“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

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domenica 1 agosto 2021

Chi erano i NEPHILIM: Giganti, Figli degli Dèi (benêi hāʼĕlōhîm) …o qualcosa di completamente diverso...

                                                             

                                                           di GIORGIO PATTERA

Nella Bibbia il termine «Nephilim» viene spesso tradotto come "giganti" o "titani", mentre in altre traduzioni si preferisce mantenere semplicemente il termine Nefilim. La radice dunque più accreditata è l'aramaico "naphil" che significa letteralmente "giganti"... Nella lingua aramaica, tuttavia, esiste anche il termine AWS`[ [nephilà], un nome proprio che identifica la costellazione di Orione. A tal proposito molti studiosi sostengono che la radice "nephil" si riferisca alla costellazione di Orione: il termine "nephilim" sarebbe quindi il plurale di "nephila", cioè «quelli (venuti) da Orione»: gli «ORIONIDI», titolerebbe un film di fantascienza… Come dice la Bibbia, i Giganti erano inizialmente esseri umani. Alcune versioni parlano di eroi famosi, guerrieri caduti o ancora angeli caduti; un'ennesima traduzione potrebbe essere quelli che sono venuti giù, dato che il nome deriva dalla radice semitica nafal, che significa cadere.

«C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi…». (Genesi, 6: 1-8, versione CEI 2008).

Il racconto più noto si trova sicuramente nel libro della Genesi, in cui viene narrata la storia dei “Nephilim”, i giganti che abitarono la Terra in un tempo PARALLELO al famoso evento in cui i “bənê hāʼĕlōhîm” (i figli di Dio) decisero di scendere sulla Terra per accoppiarsi con le donne terrestri, generando quelli che venivano definiti uomini “famosi”, ovvero gli eroi dell’antichità. Anche se, ad onor del vero, esistono tante diverse interpretazioni sul significato effettivo del termine ebraico “Nephilim”, poiché espressioni simili sono ricorrenti nella Bibbia, dove ad esempio viene utilizzata anche per definire i “caduti” o gli “aborti”. In questo senso, però, la natura di “angeli decaduti” attribuita ai Nephilim coinciderebbe con il senso degli altri significati, appunto, di “caduti” o di “aborti”, ad indicare cioè un errore o una disobbedienza rispetto al progetto della Creazione, così come Dio lo aveva pensato.

Di riferimenti ai “giganti”, dunque, nella Bibbia ce ne sono molti e riguardano eventi che si verificarono nel corso di svariati millenni, partendo addirittura dall’era antidiluviana (precedente cioè al 12.000 a.C.), fino ad arrivare alla conquista della “terra promessa” da parte degli eserciti degli Israeliti.

"Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte.

Il SIGNORE disse: ‘Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo, poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni’.

In quel tempo c’erano sulla terra i giganti e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli.

Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi".

Un altro riferimento di notevole valenza si trova nel Libro dei Numeri (Nm, 13: 32-33), in cui si racconta che dodici spie furono inviate da Mosè per esplorare il Paese di Canaan e, di ritorno dal viaggio esplorativo, queste spiegarono così ciò che videro:

“Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che abbiamo incontrato è gente di alta statura; e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro”. E’ interessante notare la menzione dei “discendenti di Anak”, la cui radice etimologica rimanda agli Anunnaki dei Sumeri, resi famosi dagli studi di Sitchin.

Notissimo infine è  l’episodio dello scontro fra Davide e Golia, che troviamo nel 1° Libro di Samuele (1 Samuele, 17: 4-51):

“Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. L’asta della sua lancia era come un subbio da tessitore e la lama dell’asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero”.


(Il subbio è un grosso cilindro, su cui si avvolge l’ordito o il tessuto finito; il siclo era un’unità di misura del peso, equivalente a 10-13 grammi; il cubito un’unità di misura della lunghezza, equivalente a circa 45-50 cm.; il palmo a 7,5 cm.).

Tradotto in misure attuali, il gigante Golia misurava tra 2.75 e 3.20 metri, la sua corazza pesava tra 50 e 65 kg. e le punte della sua lancia tra 6 e 8 kg.

Sempre in Samuele (2 Samuele, 21: 20) si descrive anche un gigante che aveva sei dita per mano e per piede: “Ci fu un’altra battaglia a Gat, dove si trovava un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro dita: anch’egli era nato a Rafa”. Lo stesso passaggio è poi ripreso in 1 Cronache 20, 6, ove si legge che il Re Og di Bašan, uno dei re degli Amorrei, “… era rimasto l’unico superstite dei Refaim (altra stirpe di Giganti). Ecco, il suo letto, un letto di ferro, è lungo nove cubiti …” (Deuteronomio 3, 11) = 4 metri !




La letteratura rabbinica, stando alla “Jewish Encyclopedia” (Enciclopedia Ebraica), riporta che Og non morì durante il Diluvio: le acque gli arrivavano solo alle caviglie… 

La cosa inspiegabile è che molti particolari che si trovano nella Bibbia, anche i più discutibili, vengono accettati «sic et simpliciter», mentre la narrazione dei Giganti, citata con dovizia di dettagli, viene ignorata o definita «leggenda». Evidentemente, alla storia nascosta della civiltà umana appartengono quegli episodi o ritrovamenti, scomodi alla «scienza ufficiale», che la stessa ha sempre rifiutato e mai riconosciuto, spesso addirittura distruggendone le prove, solo per mantenere ostinatamente lo stereòtipo della specie umana e della sua evoluzione.

