“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

sabato 6 giugno 2020

IL SEGRETO DEGLI UMILI





di Giorgio Pattera


Nella grande famiglia delle piante officinali, accanto alle essenze maggiormente conosciute (vuoi per la loro grande diffusione, vuoi per i principi attivi tuttora impiegati), esistono delle individualità ugualmente importanti ed utilizzabili, anche se un po' meno note a causa della loro minore appariscenza e per il fatto che oggi la chimica farmaceutica è in grado di sintetizzare sostanze alternative rispetto a quelle contenute nelle piante medicinali.
Per rendere doverosa giustizia a queste Cenerentole dei prati (in natura nulla esiste “per caso”) e far sì che i rimedi dei nostri bisnonni non cadano del tutto nell’oblìo (anche questi fanno parte della tradizione culturale), illustreremo questa volta una piccola ma simpaticissima pianta: la Globularia cordifolia, chiamata volgarmente Vedovella celeste.
Essa, come tutte le consorelle appartenenti alla famiglia delle Globulariaceae, deve il proprio appellativo latino (globus = sfera) al fatto di avere l’infiorescenza (capolino apicale) a forma di palloncino, d’un bel colore che può variare dal celeste al lilla chiaro.



Il fusto è minuto e legnoso (arbustivo), mentre le foglioline, come ci ricorda il termine latino, sono molto sottili (lanceolate), simili a cordicelle.
Questa piantina, alta poco più di 10 cm., si rinviene di preferenza nelle zone ghiaiose e rocciose di montagna, in quanto ama il substrato calcareo e sopporta assai bene la siccità; ma si può trovare anche nei prati poco umidi (xeròfili); fiorisce tra maggio e luglio.

Ma veniamo ora a descrivere le proprietà fito-terapeutiche di questa essenza.

La “droga” (o principio attivo) è racchiusa nelle foglie, che contengono, come principali costituenti: resine, tannini, steròli, acido cinnamico, colina, mannitolo e glucosidi (rutoside, globularoside). Tutte queste sostanze, opportunamente dosate, esplicano sull’organismo un’azione blandamente lassativa, colagoga ed astringente, per cui l’assunzione di decotto a base di Globularia è particolarmente indicato nei casi di stipsi, artrite, emorragie ma soprattutto nella gotta.
Quest’ultimo impiego oggigiorno può forse far sorridere, in quanto (per fortuna) tale patologia è quasi scomparsa, grazie anche ai farmaci di sintesi che negli ultimi decenni sono comparsi validamente a combatterla. Non dimentichiamo tuttavia che fino agli anni cinquanta tale affezione colpiva (dolorosamente!) buona parte della popolazione anziana, la quale in quei tempi si vedeva costretta a lunghi periodi di trattamenti farmacologici, non sempre immuni da spiacevoli effetti collaterali. Ecco allora che poteva essere d’aiuto, se non altro a livello sinergico, il seguente decotto di foglie di Globularia: 40 gr. per litro d’acqua - bollire e tenere in infusione per 10 minuti - bere una tazza 2 volte al giorno.

Attenzione! L’unico inconveniente è che tale decotto è molto amaro: d’altronde, anche la Fatina lo diceva a Pinocchio...  


UN “CAPPELLO” INQUIETANTE…

di GIORGIO PATTERA   Il quotidiano “ LA GAZZETTA DI PARMA ” del 15 gennaio 1990 postava un breve ma intrigante trafiletto (integralmente r...