“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

sabato 26 settembre 2020

IL CAPORALE VALDÈS ovvero IL MISTERO DEL TEMPO MANCANTE



                         


                                                            di GIORGIO PATTERA

Può sembrare a prima vista il titolo intrigante dell’ennesimo film di Harrison Ford: si tratta in realtà del più eclatante caso di “distorsione temporale” di tutta l’ufologia moderna; caso di cui, purtroppo, abbiamo solo scarne informazioni, in quanto, essendo l’episodio capitato ad una pattuglia militare, l’intervento delle autorità di Santiago del Cile ha imposto la censura, come di consueto, su tutta la vicenda.

Ma cos’è successo, dunque, il 25 aprile 1977 nella pampa di LLUSCUMA-PUTRE, a 1 km. dal confine boliviano, sulla Cordigliera delle ANDE?

Sono le h. 03.45 a.m.: a 4.000 m. s.l./m. fa molto freddo ed una pattuglia di otto uomini, impegnata in incarichi routinari di presidio del confine (1), agli ordini del caporale Armando Valdès, dorme accanto al fuoco acceso. Dormono tutti, tranne la sentinella (ovviamente), che ad un tratto dà l’allarme.

Cos’ha visto? Nel cielo limpido e senza luna, due luci (come due stelle in movimento lento) scendono verso terra: una si dirige verso un costone distante circa 500 m. e sembra atterrare dietro di esso, illuminandolo posteriormente; l’altra si avvicina lentamente al fuoco dell’accampamento. Quest’ultima è pulsante, sferica, di colore violetto e presenta alle due estremità laterali una luce rosso-arancio; sembra essere avvolta in una nebbiolina che ne nasconde i contorni.

I militari si svegliano di soprassalto e imbracciano le armi, in assetto da combattimento, ma da questo momento in poi nell’accampamento cominciano a succedere cose strane.

I soldati, da impauriti ed eccitati che erano, mutano di colpo e senza apparente motivo il loro umore, abbandonandosi a scene quasi-isteriche con pianti e lamenti; il fuoco aumenta d’intensità, crepitando con maggior veemenza, tanto da indurre il caporale Valdès a dar l’ordine di spegnerlo, sospettando che sia quello ad attirare la luce misteriosa.

Anche gli animali intorno all’accampamento reagiscono emotivamente: le pecore ed i cavalli, come ipnotizzati dalla fonte luminosa, si stringono intorno agli esemplari più vecchi dei rispettivi branchi, quasi a cercarne la protezione;

il cane, mascotte della pattuglia, si rifugia guaendo dietro ai militari.

Alle h. 04.15 (mezz’ora dopo l’inizio del fenomeno) il caporale prende la decisione di “affrontare” la luce, richiedendo imperiosamente: <<Qualificatevi!>> (altra versione: <<In nome di Dio, vattene!>>); ma, avvicinatosi ulteriormente ad essa, scompare di colpo alla vista dei suoi uomini, come “assorbito” dalla luminosità.

Riappare nello stesso punto dopo 15 minuti (alle h. 04.30), ma non è più lo stesso Valdès di prima: è in stato confusionale e lamenta un fortissimo dolore ai reni (2), come se fosse stato sottoposto ad una fatica immensa; borbotta frasi sconnesse (<<Muchachos...non sapete chi siamo, né da dove veniamo, ma ritorneremo...>>), ha la barba lunga di 6-7 giorni (mentre se l’era rasata la sera precedente) e il datario del suo orologio SEGNA IL 30 APRILE! 

Stremato, perde conoscenza e successivamente piomba, fino alle h. 07.00 del mattino, in un sonno agitato, da cui si risveglierà senza ricordare nulla di quanto gli era successo; la strana luce, intanto, era scomparsa mezz’ora prima, intorno alle h. 06.30.


J.C. BOURRET

La notizia, condensata in 24 righe dall’AFP (Agence France Presse), fu diffusa dal giornalista Jean Claude Bourret attraverso l’emittente FRANCE-INTER; poi nulla riuscì più a trapelare, causa (come s’è detto) il silenzio imposto dal Governatore della zona, in seguito al forte imbarazzo delle autorità militari cilene. Del caporale Valdès si persero subito le tracce e gli uomini che componevano la sua pattuglia pare siano stati allontanati dall’esercito.