L’archeologia è piena di occultamenti e distruzione di reperti, un modo per tenere la storia nascosta, un modo per negare l’esistenza di una razza umana diversa da come ce l’hanno sempre raccontata.

La «storia nascosta» dell’umanità sta venendo fuori, piano piano, dalle nebbie del tempo e dalla cortina fumogena, creata dalla scienza ufficiale.

Ma torniamo alla BIBBIA e precisamente alla nota vicenda di Caino che, ucciso il fratello Abele, viene maledetto da Dio e cacciato dal territorio:

GENESI, 4: 14-17.

 14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; sarò vagabondo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi troverà mi ucciderà».

15 Ma il Signore gli disse: «Perciò chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, affinché nessuno, trovandolo, l’uccidesse.

16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

17 Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio.

Ora facciamo alcune riflessioni.

Caino rischiava di essere ucciso durante il suo peregrinare: ma da chi? Non c'erano solamente lui e i genitori (Adamo ed Eva), a quel tempo, sulla terra?

Caino non fondò il «paese di Nod», ma lo abitò. Pertanto, già esisteva un altro insediamento umano.

Caino si sposò dopo essere giunto nel paese di Nod: e con chi? Non certo con l’unica donna IN TEORIA esistente sulla Terra (Eva, sua madre). Ma allora, quanta gente abitava la Terra al tempo di Adamo?

QUINDI: evidentemente sulla Terra già esistevano altri gruppi etnici, che fra l’altro erano a conoscenza del fratricidio. Caino pronunciò quella frase perché era consapevole del rischio cui andava incontro: essere giustiziato dai conterranei per vendicare l'uccisione di Abele. E Yahweh lo conferma: a quei tempi esisteva la legge dell’«occhio per occhio…».

Ed ora facciamo un salto nel tempo, arrivando a quello relativamente più vicino a noi.


In tutto il mondo ci sono tantissimi ritrovamenti di scheletri giganti, ma non tutti si possono definire autentici. La presenza dei veri scheletri giganti non è approvata ancora dall'archeologia ufficiale, probabilmente perché, se verrà confermata, dovremo riscrivere la nostra storia. Anche perché, oltre che la Bibbia, parlano di «GIGANTI» molte civiltà antiche, come gli Egizi, i Maya, gli Indiani, i Dogon africani, i Nativi Americani e la mitologia greca.

Nel giugno del 2011, la Правда (Pravda = verità…) rivela al mondo una notizia incredibile: un gruppo di archeologi ha rinvenuto una sepoltura misteriosa nella giungla dell’Africa Centrale, nei pressi della città di Kigali, Ruanda. All’interno del sepolcro sono stati trovati gli scheletri di creature umanoidi gigantesche.

Le 40 fosse comuni contenevano circa 200 corpi, tutti perfettamente conservati. Le creature erano alte circa 7 metri e le loro teste sembravano essere decisamente grandi e sproporzionate rispetto al resto del corpo.

In un primo momento, gli stessi archeologi ipotizzarono che si potesse trattare di visitatori provenienti da un altro pianeta, morti a causa di una catastrofe, ma nessun segno di atterraggio e né relitto della navicella sono stati rinvenuti.

La storia dei diciotto scheletri giganti del Winsconsin.



Si tratta di una storia curiosa avvenuta circa un secolo fa, una vicenda che da una parte confermerebbe l’esistenza dei giganti e, dall’altra, confermerebbe la sensazione di molti, secondo la quale esisterebbe un’archeologia proibita, nella quale archiviare scoperte scomode, che potrebbero svelare all’umanità la vera storia della sua evoluzione.

Nel maggio del 1912, un team di archeologi del Beloit College, in uno scavo realizzato presso il lago Delavan, nel Winsconsin, portò alla luce oltre duecento tumuli con effigie che furono considerate come esempio classico della cultura Woodland, una cultura preistorica americana che si crede risalga al primo millennio a.C.

Ma ciò che stupì i ricercatori fu il ritrovamento di diciotto scheletri dalle dimensioni enormi e con i crani allungati, scoperta che non si adattava affatto alle nozioni classiche contenute nei libri di testo. Gli scheletri erano veramente enormi e, benché avessero fattezze umane, non potevano appartenere a esseri umani normali.




La notizia ebbe una grande eco e fece molto scalpore, tanto che il New York Times riportò la notizia tra le sue pagine. Forse, a quei tempi, c’era più libertà e meno paura rispetto alle scoperte che potevano cambiare le consolidate credenze scientifiche fondate solo su teorie. 

E in Asia?

Nella parte settentrionale dell’India sono stati portati alla luce resti scheletrici di un essere umano di dimensioni inusitate. Tutto ha avuto inizio da una normale attività esplorativa nel deserto, in un luogo chiamato "The Empty Quarter" (Il Settore Vuoto), nel Nord dell'India. La scoperta è stata fatta dall’équipe della «National Geographic» (divisione dell’India) con il supporto dei militari, in quanto l’area è sotto la giurisdizione dell’Esercito Indiano. La squadra di esplorazione ha trovato anche particolari tavolette con iscrizioni in sànscito, che attestano l’appartenenza dei “Gods of Indian” ad un’era antica, la mitologica “Brahma”. Secondo questi antichi scritti, a quell’epoca (1500 – 1000 a.C.) vivevano nella zona esseri giganti, che gli dèi indiani, come il mitologico "Brahma", avevano generato: molto alti e assai potenti, in grado di abbracciare un grosso tronco d’albero e sradicarlo. Questi esseri, secondo altre tavole, appartenevano ad una razza di superuomini, che sono menzionati nel Mahabharata, un poema epico indù scritto fra il IV sec. a.C. e il IV sec. d.C.

