“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

sabato 7 novembre 2020

PTERIGIO: il “marchio” dei rapiti ?

                                                          


                                                               di GIORGIO PATTERA

Lo pterigio (dal greco Πτερύγιο pterugion” = piccola ala d’insetto) è un processo degenerativo e iperplastico della congiuntiva, caratterizzato da una duplicatura della congiuntiva bulbare che si estende sulla cornea. Il suo nome deriva dall’aspetto “ad ala d’insetto” con il quale si presenta. Colpisce generalmente soggetti adulti ed è più frequente nelle zone calde ed assolate, riscontrandosi in maggior parte fra i 37° di latitudine, a nord e a sud dell’equatore. Nella sua patogenesi sembra assumere importanza, oltre all’ereditarietà, il tipo di attività condotta dai soggetti che ne sono portatori. Pare infatti avere una maggiore incidenza negli individui sottoposti per lunghi periodi di tempo all’azione diretta degli agenti atmosferici, in particolar modo a quella dei raggi U.V. della radiazione solare ed all’ossigeno dell’aria. Per questo motivo viene anche indicata come la << malattia dei marinai e degli alpinisti >>.

All’insorgere della sintomatologia, lo pterigio (posizionato nella fessura interpalpebrale, per lo più dal lato nasale) appare macroscopicamente come un "velo" congiuntivale di forma triangolare, che si estende orizzontalmente sulla cornea. A volte può essere asintomatico, poco esteso e non avere carattere progressivo; ma spesso, anche se lentamente, tende a progredire in senso centripeto fino ad invadere il campo pupillare, causando (oltre al danno estetico) astigmatismo, diplopia ed annebbiamento del campo visivo.


   Forma classica dello pterigio



La terapia, quasi esclusivamente chirurgica, si rende necessaria quando lo pterigio abbia la tendenza alla progressione, determinando la compromissione estetica e/o funzionale. Le recidive, comunque, sono particolarmente frequenti, per cui è consigliata in fase post-operatoria l’applicazione di radiazioni con stronzio-90 ( 1350 mrem / seduta).

Fin qui recita la scienza medica. Ma che c’entra tutto questo con l’ufologia e le “abductions” in particolare?

  



Procediamo con ordine.

La casistica degli incontri ravvicinati del 3° tipo (molti dei quali, ad onor del vero, si tramutano nel 4° tipo, in base al racconto degli eventi che scaturisce dalla regressione ipnotica cui vengono sottoposti i testimoni) abbonda, fin dagli albori della “moderna” ufologia, di un particolare costantemente presente in concomitanza all’avvistamento di presunti veicoli alieni: la cosiddetta << luce solida >> o << luce coerente >>.

Per chi non avesse troppa dimestichezza con l’argomento, riportiamo a titolo informativo (dal “Dizionario di Ufologia”, di F.Ossola) la seguente definizione: << Un aspetto da collegare intimamente al problema della luminosità (intesa in senso lato) legata al fenomeno UFO è, senza dubbio, quello della “luce solida”. Si tratta di “raggi di luce” sprigionati direttamente dagli UFO e caratterizzati da una singolare peculiarità: la capacità di allungarsi ed accorciarsi a piacere, terminando in modo netto e tronco; del tutto simili, in sostanza, ad “antenne retrattili”, che restano coerenti per tutta la loro lunghezza, sia essa più o meno estesa. Rettilinei o curvilinei, presentano uno spessore vario e sono in genere molto brillanti, tanto che sovente l’occhio umano non resiste ad una lunga osservazione. All’apparenza sembrano palpabili e concreti, ma in realtà risultano comportarsi come la luce “tradizionale”, senza cioè indurre effetti “meccanici” in chi ne viene investito. Di fronte ad un ostacolo, sembrano in grado di “penetrarlo”, comparendo dall’altra parte, come se si “troncassero” e, una volta superatolo a livello molecolare, si ricostituissero al di là di esso. Si tratta d’un vero e proprio “mistero della fisica ottica”, ancora assai lontano dall’essere correttamente interpretato alla luce della nostra scienza e delle tecnologie attuali. Le ipotesi proposte a spiegazione del fenomeno, infatti, non esistono o si limitano ad assimilare la “luce solida” al raggio laser, sebbene quest’ultimo non possieda le medesime proprietà, se non in minima parte. L’enigma della “luce solida”, osservato a più riprese, è stato sempre sottovalutato (se non addirittura ignorato dalla Scienza “ufficiale”, secondo il “dogma”: non può essere, quindi non è…) e soltanto a partire dalla metà degli anni ’60 si è iniziato a prenderlo in seria considerazione…>>.