I COMMILITONI DI VALDES


VALDES IERI


                                                                 VALDES  OGGI

(1)          = I rapporti del Cile con i Paesi confinanti sono storicamente caratterizzati da tensioni, sfociate a volte in conflitti armati (come nel caso della Guerra del Pacifico, che nel 19° secolo vide opporsi le truppe cilene a quelle di Bolivia e Perù).

 

(2)          = Nella fattispecie, il forte dolore può essere derivato dalla vasocostrizione delle ghiandole surrenali, la cui zona midollare produce gli ormoni adrenalina e nor-adrenalina, fondamentali nelle risposte acute agli eventi stressanti e improvvisi.

 

                        << L’Universo non solo è più fantastico di quello che immaginiamo :

                                         è più fantastico di quello che possiamo immaginare... >>

                                                                                                    (J.B.S. Haldane)



                                                                                                                                  

RIFERIMENTI:

http://siciliauforesearch.blogspot.com/2010/11/ufo-la-notte-delle-sentinelle.html






BIBLIOGRAFIA:

J.C.Bourret - LA SCIENCE FACE AUX EXTRATERRESTRES - France Empire/Paris 1977

J.C.Bourret - OVNI : L'ARMEE PARLE - France Empire/Paris 1979

R.Pinotti - UFO TOP SECRET - Bompiani/Milano 1995 (pagg. 232-239)

C.U.N. - NOTIZIARIO UFO - n.° 5 nuova serie (anno XXX) - marzo/aprile 1996




Se 15 minuti del tempo “terrestre” corrispondono a 5 giorni in “altra dimensione”, nel dettaglio:

TEMPO TERRESTRE         ALTRO TEMPO

15 ’                                           5 giorni          

3 ’                                             1 giorno        

1 ’                                             8 ore              

1’’                                             8’

1/10 ’’                                       48’’

 

Se le condizioni fisiche terrestri fossero riproducibili anche nell’altra dimensione temporale, un osservatore esterno potrebbe notare che LA VELOCITÀ DELLA LUCE corrisponderebbe a: 144.000.000 di Km. al secondo !

 


domenica 20 settembre 2020

LA TERRA E’ CAVA?

                           Tributo a Luciano Gianfranceschi (ci ha lasciato nel luglio 2020)

                       


                                               di GIORGIO PATTERA

Per tranquillizzare coloro che temessero, avendo seguito finora il nostro blog ed avendone intuìto (ce lo auguriamo) il taglio prettamente scientifico, anche in occasione di argomenti controversi e/o “scomodi”, che il sottoscritto sia stato contagiato non dal CoVid-19 (o SARS-CoV-2), ma dall’ormai sempre più dilagante ed incurabile “VIRUS DEMENTIAE”, a fronte del titolo di questa ricerca, dirò che il presente lavoro NULLA ha da spartire con la galoppante “sindrome della Terra Piatta”…

Anche perché, se così fosse, le acque di mari, oceani e fiumi “cadrebbero” in un’immensa voragine e non dai bordi della “pizza”…


Tralasciamo le ironie ed iniziamo il “viaggio”.

«Ciò che non riuscì al leggendario barone Frankenstein sta per essere realizzato dalla scienza: pianificheremo la nascita di altri Adolf Hitler e di giovanissime Brigitte Bardot, in numero infinito? Poi correggeremo gli sbagli della natura e tutti coloro che, come Leonardo da Vinci, fossero “diversi”, saranno resi ”normali”...» (L.Gianfranceschi).

Questo preambolo sta a significare che l’Uomo, specie quello di Scienza, non dovrebbe liquidare “tout court” le previsioni di menti libere, affrancate dai poteri (economico, militare, politico, religioso) che affossano la fantasia, solo perché non sono redditizie o addirittura scomode alle istituzioni.

E’ quanto è successo nel caso di Jules Verne, le cui intuizioni, a dispetto di chi a suo tempo le derideva, si sono puntualmente realizzate, con una precisione tale da giustificare, almeno in parte, le parole di Gianfranceschi: “proviamo per un attimo ad immaginare quanto sarebbe successo, se al tempo di Verne, la manipolazione genetica fosse stata, come lo è tutt’oggi, in grado di «correggere gli sbagli della natura, rendendo “normali” coloro che hanno la disgrazia di nascere “diversi”»...