Secondo le iscrizioni rinvenute, questi uomini giganti furono creati per portare ordine nel mondo, diviso in fazioni sempre in lotta le une contro le altre. Si crede che anche uno dei figli di Bhima, uno dei fratelli Pandava, fosse detentore di questi geni. In seguito, questi semidei (ASURA), cui era stato dato tutto quel potere, si rivoltarono proprio contro gli dèi originari e trasgredirono oltre ogni limite la loro supremazia. Di conseguenza, essi furono distrutti dal dio Shiva.



Un caso particolare, relativo al mistero archeologico/paleontologico dei giganti, lo troviamo a “casa nostra”, in Sardegna, per la precisione a Pauli Arbarei (CA), nel Medio Campidano. Luigi Muscas, pittore e scultore, nato a Villamar nel 1962 e dal 1971 residente appunto a Pauli Arbarei, ha ricordi molto precisi in proposito. Da bambino, nell’accudire il gregge di pecore a lui affidato, si trovò faccia a faccia con uno scheletro gigantesco, seppellito in una tomba sulle alture vicino al paese.

«Un giorno, era il 18 febbraio 1972, come di consueto, dopo la scuola, portavo le pecore al pascolo quando un temporale mi sorprese e mi costrinse a cercare riparo in una grotta vicina. Quando vi entrai, vidi uno scheletro molto grande le cui dimensioni, mi resi conto, erano molto al di sopra della norma. La testa, per dare un’idea, era grande più o meno come un televisore da 26 pollici e gli arti superiori erano lunghi quanto me, che allora ero alto circa 1 metro e 20. La tomba aveva dimensioni eccezionali, più di 4 metri di lunghezza, ma i ricordi ancestrali e le tramandazioni scritte e orali dell’Isola la farebbe definire “piccola”, dato che l’altezza media dei “Giganti”, anche quelli sardi, raggiungeva i 6 metri».

E’ lecito a questo punto chiedersi: dove sono finiti gli scheletri di questi esseri giganteschi? Domanda più che legittima, ma che al momento non ha una risposta certa. Muscas afferma che negli anni sono stati ritrovati moltissimi scheletri, ma tutti sono stati fatti scomparire in un modo o nell’altro: commercio illegale di reperti archeologici, distruzione, occultamento. Insomma, sarebbe un vero e proprio «cover-up».

Cui prodest? Chi ha interesse a nascondere quello che sarebbe un pezzo importantissimo del nostro passato? Non si vuole che la storia si riveli diversa da quella che ufficialmente, da anni, si studia a scuola? Non sarebbe una novità, anche se, col tempo, molte nuove scoperte (come ad esempio quella delle piramidi europee) stanno portando alla necessità di riscrivere la storia stessa. Ci sono centri di potere che volutamente occultano reperti?

Muscas ricorda che quando era bambino gli scheletri ritrovati venivano mostrati e consegnati alle autorità competenti o agli esperti e quasi sempre sparivano nel nulla, subito dopo... Molti abitanti della zona hanno trovato parecchi reperti nelle loro terre, ma il più delle volte hanno nascosto tutto, hanno frantumato le ossa con i trattori, le hanno portate alle discariche, oppure bruciate: temevano di non poter avere più accesso alle proprie terre, cosa che accade nel momento in cui si individuano nel sottosuolo reperti di interesse archeologico. Muscas ipotizza anche che qualcuno abbia guadagnato parecchio dal commercio illegale dei reperti, commercio sicuramente avvenuto anche in relazione agli scheletri dei giganti. Egli stesso ha avuto informazioni in merito all’esistenza di musei privati in cui si possono ammirare numerosi scheletri giganteschi, elegantemente ricomposti nelle teche per il piacere del proprietario.

Muscas sostiene che anche la Chiesa ha contribuito ad occultare gli scheletri o a promuoverne la distruzione: tutti i reperti che sono stati affidati ad ecclesiastici sono misteriosamente scomparsi; racconta anche di essere stato ingannato da chi, con la promessa di analisi e studi che poi sono stati disattesi, ha portato via gran parte del patrimonio da lui custodito.

A questo punto resta un interrogativo storico di grande rilevanza: chi furono i nostri progenitori? Da quale etnìa proveniamo? Se c’era un popolo di giganti nel nostro remoto passato, che fine ha fatto?

L’esistenza di uomini giganti sul nostro Pianeta è uno di quegli enigmi che ogni tanto riscuote qualche interesse da parte dei media. Spesso, peraltro, i ritrovamenti di ossa di misura fuori dal comune vengono liquidati con l’etichetta “affetto da gigantismo”.