Ma ad un attento osservatore della casistica ufologica (non necessariamente relativa all’ultimo ventennio, potenzialmente “inquinato” dalle influenze mediatiche di “Bagliori nel buio”, “Intruders” e “X-Files”) non può sfuggire un particolare ricorrente nella stragrande maggioranza dei casi di I.R. di 3°/4° tipo: il colore della “luce solida”, quasi sempre bianco-azzurra e, pertanto, a indiscutibile componente ultravioletta.

A dimostrazione di quanto affermato ci limiteremo a riportare, per brevità, due casi francesi della seconda metà degli anni ’60.

- Caso n.°1 (sabato 6 maggio 1967) – Champ du Feu (Vosgi): testimone la famiglia di Raymond Schirrmann (Vigile del Fuoco), composta da quattro persone. Riassumendo: << Verso le ore 21 la famiglia Schirrmann, riunita sulla terrazza del proprio chalet, vede avvicinarsi “un enorme oggetto lenticolare, di colore scuro, che si ferma ad una ventina di metri da casa”. Ad un tratto, dalla parte inferiore dell’UFO, scaturisce una sorta di “nastro” luminoso, terminante con una “protuberanza”, che sembra voler “sondare il terreno”. La Signora Schirrmann, preoccupata, rientra in casa, ben presto seguita dagli altri componenti; al momento di aprire la finestra della cucina (rivolta verso il fenomeno) per chiudere le persiane, viene investita da un fascio di luce bluastra emanata dall’UFO. Spaventata, non fa in tempo a lanciare un grido di richiamo al marito (il “raggio di luce” dura una quindicina di secondi), che tutto si “spegne”>>.

A conferma dello sconcertante avvistamento di cui è stata involontaria protagonista, la famiglia Schirrmann assiste (l’indomani mattina, domenica 7 maggio) ad un’insolita quanto intensa attività aerea, nei cieli di Champ du Feu, da parte di velivoli “Mirage III R” appartenenti alla 33^ Squadriglia Ricognitori, di stanza a Strasburgo-Entzheim. In seguito il Signor Raymond, grazie alla sua professione, viene a sapere che la stazione radar dell’Alto Reno (che lavora d’intesa con gli aeroporti militari della regione) aveva rilevato un O.V.N.I. (Objet Volant Non Identifié) nella stessa zona, data ed ora dell’avvistamento effettuato dalla sua famiglia.