 Ma bando alla retorica e veniamo al sodo.

Jules Verne stava alla fantascienza (ieri) come l’Ufologia scientifica sta al futuro dell’Umanità (oggi).

Secondo il nostro pensiero, infatti, la cultura, al di là e al di sopra di quell’aria di malcelata superiorità che aleggia intorno ai “vip” dei mass media e dell’intellighentia nostrani, vuol dire parlare con la gente, scevri da qualsiasi “inquadratura”, di ogni argomento (purché non fazioso o nichilista!) che rientri nell’ambito della Vita (reale o presunta), sia su questo che su altri Pianeti: e perché non dentro al nostro?

Chi non ricorda «Viaggio al centro della Terra», forse il più noto tra i capolavori di Verne, poi tradotto in un film dagli eccezionali (per allora, 1959) effetti speciali?

Cosa c’entra, comunque, tutto questo con la fenomenologia riconducibile alle tematiche ufologiche?

 

Facciamo un po’ di storia.

L’ipotesi che la terra sia vuota all’interno risale alla notte dei tempi. Miti, leggende e tradizioni orali di molte etnìe affermano e tramandano una simile convinzione: Eschimesi, Hopi, Maya, Incas, Egiziani e Vichinghi possedevano questa consapevolezza, comune peraltro ad altre popolazioni europee.

Da un’attenta analisi, infatti, emerge che nel nostro continente aveva preso il via uno studio serio ed approfondito sull’argomento già da parte di Ser Edmond Halley, noto astronomo inglese del XVII secolo.

Egli rimane, a tutt’oggi, il grande pioniere scientifico della “Terra cava”, nonostante il suo nome resti legato alla scoperta della Cometa, così battezzata in suo onore. Da scienziato versatile e poliedrico qual era, non rivolse la propria attenzione solo alle orbite cometarie, ma estese il campo d’indagine anche allo studio della Terra. Dal 1672, in concomitanza con i suoi numerosi viaggi, cominciò ad interessarsi del magnetismo terrestre e delle sue varie anomalie, che il comportamento incostante dell’ago della bussola mostrava. Questo suo studio, in particolare, gli consentì di definire e riportare su carta geografica (1701, la prima al mondo) le isòcline, cioè i punti della superficie terrestre dove, in un certo momento, l'inclinazione magnetica ha uno stesso valore.

Le variazioni anomale del campo magnetico terrestre lo indussero ad ipotizzare che il nostro pianeta possedesse più di un polo magnetico: da qui la teoria (formulata nel 1692 ed ancora tutta da dimostrare) che sotto la crosta terrestre si estendano tanti “gusci”, concentrici (ma liberi di “scivolare” l’uno sull’altro) e stratificati con un sistema simile alle “matrioska”.



Poco dopo, le ipotesi di Halley furono confermate dal grande matematico svizzero Leonhard Eulero e dal biologo francese Pierre Louis Moreau de Maupertuis; fu quest’ultimo che, precorrendo i tempi di oltre duecento anni, affermò che la Terra è sì un solido di rotazione, ma che, essendo vuota all’interno, risulta leggermente “appiattita” ai poli per gli effetti dell’accelerazione centrìfuga. Dovremo in seguito attendere la seconda metà del XX secolo per ottenerne conferma, grazie al lancio in orbita dei primi satelliti artificiali.