L'acromegalia (dal greco άκρος akros "estremo" o "estremità" e μεγάλος megalos "grande" che significa "crescita delle estremità") è un quadro clinico patologico derivato dall'esposizione dell'organismo ad un eccesso di ormone della crescita (GH) nell'età postpuberale e dal conseguente aumento del fattore di crescita insulinosimile 1, detto anche IGF-1, secreto principalmente dal fegato in risposta al GH.

Certo, il gigantismo esiste, così come il nanismo, ma forse vale la pena di provare ad approfondire l’argomento, anche perché di giganti si parla nella Bibbia, nelle leggende greche, orientali, africane, americane, insomma nelle cronache più antiche del Pianeta.

L’evoluzione della specie è andata proprio come ce la raccontano? Sembra esserci una sorta di «cover-up» sul problema: spesso i reperti giganteschi scompaiono nel nulla o vengono addirittura distrutti; i ricercatori che li trovano talora ritrattano e i giornali che ne pubblicano notizia si scusano con i lettori per aver pubblicato un falso. E’ mai possibile che tutti, ma proprio “TUTTI” i ritrovamenti siano inattendibili? E come mai rimangono scarsissimi reperti a disposizione di una completa indagine scientifica?

Il 27 agosto 2011, il giornalista Jaime Eduardo Rodriguez Tanguay pubblica sul WEB il filmato d’un incredibile ritrovamento archeologico in Ecuador, in uno dei luoghi denominati The Lost City of Giants (La città perduta dei Giganti), trasmesso nel corso d’un programma televisivo, condotto dal famoso regista Alfonso Espinosa De Los Monteros ed imperniato sulle esperienze personali di un prete (una volta tanto…), padre Carlos Miguel Vaca Alvarado, nato il 25 agosto 1912 a Loja, in Ecuador, che ha custodito per decenni (fino alla morte, 1999) frammenti di ossa e resti di scheletri di dimensioni immense.



E’ stato il sacerdote della parrocchia di Changaimina, nella provincia di Loja Gonzanamá, in Ecuador. Padre Carlos Vaca era un prete cattolico, musicista ed archeologo, che ha scoperto nel 1965 un insediamento archeologico sotterraneo di scheletri giganti, che sono stati successivamente esposti nel suo museo, noto come il “Museo di Padre Vaca”.

La collezione comprendeva ossa di giganti, presumibilmente di sette metri di altezza, che abitavano l’Ecuador e altre parti dell’America centro-meridionale migliaia di anni fa. Alcuni dei frammenti ossei sono stati inviati all’Istituto «Smithsonian» per ulteriori analisi: come vedremo in seguito, questo Istituto è stato indagato e condannato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, per occultamento e distruzione di migliaia di “scheletri di proporzioni gigantesche”.

La maggior parte delle ossa era costituita da frammenti di esseri che avevano un’altezza di circa 7 metri, recuperati presso un sito chiamato “Changaimina”, che tradotto significa (curiosamente) “cimitero degli Dèi”.

In passato la gente ha trovato scheletri di dimensioni immense in diverse parti dell’Ecuador: secondo i rapporti, gli esperti hanno recuperato ossa e scheletri di individui simili agli esseri umani, ma di dimensioni molto più grandi. Molti di questi scheletri rimasero nascosti alla stragrande maggioranza del pubblico, ospitati in collezioni private di tutto il mondo. Dopo la morte di padre Vaca, come è successo con il museo di padre Crespi, il suo museo è stato saccheggiato e moltissimi reperti sono andati perduti.

Nelle immagini che seguono, il gigante in piedi è la ricostruzione dei frammenti che sono stati trovati in Ecuador negli anni ’60 e può essere visto nel «Mystery Park» di Interlaken (Svizzera), realizzato nel 2004.

Ora la domanda sorge spontanea: “Sì, vabbè, ma le prove?”…

Dic. 2014: USA, rivelazione shock: “SMITHSONIAN INSTITUTION” ammette la distruzione di migliaia di scheletri umani giganti.

Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha costretto la «Smithsonian Institution» a rilasciare documenti classificati, risalenti agli inizi del 1900, dove esistono le prove della distruzione di migliaia di scheletri umani giganti.

Sentenza atta a dimostrare che l’organizzazione è stata coinvolta in un sistematico insabbiamento storico di prove che dimostravano i ritrovamenti di migliaia di scheletri di esseri umani giganti, in numero di decine di migliaia, scoperti in tutta l’America. Gli ordini di distruzione dei reperti sono stati impartiti da amministratori di livello superiore, per garantire la protezione della cronologia storica corrente in merito all’evoluzione umana.

Le accuse sono partite dall’ente americano di Archeologia Alternativa (AIAA) e la decisione non è stata presa bene dalla Smithsonian, che ha reagito facendo causa all’organizzazione per diffamazione e il danno di immagine dei 168 anni dell’Istituzione.

Ma la contro-causa non ha avuto effetto: durante il dibattimento in tribunale, sono stati messi agli atti decine di nuovi elementi di prove e testimonianze su come la Smithsonian abbia sistematicamente distrutto i ritrovamenti di decine di migliaia di scheletri umani. «…una realtà storico-archeologica che per diversi motivi non si può ammettere …», così sostiene il portavoce di AIAA, James Churward.

