosso così, non si riusciva a staccarne lo sguardo, erano come ipnotici.Abbiamo avuto la sensazione che quella creatura avesse voluto dirci qualcosa con gli occhi. Sembrava in parte uomo e in parte…?... non saprei… Eravamo troppo spaventati per restare lì e scoprirlo, siamo fuggiti il più in fretta possibile. E «lui» ci ha seguiti in volo per tutta la strada, fino ad arrivare in città. Quella creatura è piombata giù e ha urtato il tettuccio dell’auto, così abbiamo svoltato e siamo corsi all’ufficio dello sceriffo”.

Lo stesso sceriffo, qualche tempo dopo, quando altri agenti di polizia cercarono di screditare la testimonianza dei ragazzi, dichiarò: “Conosco quei giovani sin da quando erano bambini e non hanno mai creato nessun problema, ma quella notte erano veramente sconvolti dalla paura. Li ho presi sul serio”.


Cominciò tutto il 12 novembre 1966: cinque operai di un cimitero della zona riportarono l'apparizione di una strana creatura alata. Tre giorni dopo è il turno delle due coppie, Steve e Mary Mallette e Roger e Linda Scarberry, a fare l’inconsueto incontro: chi volle parlare fu solo Linda Scarberry, che descrisse una grande creatura simile ad un essere umano, ma dotata di brillanti occhi rossi e di una pelle grigio-nerastra. L'essere era molto alto, circa tre metri (dieci piedi, secondo le misure americane). Particolare importante: l'avvistamento venne effettuato nei pressi della TNT, una fabbrica di munizioni ormai in disuso risalente alla Guerra Mondiale, dove in seguito si sarebbero effettuate molte altre apparizioni. L’entità avrebbe inseguito per un certo tratto del percorso gli spaventatissimi quattro. L'avvistamento divise le forze dell'ordine: se lo sceriffo di Mason Country, il veterano George Johnson, si affretta a ricondurre il tutto all'avvistamento di un esemplare di airone insolitamente grande, invece il suo vice MillardHalstead non solo prende molto sul serio l'accaduto, ma dichiara pubblicamente di credere alla parola di quei ragazzi, che conosce dalla nascita.

Questo fu solo l’inizio. Dopo quella sera, gli avvistamenti del Mothman si moltiplicarono. Il giorno dopo, ovvero il 16 novembre, due donne ed un bambino videro la creatura aggirarsi nei pressi del vecchio deposito di dinamite. Il 24 novembre altri testimoni affermano di aver visto volare l’uomo falena sopra i capannoni del vecchio deposito. Da quel momento cominciarono a circolare i primi “identikit” della creatura. Il 25 novembre un testimone disse di aver visto il Mothmanin un campo, pronto a spiccare il volo ed a raggiungere il suo furgone. Questo è il primo avvistamento avvenuto nelle ore diurne. Simile è la testimonianza della signora Ruth Foster, il 26 novembre: uscendo di casa si trovò il volatile nel suo giardino. Spaventata rientrò e chiamò aiuto, ma all’arrivo del cognato la creatura era già volata via. Con questa cadenza inquietante gli avvistamenti continuarono a susseguirsi, non solo nella cittadina, ma anche in località vicine. Alcuni scettici ipotizzano che fosse un animale notturno che, tramandando la descrizione da persona a persona, abbia preso le forme dell’uomo falena. Tornando a Point Pleasant, durante i terrificanti mesi degli avvistamenti apparvero anche i «Men in Black», che con tutta probabilità erano interessati all’uomo falena. Parlavano in modo strano, tutte le linee telefoniche furono poste sotto controllo e alcune persone vennero minacciate, se solo avessero parlato ancora della creatura…




Il ricercatore John Keel si interessò per anni al caso, pubblicando un resoconto delle sue indagini sotto il titolo ”Il caso Mothman“. Il particolare curioso, forse il più inquietante, è quello delle telefonate anonime, che anche lo stesso Keel ricevette per lungo tempo. Infatti qualcuno lo contattava, raccontando eventi catastrofici che puntualmente si verificavano: una sorta di premonizione... Uno di questi fu, per l’appunto, proprio il crollo del Silver Bridge, avvenuto il 15 dicembre 1967. Keel pare fosse stato avvisato del fatto che il ponte sarebbe collassato e una donna, giorni dopo, affermò di aver visto qualcuno arrampicato sulla struttura del ponte, facendo pensare, dunque, che la tragica storia del ponte crollato abbia strettamente a che fare con le apparizioni dell’Uomo Falena. Da quel momento in poi la comparsa della silhouette del Mothman fu considerata presagio di sventure.