Giungiamo infine alle straordinarie imprese del Contrammiraglio Richard Byrd della Marina Statunitense, il quale, tra il 1925 ed il 1956, raggiunse per ben cinque volte alternativamente prima il polo artico e poi quello antartico. Durante la spedizione del 1947 (precisamente il 19 febbraio), mentre stava sorvolando con il 2° pilota l’interno dell’Antartico, si accorse che sotto il suo monomotore si stendeva un paesaggio assurdo e fantastico. Comunicò via radio di aver visto sotto di lui, non neve, ma un vasto territorio abbondantemente illuminato, con montagne, foreste, laghi, fiumi e popolato da animali, tra cui uno strano esemplare che sembrava un mammut. Il tutto ad una temperatura di 24 °C (!). Sempre nel gennaio del 1956, dopo aver guidato una spedizione in Antartide, Byrd aveva dichiarato che il suo team aveva esplorato 3.700 km oltre il Polo Sud e, anche poco prima della sua morte, aveva ribadito che esisteva una Terra oltre il Polo, "un incantato continente nel cielo, un mistero permanente della Terra". Poco dopo fu involontario protagonista di un altro incredibile fenomeno: l’aereo si ritrovò al centro di un campo di forze sconosciuto ed invisibile, proveniente da due strani “oggetti volanti” non meglio identificati che lo accompagnavano a breve distanza. Da quel momento iniziò un lungo colloquio, via radio, con i presunti piloti degli UFO, nel corso del quale (non è possibile in questa sede riportarlo dettagliatamente) questi ultimi dichiararono di essere «...entità extraterrestri, da sempre in contatto attraverso le naturali fenditure dei Poli con una loro colonia che viveva, per l’appunto, sotto la crosta terrestre...».

Byrd parlò di quanto gli era capitato durante la spedizione in un'intervista con Lee van Atta, dell’International News Service, tenutasi a bordo della nave comando della spedizione, la USS Mount Olympus.

L'intervista apparve nell'edizione di mercoledì 5 marzo 1947 del quotidiano cileno “EL Mercurio”, dove si leggeva, in parte, quanto segue:

«L'ammiraglio Richard E. Byrd ha avvertito oggi che gli Stati Uniti dovrebbero adottare misure di protezione contro la possibilità di un'invasione del Paese da parte di aerei ostili provenienti dalle regioni polari. L'ammiraglio ha spiegato che non stava cercando di spaventare nessuno, ma la crudele realtà è che in caso di una nuova guerra, gli Stati Uniti potrebbero essere attaccati da aerei che sorvolano uno o entrambi i poli. “Devo avvertire i miei connazionali che è finito il tempo in cui abbiamo potuto rifugiarci nel nostro isolamento e fare affidamento sulla certezza che le distanze, gli oceani e i poli fossero una garanzia di sicurezza”».


Com’era sua consuetudine, annotò immediatamente sul diario di bordo quell’incredibile esperienza, diario che poi consegnò allo stato Maggiore del Pentagono il successivo 11 marzo. Ma da quel momento, per lui, cominciarono i guai (esattamente come succede oggigiorno in casi analoghi): il diario “sparì” misteriosamente, la sua famiglia fu oggetto di pressioni e minacce ed egli stesso, dopo un interrogatorio di quasi sette ore, venne costretto a subire innumerevoli test da parte di un’équipe medica del Top Security Forces.

Appurata l’integrità delle sue condizioni psicofisiche, venne sottoposto alla strettissima sorveglianza della NSA (National Security Agency) e gli fu strappato il giuramento al silenzio più assoluto in merito, per il bene dell’Umanità (?): «...Ricordati che sei un militare e che quindi devi obbedire agli ordini…».

Fin qui la storia recente.

Oggi tuttavia siamo a conoscenza di qualche ulteriore dato. A partire dal 1966, la NASA, per conto dell’Agenzia di Supervisione “ESSA” (Environmental Science Services Administration), programmò una lunga serie (9) di satelliti meteorologici eliosìncroni, lanciati in orbita polare, allo scopo di fotografare le coltri di nubi e ricavarne così le meteo-previsioni. Fu così che il 6 gennaio 1967, l’ESSA-3 per primo, seguìto il 16 agosto ed il 23 novembre 1968 dall’ESSA-7, entrambi dotati di telecamere “AVCS” (Advanced Vidicon Camera System = trasmettevano immagini “criptate”, decifrabili solo dalle stazioni NASA; n.d.r.), individuarono sui ghiacci eterni della calotta artica un “forame oscuro circolare, in espansione dinamica, dal diametro massimo di 2300 km”. Nei vari passaggi successivi sopra lo stesso punto, i satelliti inviarono altre immagini, che evidenziarono come lo strano fenomeno fosse transitorio: detta “apertura”, infatti, si allargava e restringeva come il diaframma d’una fotocamera, diventando pian piano “evanescente” (non mostrava più, cioè, contorni netti), fino a scomparire del tutto.