Il punto di svolta del caso si è verificato quando un reperto femorale umano, lungo 130 cm., è stato mostrato come prova in tribunale. Ciò ha inferto un duro colpo agli avvocati della Smithsonian, anche perché non si spiegava come l’osso potesse essere stato trafugato dal Museo stesso. Ma in realtà era stato sottratto all’Istituto da uno dei suoi curatori di alto livello a metà del 1930. Questo personaggio aveva tenuto l’osso per tutta la vita ed ha ammesso sul letto di morte (e anche per iscritto) che quel reperto dimostrava l’atteggiamento insabbiatorio ed oscurantista in atto alla Smithsonian per decenni.

Nella lettera, quel che colpisce un po’ tutti gli amanti dell’archeologia misteriosa è quanto segue:

“Si è perpetrato un affronto terribile al popolo americano. Stiamo nascondendo la verità sui progenitori dell’Umanità, i nostri antenati, i giganti che popolavano la Terra, come ricordato nella Bibbia e nei testi antichi di tutto il mondo”.

C’è stata una copertura importante da parte delle istituzioni archeologiche occidentali fin dai primi anni del 1900, occultando luoghi in cui non è inconsueta la scoperta di resti umani giganti. Ma anche tutt’ora, questi ritrovamenti non vengono denunciati né dai media né dalle agenzie di stampa, come se ci fosse un ordine superiore, una sorta di omertà sul tema.

Il rilascio pubblico di questi documenti aiuterà (o metterà in forte imbarazzo, se non in discredito…; ndr.) archeologi e storici ufficiali a rivalutare le attuali teorie sull’evoluzione umana. Finalmente, dopo più di un secolo di bugie, la verità sui nostri antenati giganti potrà essere rivelata al mondo», dichiara visibilmente soddisfatto dalla sentenza del tribunale il direttore dell’AIAA, Hans Guttenberg.

RIASSUMENDO…

Tutti i processi indiziari (quelli, cioè, privi della «pistola fumante»), che portano alla condanna dei sospettati, NON sarebbero validi «ab origine», se non si tenesse conto della «CONTRADDICTIO SINE QUA NON»…

1 – I «GIGANTI», a qualsivoglia «philum genetico» siano appartenuti, COESISTEVANO al tempo di Adamo ed Eva, al di fuori dell’Eden; quindi Adamo ed Eva NON erano i primi, unici progenitori della specie umana;

2 – Quando Caino fu cacciato dall’EDEN, perché avrebbe dovuto temere di essere ucciso? Da chi, se IN TEORIA all’esterno del paradiso Terrestre non dovevano esserci altre creature?

3 – Perché QUASI TUTTI i ritrovamenti di presunti resti umani giganteschi (> di 3 m.) sono stati classificati come:

a) gigantismo; b) bufale (ritoccate o manipolate, se non del tutto «create», al computer: ma  nel 1912 non esisteva Photoshop…); c) reperti «richiedenti ulteriori conferme ed approfondimenti scientifici», fatti in seguito «sparire» e di cui si sono perse le tracce (complici i media, che subito ne danno notizia e poi, se non la smentiscono «sotto tortura», non possono parlare degli ulteriori sviluppi…) o ancora rinchiusi ed occultati in reconditi magazzini museali, rifiutandone  le incontestabili analisi del DNA?

4) – C’è voluta solo l’audace ed encomiabile iniziativa (e, ovviamente, il denaro per gli avvocati…, oltre alla FOIA = Legge per la Libertà d’Informazione) della AIAA per sfidare un «colosso» istituzionale come la Smithsonian, indiscussa paladina naturalistica da 168 anni, costringendola ad ammettere che dai primi del 1900, data dei ritrovamenti più clamorosi negli USA, ha costantemente insabbiato, se non letteralmente «ridotte in cenere», quelle ossa che avrebbero costretto i Soloni universitari a buttare i libri di testo «canonici» e scriverne di nuovi.

Ptolemaic-Era Black Granite Sarcophagus Discovered in Alexandria

by Jason Daley, July 5, 2018; www.Smithsonian.com

Pensavo di aver chiuso con le notizie circa i ritrovamenti, quando invece, il 5 luglio 2018, veniva pubblicata sul WEB un’altra, ipotetica conferma dell’esistenza di giganti, anche nell’antico Egitto. La notizia non sembra essere la consueta «fake new» estiva, in quanto proviene (quando si parla della sincronicità…) proprio dalla «SMITHSONIAN»; la quale, dopo la batosta legale, non dovrebbe avere alcun interesse nel diffondere ulteriori bugie…

Un sarcofago di granito nero di inusitate dimensioni è stato scoperto di recente nel quartiere Sidi Gaber di Alessandria, in Egitto, a circa 5 metri sotto terra. È un ritrovamento affascinante per gli Archeologi e il professor Ayman Ashmawy, del Ministero delle Antichità egiziano, sostiene che lo strato di malta ancora intatto tra il coperchio e il corpo della bara indica che non è stato aperto da quando è stato sigillato più di 2.000 anni fa. Il sito nel suo insieme risale al periodo tolemaico, tra il 305 ed il 30 a.C.). Mostafa Waziri, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, afferma che è il più grande sarcofago mai ritrovato: è lungo circa m. 2,65, largo m. 1,65 e alto m. 1,85. Secondo Andrew Lawler della «Smithsonian», i ricercatori hanno spesso trascurato gli scavi nella leggendaria città fondata da Alessandro Magno e governata dal suo stretto consigliere Tolomeo e dai suoi discendenti dopo la morte dell'omonimo.