- Caso n.° 2 (21 agosto 1968) – Villiers-en-Morvan (Côte-d’Or), h.10.30–11.00: testimoni due agricoltori, M.Carré e P.Billard. << Mentre sono intenti a spigolare la segale, il primo nota una sorta di “macchia biancastra” (a forma di “losanga” o “tovaglia da pic-nic” o “foglio di giornale aperto”) che si estende sull’erba del prato, a sinistra dell’abetaia situata sulla collina di fronte, distante due km. circa. Avverte quindi P.Billard, che ha modo di osservare anch’egli lo strano fenomeno, che seguirà con lo sguardo per tutta la sua durata, con le conseguenze che poi riporteremo. Nel frattempo la “macchia”, che assume vieppiù l’aspetto d’un “corpo solido”, comincia ad “illuminarsi” progressivamente, mutando il proprio colore dapprima in azzurrognolo e poi in un blu accecante, insopportabile alla visione, come un “arco elettrico”. In seguito “l’oggetto” cambia forma, ma i due testimoni non riescono a precisare quale essa sia, a causa della difficoltà di osservazione del fenomeno, che li abbaglia. Riprendono pertanto il lavoro e dopo mezz’ora circa, agganciato al trattore un rimorchio carico di spighe, stanno per fare rientro alla fattoria. Si accorgono allora che dalla “cosa” si diparte un prolungamento luminoso, a forma di colonna, che si allunga a dismisura, come “il soffietto d’un apparecchio fotografico a lastre”. Poi, lentamente, nel corso di dieci minuti il fascio luminoso si ritrae verso la zona rettangolare biancastra all’origine del fenomeno e “rientra” in essa. Prima che scompaia del tutto, i due contadini hanno l’impressione di intravedere una specie di “disco” o “sfera grigiastra” posata sul rettangolo, ma dichiarano onestamente di non esserne sicuri, in quanto la loro vista era stata messa a dura prova dall’eccezionale luminosità del fenomeno. Da notare che P.Billard, il testimone che aveva osservato l’evolversi del fenomeno con maggiore insistenza, accuserà all’indomani seri problemi alla vista (corioretinite attinica ?), che lo costringeranno a far uso per lungo tempo di occhiali da sole.

Ci fermiamo qui, per questioni di spazio; ma potremmo continuare a lungo coi resoconti testimoniali degli IR3 segnalati a cavallo degli anni ’60 e ’70, che assumono tanto più valore se si considera che, a quell’epoca, la casistica ufologica non era ancora “inflazionata” dai casi di presunti rapimenti, che si sono via via accumulati a partire dagli anni ’80. Vale la pena ricordare, a questo proposito, che sia gli involontari protagonisti degli IR4 che gli occasionali osservatori esterni concordano nel riferire il particolare del “raggio traente di luce azzurra”, che immobilizzerebbe la persona da prelevare (inducendola in uno stato di “animazione sospesa”) e la condurrebbe all’interno del velivolo alieno. Notissimo è l’episodio occorso a Linda Napolitano (New York, 30/11/1989) e indagato da Budd Hopkins. In ogni caso, a detta dei testimoni (per la maggior parte attendibili), sia in occasione degli IR3 che durante le “abductions” un ruolo determinante sembra proprio essere sostenuto dalla luce solida, quasi sempre compresa fra i 158 e i 4.000 Å : nella banda, quindi, dell’ultravioletto.

Vediamo ora di riassumere.







L’Oftalmologia ci insegna che: radiazione ultravioletta = danni potenziali alla funzione visiva (corioretinite attinica), tanto più reversibili quanto minore è stato il tempo di esposizione alla sorgente luminosa. Al contrario, se l’esposizione (per motivi di lavoro, i marinai, o di hobby, gli alpinisti) si prolunga per molto tempo durante tutto l’arco dell’anno o addirittura per tutta la vita (per chi abita nei paesi tropicali), il soggetto può andare incontro a patologie ben più gravi (lo pterigio), anche se in quest’ultimo caso non va trascurata la familiarità. A questo punto l’ipotesi di lavoro è questa: data una persona in cui, a distanza dei cinque anni “canonici” dal presunto rapimento, comincia lentamente a riaffiorare il ricordo di eventi psicologicamente traumatici, legati a ripetuti episodi di abductions, unitamente ad esperienze oniriche ricorrenti del medesimo tenore, per di più affetta da pterigio recidivante, può essere invocata (ancorché in mancanza di assistenza a livello psicoterapeutico, mediante ipnosi regressiva) la componente della radiazione ultravioletta come causa scatenante della patologia a suo carico ?