Questa situazione (temporanea e aciclica, per cui imprevedibile) potrebbe essere favorita dall’ipotetico assottigliamento della crosta terrestre in corrispondenza delle calotte polari (dovuto alla già citata energia rotazionale del Pianeta) e potrebbe spiegare parzialmente la formazione delle aurore boreali e l’avvistamento effettuato da Byrd, che, in seguito, non ci risulterebbe essere mai stato ripetuto (il condizionale è d’obbligo, vista la “delicatezza” dell’argomento…).

Ma evidentemente l’interesse per lo studio del Polo Sud non si è mai affievolito, se a tutt’oggi la stragrande maggioranza delle Nazioni (Italia compresa) continua a mantenere basi scientifiche permanenti (più o meno segrete) in quello che viene definito “SESTO CONTINENTE”. 


                    In arancione le nazioni che al 2016 avevano almeno una base Antartica

La Storia, Maestra di Vita, ci ha insegnato che nel corso dell’evoluzione umana molte brillanti intuizioni sono state bollate come “eresie” o «sterili fantasie, frutto di menti malate».

Ebbene, oggi un buon numero di quelle “fantasie eretiche” fa parte integrante della nostra realtà quotidiana e continuerà ad esserlo anche per il futuro, senza che nessuno gridi più allo “scandalo”.

E, questo, grazie anche a Jules Verne... 


                                                                                                            

  

RIFERIMENTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Isoclina

https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Evelyn_Byrd

https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Highjump

https://science.nasa.gov/missions/essa

https://space.skyrocket.de/doc_sdat/essa.htm





BIBLIOGRAFIA:

Giannini A. – WORLDS BEYOND the POLES – Vantage Press, New York 1959

Bernard R. – IL GRANDE IGNOTO – Sugarco 1972

Gianfranceschi L. – UFO, cronache del mistero - Rusconi 1977

Gianfranceschi L. – UFO ESP, storie dell'impossibile - Rusconi 1978

sabato 12 settembre 2020

L’inspiegabile “SCALPO” d’un bosco a LODI

 

                                       di  GIORGIO PATTERA

All’epoca degli incredibili eventi che stiamo per ricostruire, le notizie in tempo reale, che oggi imperversano grazie agli smartphone ed ai social network, erano appena agli inizi, ma per fortuna, di noi “inquirenti del Mistero”, la comunicazione “voce a voce” (il paese è piccolo e la gente mormora…) funzionava sempre, anche se un po’ lentamente…  

L'accaduto risale al 15 luglio 2007, ma ci è pervenuta notizia solo il 31 agosto successivo.

La zona è quella di Pezzolo, nel Comune di Tavazzano con Villavesco (LO).

                      Le coordinate rilevate con GPS sono: 45° 15' 54” Nord; 9° 21' 28” Est.

                                     https://it.wikipedia.org/wiki/Tavazzano_con_Villavesco

                        Relazione tecnica del sopralluogo effettuato il 1° settembre 2007

A poco più di 2 Km. da Tavazzano, incastonato come un cameo verdeggiante fra due linee ferroviarie quasi parallele, in località Pezzolo (frazione del succitato Comune) è situato un piccolo bosco di pioppi, di forma trapezoidale, che mostra evidenti segni di qualcosa che si è appoggiato sugli alberi, ma esclusivamente su quelli più interni, dato che di quelli perimetrali solo alcuni sono stati toccati.

Al primo esame si nota come non vi siano segni di bruciature o tagli effettuati da intervento umano; gli unici segni di origine umana sono alcuni rami segati ed accatastati sul bordo della stradina che costeggia il bosco, per non intralciare il passaggio dei mezzi di lavoro (il vialetto, a fondo cieco, conduce ad una cabina di trasformazione della TAV, già attiva: la linea elettrica della ferrovia in completamento, infatti, è già sotto tensione).

Gli esemplari siti all’interno del pioppeto sono spezzati, non tutti alla stessa altezza da terra, ma nessuno presenta segni che facciano presumere un qualsivoglia intervento umano. Inoltre quelli investiti dal fenomeno presentano come una specie di “venatura”, che dalla base del tronco sale sino alla cima; alcune parti di alberi (cime, rami, porzioni di tronco o altre), che dovrebbero rinvenirsi a terra, sono introvabili, come volatilizzate o asportate.

Alcuni alberi, che prima erano dritti, ora sono piegati: in parte guardano in un verso, mentre altri nel verso opposto.