Ad avvalorare la tesi che l’essere sia apportatore di sventure, c’è anche la testimonianza di due operai della centrale nucleare di Chernobyl, che dichiararono di aver visto, poco prima dell’esplosione del reattore, “un grande uomo scuro senza testa con grandi ali e occhi rosso fuoco”. Di seguito, piloti russi ed impiegati della centrale dissero di aver visto “un enorme uccello nero, con ali grandi sette metri, volteggiare tra i fumi tossici”. L’ultimo avvistamento, che testimonierebbe l’esistenza dell’Uomo Falena, risale all’11 settembre 2001 ed è stato documentato da Steven Moran, dopo il crollo delle Twin Tower a New York. In una foto scattata casualmente da Moran, si vede quello che è stato soprannominato “l’angelo” o “il dèmone volante”. Per molti si tratta inevitabilmente del Mothman.






SulMothmanè stato detto e scritto di tutto, il contrario di tutto e, se fosse possibile, anche di più…

Si è parlato di esperimenti militari sfuggiti al controllo, di esemplari di una antica specie volatile del Pleistocene sopravvissuta fino ad oggi, di teorie del complotto, di uomini in nero…

Secondo lo scrittore A.B. Colvin, la creatura altro non sarebbe che un Garuda (= uccello, in Indonesiano), un'antica razza di creature dedite al progresso dell'umanità: nella mitologia buddista, i Garuda sono una “razza divina” di uomini-uccello. Ma secondo molti altri, in concreto, il «mostro» non sarebbe altro che foriero di sventure…



Col tempo, dell'Uomo Falena se ne appropria la cultura popolare: il Criptide diventa prima protagonista di un episodio della serieX- Files e poi, nel 2002, del film The MothmanProphecies, con protagonista Richard Gere, che riprende proprio il libro di Keel.

Questi grandi Garuda ed altri esseri alati sono strettamente associati a fenomeni luminosi. Tendono ad apparire in aree in cui gli UFO sono stati attivi e, come gli UFO, tendono a rimanere per giorni e persino per settimane nelle stesse specifiche aree.Nel 1948 una diqueste grandi entità luminose della regione Illinois-St.Luis visitò un’area della valle del Mississippi, dove da allora in poi avrebbero avvistato continuamente UFO e osservato l’attività di una mostruosa creatura irsuta. 

In molti casi i testimoni hanno visto chiaramente i soggetti nel processo di materializzazione e di smaterializzazione. Prima si osserva un bagliore, di solito rossastro, che segna l’emergere dell’oggetto dalla banda invisibile dello spettro infrarosso, per poi manifestarsi nella stretta banda della luce visibile. Ora, se l’oggetto che passa attraverso la banda visibile a più alte frequenze è il ciano (verde-bluastro), prima si scolorisce nel blu (difficile da vedere di notte) e poi entra nella banda ultravioletta.

Ma anche nel nostro Paese non mancano gli avvistamenti di «umanoidi volanti». Una delle prime segnalazioni proviene da San Martino di Bobbio (Piacenza), ove il 19 agosto 1971 Pietro Bongiorni, custode delle (allora) Terme della cittadina emiliana ai confini con la provincia di Genova, verso le h.19 si trovava sul terrazzo, in compagnia della moglie, dei figli e di un amico. Ad un tratto, tutti i presenti notarono uno strano oggetto che si stava muovendo in cielo e, man mano che si avvicinava, prendeva le forme d’un «essere umano». Giunse a circa 5 metri dai testimoni, ma non si fermò e li oltrepassò lentamente, proseguendo il suo librarsi in aria e scomparendo alla vista verso est, assumendo in volo una posizione simile a quella dei motociclisti. Letteralmente stupiti, ebbero modo di osservarlo assai da vicino e notarono che aveva un aspetto umano, alto circa un metro e settantacinque, con barba e folta chioma nera. L’entità volante, rivestita con quella che appariva come una tuta color bruno-fulvo, guardò molto intensamente il Custode con i suoi occhi scuri. Ma questi non furono gli unici ad aver incontrato l’essere con le ali: infatti, nello stesso giorno, altri testimoni oculari riferiscono d’aver osservato lo stesso essere, riconoscibile per lo strano colore della sagoma, raccogliere campioni di pietre sul greto del fiume Trebbia, sempre a Bobbio, e poi “volare via” (sic !..). (M.Tambellini, “Alieni in Italia”, 1996, Ediz.Mediterr., pag.68-69).