Pur non essendo ancora stata accertata la corrispondenza tra fascio di luce blu e radiazione ultravioletta (e di conseguenza corioretinite attinica) in occasione dei fenomeni di abductions ed anche se in proposito manca un’adeguata statistica nella letteratura ufologica, è interessante ricordare che l’autrice americana Karla Turner, nel suo lavoro << Rapite dagli UFO >>, in cui esamina a fondo otto casi di presunti rapimenti a carico di altrettante donne, riporta nel quadro “Effetti sul corpo” l’irritazione agli occhi (non meglio definita) presente nel 50% dei casi, vale a dire in quattro testimoni sul totale; mentre le voci “Luci di natura sconosciuta”, sia all’interno che all’esterno dell’abitazione, ricorrono tra l’87,5 ed il 100%.

Parlavamo di familiarità: indubbiamente lo pterigio può (anche se non necessariamente) manifestarsi come espressione ereditaria. In effetti, nel caso che attualmente stiamo seguendo, la madre di Nicoletta (nome fittizio della presunta “addotta”) presenta la stessa patologia della figlia, anche se in tono decisamente minore (se non addirittura trascurabile), tanto da non avere bisogno di sottoporsi ad alcun intervento chirurgico, come invece è purtroppo successo a Nicoletta (e probabilmente si ripeterà). Tuttavia né il fratello né la sorella, immuni da incontri del 3°/4° tipo, lamentano alcunché di patologico a livello oculare, men che meno lo pterigio: questo potrebbe voler significare che il gene codificante per la malattia in oggetto quasi sicuramente non è dominante (ma recessivo) e che la manifestazione della patologia (fenotipo) non risulterebbe legata al sesso (femminile), anche se nella letteratura medica, finora, non si trova purtroppo riscontro a queste supposizioni. La chiave di lettura di tutta la vicenda, allora, potrebbe essere la seguente: l’esposizione ripetuta alla radiazione ultravioletta (che potrebbe verificarsi nel fenomeno dei “repeater”) o la permanenza prolungata in ambiente saturo di “luce” della stessa lunghezza d’onda (se si volesse considerare non utopistica la teoria secondo cui, nell’altra “dimensione”, uno dei nostri minuti corrisponderebbe ad otto ore, in base al calcolo della “sfasatura temporale” ricavata dal racconto degli addotti; cfr. il caso del Caporale Valdès: Cile, 25/04/1977) potrebbe aver bruscamente innescato, in un soggetto geneticamente predisposto come Nicoletta, l’accelerazione di quel processo degenerativo che, in assenza della stimolazione indotta dall’esterno, avrebbe avuto forse buone probabilità di rimanere allo stato latente.

Ci dispiace di non poter essere maggiormente esplicativi, ma, di fronte ad un presunto caso di “abduction” così complesso e ancor pieno di interrogativi, non ce la sentiamo proprio di sbilanciarci oltremodo, specie nel momento iniziale dell’indagine che stiamo conducendo.

Per verificare l’attendibilità o meno delle nostre intuizioni, occorrerà procedere con un protocollo di assistenza psicoterapeutica, fondato sulla tecnica ben consolidata dell’ipnosi regressiva. Questo perché, in ogni caso, il presunto addotto avverte sempre maggiore l’imperativo categorico di “sapere” ciò che gli è successo: e, dall’altra parte, noi dovremmo essere in grado di fornirgli una risposta, qualunque essa sia, purché attendibile…


BIBLIOGRAFIA

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Srb/Owen/Edgar – GENETICA GENERALE – USES/Firenze, 1969

F.Ossola – DIZIONARIO ENCICLOPEDICO di UFOLOGIA – SIAD/Milano, 1981

M.Figuet/J.L.Ruchon – OVNI: Le premier dossier complet des rencontres rapprochées en France – Ed.A.Lefeuvre, 1979

H.Durrant – Les DOSSIERS des OVNI – Ed.R.Laffont, 1974

C.Garreau/R.Lavier – FACE aux EXTRA -TERRESTRES – Ed. J.P.Delarge/Paris, 1975

P.Brookesmith – UFO: the complete sightings catalogue – A.Blandford/London, 1995

K.Turner – RAPITE dagli UFO – Ed.Mediterranee/Roma, 1996           

 


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