 












Le 3 schermate satellitari riprese da Google mostrano la posizione del sito. L'ultima è un ingrandimento, ma non mostra lo stato di sfacelo osservato nella data citata: come si nota, gli alberi sono ancora tutti integri, in fila, vivi e vegeti; sicuramente la cartografia di Google non era aggiornata.



1^ IPOTESI

Probabile semi - impatto da OVNI ?

Il filmato in questione mostra, anche se sommariamente, la zona ove si presume sia impattato un oggetto volante di probabile matrice non terrestre, che poi sia riuscito a rialzarsi in volo. Sosteniamo “non terrestre”, in quanto, in base alle più elementari cognizioni aeronautiche, non si conosce attualmente un “nostro” aeromobile in grado di subire un impatto così violento, riportare di conseguenza danni ingenti alla struttura aerodinamica e riuscire a ricostituire l’assetto di volo, senza precipitare: il tutto nell’esiguo spazio di ~ 100 m. Non esistono tracce a terra di pneumatici, cingoli o altro, che possano far pensare ad intervento umano; non sono stati rinvenuti frammenti metallici o di altri materiali, che possano far risalire all'oggetto che ha determinato tale impatto e, ovviamente, tale devastazione. L'unico punto in comune con un avvistamento OVNI, avvenuto circa un anno fa a circa 1 km. di distanza in linea d'aria, è dato dalla presenza di grandi fonti di energia elettrica. Nel 2006 apparve vicino alla centrale ENEL di Tavazzano un OVNI, che dapprima fluttuò e poi partì velocemente, sparendo quasi subito; testimoni dell’avvistamento furono più persone, fra cui alcuni tecnici della centrale (cfr. testimonianza più avanti).

Questo tratto di bosco ha circa le dimensioni d’un campo di calcio e si trova abbastanza isolato dal centro urbano, fra due linee ferroviarie. All'analisi obiettiva si osservano chiaramente le cime degli gli alberi sfilacciate, come se fossero state “strappate” dall’alto, ma non tutte alla stessa altezza da terra. (1) Gli esemplari colpiti mostrano una sorta di “venatura” che percorre longitudinalmente tutta la pianta, dalla base del tronco fino alla cima, come se il parenchima vegetale si fosse prima gonfiato e poi esploso.

 



Un fenomeno simile è già stato riscontrato (e, in scala ridotta, riprodotto anche in laboratorio) in occasione dell’esposizione di fito-tessuti ad intenso irraggiamento mediante microonde, per tempi brevissimi. Da noi espressamente coinvolti ed accompagnati “in loco”, alcuni docenti della facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza hanno attentamente visionato i pioppi, escludendo l’attacco di micromiceti od insetti parassiti, che potrebbero averne determinato l'indebolimento, prima, ed il crollo, poi (cfr. referto analitico allegato).




Consultata anche la stazione meteo competente per territorio, si sono potute escludere anche altre ipotesi, come quella di turbini di vento, trombe d'aria ed altri eventi atmosferici (es. fulmini, data l’assoluta mancanza della benché minima bruciatura e, nel periodo indicato, di condizioni meteo imputabili, quali precipitazioni violente o grandinate). La disposizione “a strappo” palesata dalle cime e dai tronchi degli alberi giustifica l’ipotesi che “qualcosa” di solido, proveniente dall’alto, ha interagito con le porzioni medio-alte dei pioppi; qualcosa che in seguito si è “liberato” ed ha proseguito la sua corsa, ma non certo verso terra. Solo la parte centrale dell’appezzamento ha subìto le conseguenze dell’impatto, proprio come se il contatto fra le piante ed il velivolo d’origine ignota fosse avvenuto a livello di alcune componenti dello stesso (volendo confrontarlo con qualcosa di “normale”, le porzioni inferiori della fusoliera, delle superfici alari ed i carrelli).

Diversi alberi di varia mole ed età presentano evidente piegatura del fusto, effetto che si otterrebbe solo con tiranti fissi, ma non in due settimane; inoltre alcuni guardano verso Nord ed altri verso Sud...