BIBLIOGRAFIA, FONTI E CITAZIONI:

https://www.universo7p.it/smithsonian-ammette-distruzione-migliaia-scheletri-giganti-umani/ultimi-articoli/

http://portalemisteri.altervista.org/blog/usa-sentenza-shock-smithsonian-ammette-distruzione-scheletri-giganti/

 https://www.uforay.net/smithsonian-ammette-la-distruzione-di-migliaia-di-scheletri-giganti-umani/

https://ununiverso.it/2017/06/08/usa-sentenza-shock-smithsonian-ammette-distruzione-di-scheletri-giganti/

 https://architetti-del-tempo.blogspot.com/2015/06/listituto-smithsonian-ammette-la.html

 http://www.filosofiaelogos.it/News/L%27istituto-Smithsonian-ammette-la-distruzione-di-migliaia-di-giganteschi-scheletri-umani.html

 https://www.google.it/search?q=smithsonian+ammette+la+distruzione&hl=it&rlz=1Q1GGLD_itIT462IT463&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0ahUKEwjJ-Iiizr7bAhVE8RQKHQY_DDoQsAQITw&biw=1366&bih=634

 https://www.google.it/search?q=smithsonian+museum&hl=it&rlz=1Q1GGLD_itIT462IT463&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0ahUKEwjo866n0b7bAhVIuhQKHTKyD0kQsAQIigE&biw=1366&bih=634

http://www.libreidee.org/2017/02/bufale-giganti-per-seppellire-indizi-sui-giganti-veri/

http://www.immagineperduta.it/giganti-nella-bibbia-non-solo/

http://biblicamente.altervista.org/nefilim.php

http://win.storiain.net/arret/num147/artic5.asp

http://www.utopia.it/adamo_eva_non_primi_esseri.htm

http://mistero.me/misteri/archeologia-misteriosa/i-nephilim-tra-mito-e-realta/

https://ilnavigatorecurioso.myblog.it/?s=giganti&submit=Cerca

http://thedayafter2012.blogspot.com/2017/03/chi-erano-gli-uomini-giganti-della.html

http://www.shan-newspaper.com/web/misteri/345-esistevano-gli-uomini-giganti.html

http://www.italianosveglia.com/scheletri_giganti_alti_7_metri_perche_la_storia_lo_nasconde-b-103486.html

http://telodiciamonoisevuoi.altervista.org/2017/03/11/la-storia-nascosta-scheletri-giganti-7-metri-altezza/

 

 

 

 

giovedì 31 dicembre 2020

CAPODANNO CELTICO: LA PORTA SEGRETA SI APRE...

 


                                                     di GIORGIO PATTERA

Le tradizioni, civili e religiose, dell’umano consesso non risultano univoche, per quanto riguarda la data in cui si celebra la ricorrenza del Capodanno. Ma non occorre spingerci, ad es., nella lontana Cina (che festeggia il Capodanno lunare in corrispondenza del novilunio, tra il 21 gennaio e il 20 febbraio) per sottolinearne la diversità: già tra le popolazioni del nostro occidente, in un passato non lontanissimo, la cultura Celtica faceva eccezione, posizionando il Capodanno nella notte fra il 31 ottobre ed il 1° novembre. Questo perché il “modus vivendi” dei Celti, imperniato principalmente in attività agricolo-pastorali, si rapportava strettamente ai cicli della Natura, alle sue regole ed alle sue esigenze. Di conseguenza, col mese di ottobre, per loro, terminava l’anno “lavorativo” e ne iniziava uno “nuovo”, previo un intervallo (l’inverno) dedicato alla quiescenza ed al rinnovo delle energie, sia di Madre Natura che dell’Uomo…


Ecco quindi comparire nel calendario celtico rinvenuto a Coligny (Francia centro-orientale) il termine SAMHAIN (o Samonios, come veniva chiamato dai celti insubri del Nord Italia), la cui etimologia deriverebbe dall'irlandese antico (= "la fine dell'estate"), mentre in gaelico significa "Novembre". ... 


E siccome per i Celti, a Novembre, con la Natura “morivano” anche gli uomini (= si interrompevano le gravose attività agricole), vediamo ora come questa antica civiltà considerava i defunti.

Secondo i Celti, a Samhain, nome celtico del Capodanno, si aprivano le porte fra il Regno dell’Al-di-qua e l’Altro-mondo. I morti risiedevano in una terra di eterna giovinezza e di felicità, molto spesso descritta come un’isola beata e si riteneva che in certe occasioni potessero soggiornare sulle colline, insieme col misterioso “Popolo Fatato”.

Nella notte di Samhain tutte le leggi dello spazio e del tempo erano sospese, permettendo agli spiriti dei morti (e talora anche dei vivi) di passare liberamente da un mondo all’altro.

Il confine invalicabile fra l’Aldiqua e l’Altromondo si faceva più sottile e cedevole, permettendo alle anime di mostrarsi o di comunicare con i viventi. Per questa ragione sono nate e si sono consolidate le celebrazioni in onore dei defunti, tradizioni giunte fino ai giorni nostri con qualche rituale che si mantiene inalterato nel tempo (ad es., accendere i “lumini” sulle tombe, anche se nessuno sa o ricorda più «perché si usa fare così»).