  



 

La troupe di «Mistero» sulle rive del Trebbia - 23 Gennaio 2013

La conduttrice racconta di aver raccolto testimonianze da «mettere i brividi», soprattutto in merito all’apparizione dell’ “uomo falena” alle terme di Bobbio, nei primi anni Settanta.

Questo umanoide sarebbe stato avvistato in diverse parti del mondo e tutti i testimoni hanno riferito descrizioni sostanzialmente simili. L’ufologo Elvio Fiorentini (curatore del sito Soprannaturale.it) nell’intervista rilasciata al programma rilancia: «Anche l’ex custode delle Terme ha visto l’uomo-falena sul Trebbia. La sua versione dei fatti è stata confermata dai familiari, da molta gente del posto e da un dipendente dell’ANAS».

Resta da chiedersi però come mai, anche in tempi di tecnologie digitali, molte delle foto più recenti dell'Uomo-Falena siano sempre estremamente sgranate o comunque poco chiare.

Cattivi funzionamenti o, addirittura, blocchi totali delle fotocamere sono molto comuni tra gli occasionali testimoni: sembra proprio che esista una forza esterna che intervenga sui dispositivi ottici, meccanici o digitali, quando creature sconosciute e/o UFO siano nelle vicinanze.

Una delle ultime immagini risale al 2016: analizzandola, un Biologo ha affermato di aver riconosciuto nella foto l'immagine di un grosso gufo che trasporta una preda appena catturata, forse un serpentello.

Alcuni anni prima un esperto, Joe Nickell, aveva affermato che la maggior parte delle fotografie incriminate, in realtà, altro non erano che immagini di gufi o di altri rapaci notturni, mentre il Biologo Robert Smith ha avanzato una spiegazione ancora più verosimile.



Esiste un volatile, denominato Gru di Sandhill (una specie di trampoliere americano), grande quanto un uomo. Secondo Smith, la maggior parte delle persone che ha creduto di vedere la creatura soprannaturale non avrebbe fatto altro che incontrare alcuni esemplari di questa specie, che avevano sconfinato dal loro percorso migratorio abituale.La gru canadese (Antigone canadensis) o gru di Sandhill è una specie appartenente alla famiglia dei Gruidi, diffusa in America del Nord e nell'estremità nord-orientale dell'Asia.

È di colore grigio-marrone uniforme e gli esemplari adulti presentano una macchia glabra rossa sulla fronte.

 

Ma agli abitanti di Point Pleasanttutto questo non interessa…



Dal 2003 nel centro della cittadina hanno fatto erigere una statua del «loro» Uomo-Falena:

è il loro modo per ricordare gli eventi di oltre trentacinque anni prima…

 

lunedì 24 aprile 2023

Gli UFO sul “COL de VENCE”

 

di GIORGIO PATTERA

Quale distretto della Francia non detiene la propria leggenda di Fantasmi o Dama Bianca o UFO, che ci si racconta la sera, accanto al caminetto, ad inverno inoltrato?

Il nostro “Far filò”, insomma…

Ci sono luoghi la cui evocazione stimola la curiosità di noi ricercatori, in quanto le vicende tramandate su di essi sembrano magiche e irreali:il “Col de Vence” è uno di questi.



Situato nell'entroterra di Nizza, è noto da tempo come luogo in cui si verificherebbero strani eventi, attirando molti escursionisti, appassionati di UFO e talvolta (purtroppo) anche gruppi settari. Perché il Col de Vence suscita tanto entusiasmo? Certamente per l’impulso di scoprire l’origine degli straordinari fenomeni che avvengono in questo luogo fantasmagorico, che racchiude manifestazioni inspiegabili ed assolutamente sconcertanti, la cui origine rimane fino ad oggi sconosciuta e dietro alla quale si nasconderebbe un'intelligenza, una presenza tanto invisibile quanto reale...