Da notare come solo gli esemplari all'interno del boschetto siano strappati in sommità, mentre quelli all'esterno (perimetrali) non hanno subìto danni né presentano la “venatura”. Solo un paio hanno ceduto, ma solo perché si trovavano fra il ciglio della strada e il fossato laterale.


(1) = Volendo esemplificare, anche se in maniera alquanto “prosaica”, potremmo assimilare l’azione subìta dai fusti dei pioppi al procedimento che si attua sui gambi del comune “sedano” (Apium graveolens) per asportarne i filamenti più fastidiosi al consumo da crudo (“sfilacciatura”).

Perché l’ipotesi OVNI ?

In apertura ci siamo definiti “inquirenti del Mistero” ed allora abbiamo adottato, in parte, la “forma mentis” degli investigatori istituzionali (quelli “seri”, con tanto di distintivo…), secondo cui “chi delinque è portato a tornare sul luogo del crimine”… No, non siamo impazziti: la statistica, applicata alla casistica degli avvistamenti, in questo caso è di valido aiuto nella formulazione delle varie ipotesi, per cui siamo andati (con pazienza ed un po’ di fortuna, che non è mai di troppo) a verificare se in zona ci fossero stati precedenti fenomeni riconducibili ad attività UFO: e li abbiamo trovati…

AVVISTAMENTO a TAVAZZANO (LO)

Nella casistica registrata dal Sig. Monticelli (all’epoca dell’evento figurava corrispondente CUN per Piacenza e zone limitrofe), troviamo la seguente segnalazione:

ANNO: 1991

MESE, GIORNO ed ORARIO: non precisati

CLASSIFICAZIONE: luce notturna

LUOGO: Tavazzano (oggi provincia di Lodi), 20 km. circa da Piacenza

DESCRIZIONE: in località Tavazzano, presso la Centrale dell’ENEL (distante in linea d’aria non più di 2 km. dal pioppeto di Pezzolo, n.d.r.)), viene notata una luce bianca in movimento, prima lento, poi veloce, ad un’altezza di circa 20 m. da terra.

La locale Stazione dei Carabinieri, allertata da alcuni cittadini, preoccupati testimoni dell’insolito fenomeno, trattandosi di un “obiettivo sensibile di pubblico servizio”, invia alla Centrale ENEL un’auto-pattuglia ed uno dei militari conferma d’aver osservato (confidenza raccolta da un nostro iscritto) “...una strana luce verde, che si spostava con movimenti non convenzionali...”.

Al rientro della radiomobile in Caserma, tuttavia, gli viene consigliato dai superiori di “...riportare sul verbale di non aver visto alcunché d’insolito...”.

Lo stesso Militare ha un fratello, anch’egli Carabiniere di carriera, che il 3 agosto 2001 (data del clamoroso avvistamento di Monselice) era in forza proprio nella Stazione della cittadina veneta, teatro del supposto caso di doppia “abduction”, rimbalzato su tutta la stampa nazionale.

Incuriosito dalle possibili analogie fra quel caso e lo strano avvistamento di cui era stato involontario testimone oculare dieci anni prima, il Carabiniere contatta il fratello, chiedendogli se può fargli avere copia del verbale del “caso Monselice”, essendo a conoscenza che i commilitoni di quella Stazione erano intervenuti (e di conseguenza avevano redatto l’apposito verbale, in dotazione all’Arma dal 1978). Il fratello gira la richiesta ai superiori, i quali rispondono che “...il verbale in oggetto si trova già negli USA...”. Gli fu consigliato, in ogni caso, di “...non fare più domande in proposito, se intendeva continuare a far carriera nei Carabinieri...”. 

Il COVER-UP è servito !

Aggiungiamo qui una doverosa considerazione, rivolta a coloro (e sono sempre tantissimi) che contestano il fatto che sia trascorso un intervallo di tempo troppo lungo (16 anni) tra l’avvistamento presso la centrale ENEL e il mistero del pioppeto “scalpato”. Troppo tempo, quindi, per mettere i due eventi in correlazione ed ipotizzarne la comune matrice E.T. Pertanto andrebbero classificati come “mera casualità”… A questa osservazione (logica, per i “nostri” parametri) rispondiamo che, in un’ipotetica dimensione non terrestre, il concetto di “tempo” ed il suo scorrere molto probabilmente seguono parametri differenti da quelli in essere sul nostro Pianeta (cfr. caso del Caporale Valdès. Cile, 1977).