L’anno si rinnova…

Tradizionalmente il Capodanno Celtico si celebra a partire dal tramonto del sole, tra il 31 ottobre e il 1° novembre. Questo era il momento più solenne e importante: rappresentava il rinnovamento dell’anno, la fine e l’inizio di un ciclo in natura, nella vita quotidiana e nella sfera più intima e profonda della vita stessa, la spiritualità. Questo Capodanno segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, la notte era più lunga del giorno e l’anno nuovo si raffreddava gradualmente nella sua metà oscura e sotterranea. Samhain era chiamato anche “Trinoux Samonia”, ovvero “Tre Notti di Fine Estate” ed i festeggiamenti si protraevano quindi per tre giornate, se non addirittura per una decina di giorni.

Alla luce di quest’ultimo particolare, sembra che anche la festa di San Martino di Tours (11 novembre) sia una specie di “capo d’anno”, in quanto vi si ritrovano alcune delle connotazioni proprie del Samhain Celtico. Anticamente l’11 novembre coincideva con l’inizio d’un ciclo annuale, testimoniato non solo dall’aspetto folkloristico. Un tempo, infatti, a San Martino cominciava l’attività dei Tribunali, delle Scuole e dei Parlamenti; si tenevano le elezioni municipali; si pagavano affitti, rendite e locazioni; venivano rinnovati i contratti agrari, oppure si traslocava, tant’è vero che ancor oggi nel linguaggio popolare “fare San Martino” equivale a “traslocare”.


 L’antica “Festa dei Morti”

Molte leggende celtiche, in cui si narrano cicli epici di re ed eroi, si svolgevano nella notte di Samhain. Queste leggende si ricollegavano ai cicli di fertilità della Terra ed all'inizio del regno semestrale dell’Oscurità. Per i Celti, popolo dedito all'agricoltura e alla pastorizia, questa ricorrenza assumeva un’importanza particolarissima. La vita quotidiana cambiava radicalmente: le greggi venivano riportate giù dagli alpeggi e dai pascoli estivi; si raccoglievano le ultime mele; le coltivazioni non davano più frutti ed i campi venivano preparati per la nuova semina; le famiglie si chiudevano nelle cascine per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali, dedicate a lavori artigianali (costruzione e/o riparazione di utensili), al chiacchiericcio di storie, leggende e filastrocche.

In alcune regioni del nord Europa, in particolare nelle Highlands scozzesi, i giovani uomini percorrevano i confini delle fattorie, dopo il tramonto, tenendo in mano delle torce fiammeggianti per proteggere le famiglie dalle Fate e dalle forze malevole, libere quella notte di camminare sulla terra. Questo era il momento in cui si poteva facilmente prevedere il futuro e la sorte, una tradizione che è rimasta “impigliata” in molte usanze folkloriche.


Com’è nata l’attuale “Festa dei Morti”

Lo spiega compiutamente proprio Eraldo Baldini: «Con l’affermarsi della nuova religione cristiana, la Chiesa cercò di cancellare le antiche feste “pagane”, cioè appartenenti a religioni precedenti, non abolendole, ma appropriandosene, riconducendole nel proprio ambito e mantenendone vivi solo la data, ma in parte anche il significato. Così, per cristianizzare il Capodanno Celtico, la chiesa pose al 1° novembre la festa di Ognissanti, alla cui diffusione contribuì soprattutto Alcuino (735 – 804), l’autorevole consigliere di Carlo Magno. Qualche decennio dopo, l’imperatore Ludovico il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV (827 – 844), ispirato a sua volta dai vescovi locali, la estese a tutto il regno franco. Ma ci vollero ancora molti secoli perché il 1° novembre diventasse per tutta la Chiesa d’occidente la festa di Ognissanti: fu infatti papa Sisto IV a renderla obbligatoria nel 1475. Per non snaturare completamente le caratteristiche della “festa dei morti” dell’antico Capodanno Celtico, preso atto che comunque il popolo (e in larga parte anche il clero) continuava a conservarle, la Chiesa dedicò il giorno successivo, 2 novembre, alla Commemorazione dei defunti.

Fu Odilone di Cluny, nel 998, a ordinare ai Cenobi dipendenti dell’abbazia di celebrare l’ufficio dei defunti a partire dal vespro del primo di novembre, mentre il giorno seguente i sacerdoti avrebbero offerto al Signore l’Eucarestia “pro requie omnium defunctorum”. Il rito poi si diffuse a poco a poco al resto d’Europa, giungendo a Roma solo nel XIV secolo.

Al di là dei dati storici e degli aspetti della religiosità “ufficiale”, certo è che nel folklore europeo (e quindi anche italiano) i primi giorni di novembre hanno conservato aspetti che riportano ad un antico capodanno: per esempio, l’usanza in varie parti d’Italia di portare in regalo in quei giorni le “strenne”, per lo più costituite da dolciumi per i più piccoli. In questo caso, la tradizione vuole che i doni siano portati proprio dai defunti.