Il Col de Vence si trova n elle Alpi Marittime,ad una trentina di chilometri a nord-ovest di Nizza. Questo luogo mistico, divenuto nel tempo teatro di fenomeni alquanto insoliti, è molto ambìto dagli amanti della natura,per effettuarvi escursioni a cavallo o in mountain bike e per lo studio di flora e fauna; così come i suoi“IDOLI di PIETRA”, che richiamano forme insolite.Una volta in cima (1000 metri), uno splendido panorama si apre su gran parte della Costa Azzurra, fino a raggiungere,in assenza di foschia, l’isola di Corsica. Si noti che ad una cinquantina di chilometri è situatoil campo militare di Canjuers, il più grande campo di manovre di artiglieria d'Europa: e qui il presunto collegamento fra UFO e Militari, come il gatto che gioca col topo, è d’obbligo… almeno per gli “addetti ai lavori”…



Il Col de Vence è comunque un luogo ricco di storia, mitologia e mistero…

Un tempo si sono stabiliti in questi luoghi insediamenti Greci, Celti, Liguri, Romani, Visigoti, Ostrogoti, Saraceni e Templari; questi ultimi eressero qui la cappella dedicata a Saint Barnabé (San Barnaba).



In questo sorprendente angolo dell’Alta Provenza si possono osservare strani agglomerati di rocce che sembrano scolpite dalla mano dell’Uomo e forme che ricordano ideogrammi terrestri (la Sfinge, teste di scimmia, dromedari, volti umani…), che i geologi si sono affrettati ad attribuire all’azione di fenomeni di erosione idrico-eolica. Ma il “dubbio” è la dote precipua dei “liberi” Ricercatori…







Il Col de Vence è noto da molto tempo come zona di intensa attività ufologica. Già negli anni '60 saggisti famosi, come Guy Tarade e Robert Charroux, hanno citato nelle loro opere questo luogo magico. Anche noti ufologi, come Gildas Bourdais e Joël Mesnard, sono saliti al “Plan des Idoles”, affermando di essere stati testimoni di fenomeni sfuggenti ed apparentemente inspiegabili.



I fatti inquietanti osservati si classificano come apparizioni di UFO o Poltergeist, accompagnati da fenomeni luminosi, disturbi ai motori delle auto e/o dispositivi elettrici ed elettronici, scaricamento subitaneo delle batterie (nuove!) delle videocamere, fenomeni sonori e termici repentini ed incomprensibili, caduta di rocce da chissà dove, incendi inspiegabili, a volte anche d'inverno. Si notano anche altri fatti misteriosi, come la comparsa improvvisa di impronte circolari sul terreno in diverse zone del sito e la conseguente assenza di crescita, nei medesimi punti, delle essenze vegetali. Questo per diversi mesi, se non addirittura il replicarsi di anno in anno: come se un'entità intelligente interagisse con l’ambiente…E in inverno, anche la neve non riesce a depositarsi su quelle circonferenze…

                             






Le prime segnalazioni risalgono al 1866: all'epoca, si osservavano “palle di fuoco emergenti da una specie di nuvola”, che evolvevano molto lentamente nel cielo.

Il 6 maggio 1875, gli abitanti della Città videro “un'accecante fanghiglia infuocata sbucare di nuovo dalle nuvole”.

Il 21 marzo 1877, altre inspiegabili luci, anch’esse simili a palle di fuoco, apparvero ancora nel cielo.



Il Col de Vence e tutti i misteri che lo circondano sono stati riportati al grande pubblico nel1994da Pierre Beake, co-autore del libro “Les Mystères du Col de Vence”.Una sera, in compagnia di un altro testimone, fu protagonista di un'insolitaosservazione: due grandi luci di colore giallastro, che riuscì a filmare, si muovevano in cielo seguendo una traiettoria ben precisa; in seguito presero quota a velocità costante e sparirono nel buio. Dopo circa quaranta secondi, apparve una terza luce, per poi scomparire anch’essa nella notte particolarmente limpida, confondendosi con il cielo molto stellato.

Aeromobili convenzionali? Interrogati i Controllori di volo del vicino Aeroporto di Nizza, la risposta fu che “i radar della regione Nice-Côte d'Azur hanno rilevato, quella sera, solo il previsto traffico locale”.