IPOTESI ALTERNATIVA

Tromba d’aria ?

Per non essere tacciati di paranoia [ “…quelli (riferito a noi Esobiologi, n.d.r.) vedono UFO dappertutto…”)] e per distinguerci dai mitomani che gridano “all’UFO, all’UFO !” indicando il pianeta Venere in eccezionali condizioni di luminosità, siamo soliti seguire il protocollo Galileiano e formuliamo sempre un’ipotesi alternativa, purché sostenibile fino a prova contraria. In questo caso l’unica che si potrebbe chiamare in causa è il fenomeno della cosiddetta “tromba d’aria” (alias “tornado”, in termine anglofono), ma come vedremo così non può essere. Dal semplice confronto con un episodio apparentemente simile, accaduto in Toscana l’anno precedente (2006), si evince come le conseguenze a carico degli alberi (faggi, nella fattispecie) siano state del tutto diverse. Infatti nel caso del Monte Amiata (cfr. articolo de “IL TIRRENO” del 31 maggio 2006) i tronchi delle piante sono distesi al suolo (e non ritti, ma “sfilacciati” nella parte superiore, come a Pezzolo) ed appaiono SRADICATI, cioè con l’apparato radicale portato completamente all’esterno della superficie del terreno (cfr. foto relative).

Pertanto, mentre nel caso di Pezzolo (per fortuna) la stampa non è riuscita ad impossessarsi in tempo della notizia, per darne ampio (ed enfatico) risalto e vendere così qualche copia in più, a scapito del proprietario del boschetto, che avrebbe dovuto subire l’invasione di orde di “UFOMANI & UFOFILI” in cerca del “ricordino extraterrestre”, il Monte Amiata ha fatto parlare di sé più che abbondantemente, attirando orde di quegli stessi “invasati” che, a metà degli anni ’70, si riunirono sul vicino Monte LABRO, per attendere “l’atterraggio dei Venusiani” (!).    

DULCIS IN FUNDO…

Siccome anche noi, “inquirenti del mistero”, ci siamo indegnamente equiparati agli investigatori "seriosi”, per continuare ed approfondire le indagini siamo tornati più volte in zona. Ma, non senza sorpresa, il successivo 6 ottobre (83 giorni dall’evento) uno spettacolo desolante apparve ai nostri occhi: tutto l’appezzamento, coltivato a pioppo, ERA STATO RASO AL SUOLO con ruspe e pale meccaniche ! Non erano stati tagliati solo gli esemplari colpiti dalla “sfilacciatura”, azione comprensibile per evitare che le fibre legnose non protette dalla corteccia venissero attaccate da parassiti o marcissero per le precipitazioni, rendendo così non commerciabile il legname (2), ma addirittura anche tutti i pioppi perfettamente integri…

Abbiamo provato a chiedere agli operatori del disboscamento il motivo di quella repentina e, apparentemente immotivata, “tabula rasa”, ma la risposta (biascicata a bocca torta) è stata: “A noi è stato detto di fare questo, noi lo facciamo e basta”… Più eloquente di così…!

A questo proposito voci di corridoio sussurrano che il proprietario del pioppeto sia stato “invitato” da non meglio qualificati “personaggi” a radere al suolo l’intero appezzamento, formalmente per evitare l’avvicendarsi degli immancabili fanatici, a caccia di “reliquie” aliene… Un consiglio “da amico”, dunque. O meglio, parafrasando il regista F.F.Coppola, gli era stata fatta una proposta “che non poteva rifiutare”…


(2)  = E’ frequente in agraria coltivare sia grandi che modesti appezzamenti di terreno a pioppo, in quanto il suo legname pregiato, molto flessibile, è il più usato nell'industria cartaria, ma anche per la fabbricazione di listelli e pannelli di compensato, cassette da imballaggio, fiammiferi, ecc. La resa è alta, essendo una pianta poco esigente ed a rapidissima crescita. In natura il pioppo può arrivare a vivere fino a 200-400 anni… salvo “sfilacciature”, ovviamente…!!!

IL CAPORALE VALDÈS ovvero IL MISTERO DEL TEMPO MANCANTE

                                                                                      di GIORGIO PATTERA Può sembrare a prima vista il tito...