L’ospitalità agli antenati e il ristoro

Un tema fondamentale della Festa dei Morti è il rispetto e l’ospitalità nei confronti dei defunti, i nostri antenati che ritornano in questo mondo per una notte. Le anime dei trapassati devono, in quel giorno, venir confortate e placate, affinché (al pari delle divinità e del Popolo Fatato) siano propizie allo svolgersi dell'anno che ricomincia. Con il Cristianesimo, il culto popolare si muove su un piano di preghiera e di suffragio, ma nel frattempo i riflessi delle antiche tradizioni rimangono inamovibili in alcune usanze proprie a tutti i ceti sociali, dal più ricco al più povero: una di queste, sopravvissuta nel corso dei secoli, recita di porre lumini accesi sulle tombe dei propri cari. In passato, durante questa notte, anche la casa restava illuminata da una candela, che si accendeva per rendere più agevole il cammino dei defunti verso la loro antica dimora e la loro famiglia terrena. Da noi (ma anche nel resto dell’Europa) la tradizionale accoglienza si ritrova in varie usanze, ancora vive in parte nei piccoli centri, ma in gran parte completamente abbandonate. Ecco qualche esempio…

In Romagna una volta tutti si alzavano di buon’ora e i letti erano lasciati liberi per il riposo degli antenati. Si racconta che per l’occasione la massaia «cambia le lenzuola e le sceglie candide di bucato e odorose di spigo: appronta i letti per i morti della casa, che vi tornano a riposare stanchi del viaggio percorso dall’eternità». Anche nel Cremasco ci si alzava per tempo e si sprimacciavano bene i letti, perché i trapassati potessero trovarvi riposo.

Il banchetto è un’usanza registrata in molte regioni: quando arrivano in casa, i defunti devono trovare anche cibo e ristoro, così la mensa non si sparecchia e si lascia tutto pulito e ordinato.

I rituali delle offerte, della questua e dei banchetti


Ancora oggi ad Halloween i bambini, mascherati da mostri, vanno di casa in casa chiedendo un’offerta (“dolcetto o scherzetto?” si usa dire, un po’ ricalcando il “trick or treat” anglosassone). È un gioco rituale che deriva dall’antica tradizione di fare offerte ai defunti per la loro Festa (a volte i doni si lasciavano sulle tombe); in altri casi l’offerta si dava va chi li impersonava i Morti recandosi nelle case per una questua rituale. In molte zone il 1° novembre si usava fare una questua per i poveri raccogliendo per le case pane e farina, e si confezionavano dei dolci di forma particolare, detti «ossa dei morti».


In passato, a Fezzano (La Spezia), alla sera e alla mattina i bambini recitavano le preghiere insieme con i genitori e i nonni raccontavano storie e poesie paurose. Alla vigilia dei Morti, i bambini andavano di casa in casa per ricevere in dono fave, castagne bollite e fichi secchi: questi doni si chiamavano il «Ben dei morti». In Lombardia, le osterie di Bergamo e dei paesi vicini preparavano grandi pentole colme d’una speciale minestra d’orzo, che veniva caritatevolmente distribuita ai poveri. A Sellero (BS) e in Val Camonica si andava a Messa, pregando per i defunti; al ritorno si faceva una festa a base di polenta e “schelt”, un impasto fatto con farina di castagne. Si andava poi nella stalla a mangiare e a chiacchierare (si faceva “filò”), recitando il Rosario accompagnato da qualche bicchiere di “rosso” per difendersi dal freddo…


Il cibo che predice la sorte

Cibo tradizionalissimo per la ricorrenza dei Morti sono le fave: secondo gli antichi contenevano le anime dei loro trapassati ed erano sacre ai morti. Le fave, che per prime sbucavano dal terreno primaverile dopo che il seme era stato sepolto nella terra, erano il simbolo della resurrezione, già nell’antichissima credenza precristiana, il segno che le anime dei morti non perivano con il corpo. Anche oggi, in occasione delle festività dei primi di novembre, le «favette» o «fave dei morti» hanno questo arcaico e nobile significato. A Voghera e nell’Oltrepò Pavese si cantava e si mimava il gioco de “La bela vilana la pianta la fava... facendo in questa guisa», ripetendo inconsapevolmente una arcaica danza di incantesimo degli agricoltori per propiziarsi la produttività della terra.

La fava, antico ingrediente anche per i filtri delle fattucchiere è giunta attraverso i tempi con la sua carica di virtù magica al guanciale delle donne (specialmente lombarde) per predire fortuna o sfortuna domestica e nozze più o meno felici. Il rito si compie così: sotto il cuscino si pongono tre fave dentro un sacchetto, una intatta, una semi-sbucciata e una mondata. Quest’ultima sarebbe la maledetta, che predice una disgrazia o un marito spiantato, se estratta per prima al mattino.

C’è anche il rito, altrettanto celtico, dove si predice la sorte con una mela ma… ve lo racconteremo al prossimo Capodanno !

 

Fonti:

Trigallia - Il Portale delle Feste Celtiche - http://www.trigallia.com/capodanno.asp

https://www.lospazio.org/lospazio.org/Blog/Voci/2010/10/24_Samhain,_Capodanno_Celtico_Ognissanti-_Commemorazione_dei_defunti-_San_Martino-_Halloween..html

https://www.facebook.com/AlfredoCattabiani/posts/213111028860548:0





Baldini E. - “La festa di Halloween in Romagna e nella Padania: moda importata o tradizione millenaria?” - appendice a “Romagna Celtica” di A.Calvetti, Longo Editore, Ravenna, 2000.





UN VIAGGIO LUNGO 57 ANNI…appendice

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