A questo punto ci limitiamo a riportare solo un paio dei numerosi, strani fenomeni avvenuti sul Col de Vence in tempi recenti.

13 dicembre 1997

Il flash di un ricercatore esplode con un rumore assordante, dopo che la sua fotocamera si è bloccata (fenomeno, quest’ultimo, ben noto: si ripete spesso durante gli sky-watch ed è capitato anche allo scrivente –N.d.R).Tuttavia resta illeso; circa le possibili cause, torna l’ipotesi della presenzadi una forte perturbazione del campo elettro-geo-magnetico, naturale o indotta…





27 febbraio 1998

Durante un'osservazione al Col de Vence, i testimoni hanno visto una piccola sfera rosso-arancio muoversi lungo la cresta e poi verso lo zenit, in totale silenzio.

Allora, da cosa scaturisce il mistero che circonda questo luogo particolare, così riposante durante il giorno e così enigmatico di notte, con un paesaggio, a tratti, quasi lunare e desertico, ma, in certi angoli, bucolico, quasi monastico?

Ma dalle sue “PIETRE”, ovviamente! Parliamo proprio di “queste” pietre…





Pietre “infisse”(come i più celebrati “MENHIRS” di Bretagna, Corsica, Sardegna e Inghilterra), perse tra cielo e terra, con strani rilievi e forme tormentate,che conferiscono al sito un'atmosfera così speciale, tanto da meritare l’intrigante appellativo di "PlandesIdoles" o "Plateau de la Lune".



I Geologi sentenziano prosaicamente che la superficie dell'altopiano offre l'aspetto di una gigantesca zona Carsica, cioè di una specie di pianura interamente modellata dall'acqua, essendo tutte le sculture delle rocce dovute all'erosione. Il sito è costellato di gallerie sotterranee, grotte e falde acquifere profonde. Francamente non ci importa se hanno ragione, ciò che si avverte “a pelle” è una sensazione di “impotenza” di fronte al mistero, che rimane nell’intimo ed alla fine fa dubitare: l'erosione è davvero l'unica responsabile di questo spettacolo impressionante? Alla curva di un sentiero, si riconosce la silhouette di un dromedario, una testa di scimmia, un blocco massiccio la cui foggia ricorda la Sfinge egizia, il tipico profilo di un nativo sudamericano, ecc. Come accettare passivamente che un tale accumulo di somiglianze sia dovuto esclusivamente ai capricci della Natura e concentrato in un unico luogo?




Concludendo: sappiamo chele cronache qui riportate possono sembrare poco plausibili alle menti ipercritiche, per cui chiediamo semplicemente agli scettici di non giudicare gli eventi del Col de Vence in base alla loro concezione della realtà.

Questi fatti esistono e sono reali, la nostra intenzione non è convincere.

E pur sapendo di poter incappare in una “blasfemìa ufologica” (mi si perdoni il neologismo), ci piace accostare, anche se con le dovute proporzioni, le “sculture” di “PLAN des IDOLES” alle più blasonate “piste di Nazca” : perché ?

È presto detto. Entrambe sembrano voler gridare al Cielo, in un silenzio assordante:

“NOI SIAMO QUI: ci riconoscete ?”…

BIBLIOGRAFIA

I.C.D.V. – LesInvisiblesdu“Col de Vence”–Nerusi, 2008

Beake P. –LesMystèresdu“Col de Vence” – Le TempsPrésent, 2009




RIFERIMENTI

https://www.segnidalcielo.it/francia-i-misteri-di-col-de-vence-tra-avvistamenti-ufo-e-entita-sconosciute/

http://messagesdelanature.ek.la/les-ovnis-du-col-de-vence-p876524

https://www.paperblog.fr/2008243/livres-interview-des-icvd-les-invisibles-du-col-de-vence/

http://www.coldevence.com/fr-fr/historique.aspx

https://www.lalibrairie.com/livres/les-mysteres-du-col-de-vence--30-ans-d-investigations--ovnis-apparitions-poltergeist_0-526962_9782351850404.html

https://livre.fnac.com/a2607806/I-C-D-V-Les-invisibles-du-col-de-Vence

 

UN “CAPPELLO” INQUIETANTE…

di GIORGIO PATTERA   Il quotidiano “ LA GAZZETTA DI PARMA ” del 15 gennaio 1990 postava un breve ma intrigante trafiletto (integralmente r...