“Solo se sei pronto a considerare possibile l’impossibile,

sei in grado di scoprire qualcosa di nuovo”.

(Johann Wolfgang Goethe)

“L’importante è avere un pensiero indipendente:

non si deve credere, ma capire”

(Hubert Revees)


“L’Uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”

(Hubert Revees)

sabato 20 maggio 2023

THE MOTHMAN PROPHECIES ovvero l’UOMO-FALENA

 



Capita anche a te di pensare che, al di là del mare,

vive una città, dove gli uomini sanno già volare…?!


                                                 di GIORGIO PATTERA

L’Uomo Falena (“The Mothman”, in inglese) è il nome dato a una strana e misteriosa creatura, che intorno alla fine degli anni Sessanta si sarebbe aggirata in un piccolo villaggio del West Virginia, Point Pleasant.

Un migliaio di famiglie vivono in questa tranquilla cittadina, situata del cuore dell’America orientale, tra il fiume Ohio e il Kanawa, dove ogni cosa sembra essersi fermata agli anni Cinquanta. Case e auto hanno un sapore lontano, al punto che un qualsiasi turista – passeggiando fra queste vie – potrebbe avere la sensazione che nulla di negativo sia mai capitato né potrebbe capitare a Point Pleasant. Eppure questa cittadina è stata spettatrice per ben 13 mesi di eventi assolutamente terrificanti e inspiegabili.


La notte del 15 novembre 1966, due coppie di ragazzi vedono qualcosa che li terrorizza a morte e dalla quale cercano di fuggire senza respiro. Arrivati fino all’ufficio dello Sceriffo, a quest’ultimo raccontano l’accaduto. Linda Sacarberry, una delle due ragazze, riferì: “Stavamo andando in giro in macchina quando ci siamo imbattuti in una specie di creatura. Non era un uccello, il corpo era quello di un uomo, solo le ali lo rendevano simile ad un volatile. Gli occhi erano di un rosso molto strano, non avevo mai visto un rosso così, non si riusciva a staccarne lo sguardo, erano come ipnotici.Abbiamo avuto la sensazione che quella creatura avesse voluto dirci qualcosa con gli occhi. Sembrava in parte uomo e in parte…?... non saprei… Eravamo troppo spaventati per restare lì e scoprirlo, siamo fuggiti il più in fretta possibile. E «lui» ci ha seguiti in volo per tutta la strada, fino ad arrivare in città. Quella creatura è piombata giù e ha urtato il tettuccio dell’auto, così abbiamo svoltato e siamo corsi all’ufficio dello sceriffo”.

Lo stesso sceriffo, qualche tempo dopo, quando altri agenti di polizia cercarono di screditare la testimonianza dei ragazzi, dichiarò: “Conosco quei giovani sin da quando erano bambini e non hanno mai creato nessun problema, ma quella notte erano veramente sconvolti dalla paura. Li ho presi sul serio”.


Cominciò tutto il 12 novembre 1966: cinque operai di un cimitero della zona riportarono l'apparizione di una strana creatura alata. Tre giorni dopo è il turno delle due coppie, Steve e Mary Mallette e Roger e Linda Scarberry, a fare l’inconsueto incontro: chi volle parlare fu solo Linda Scarberry, che descrisse una grande creatura simile ad un essere umano, ma dotata di brillanti occhi rossi e di una pelle grigio-nerastra. L'essere era molto alto, circa tre metri (dieci piedi, secondo le misure americane). Particolare importante: l'avvistamento venne effettuato nei pressi della TNT, una fabbrica di munizioni ormai in disuso risalente alla Guerra Mondiale, dove in seguito si sarebbero effettuate molte altre apparizioni. L’entità avrebbe inseguito per un certo tratto del percorso gli spaventatissimi quattro. L'avvistamento divise le forze dell'ordine: se lo sceriffo di Mason Country, il veterano George Johnson, si affretta a ricondurre il tutto all'avvistamento di un esemplare di airone insolitamente grande, invece il suo vice MillardHalstead non solo prende molto sul serio l'accaduto, ma dichiara pubblicamente di credere alla parola di quei ragazzi, che conosce dalla nascita.

Questo fu solo l’inizio. Dopo quella sera, gli avvistamenti del Mothman si moltiplicarono. Il giorno dopo, ovvero il 16 novembre, due donne ed un bambino videro la creatura aggirarsi nei pressi del vecchio deposito di dinamite. Il 24 novembre altri testimoni affermano di aver visto volare l’uomo falena sopra i capannoni del vecchio deposito. Da quel momento cominciarono a circolare i primi “identikit” della creatura. Il 25 novembre un testimone disse di aver visto il Mothmanin un campo, pronto a spiccare il volo ed a raggiungere il suo furgone. Questo è il primo avvistamento avvenuto nelle ore diurne. Simile è la testimonianza della signora Ruth Foster, il 26 novembre: uscendo di casa si trovò il volatile nel suo giardino. Spaventata rientrò e chiamò aiuto, ma all’arrivo del cognato la creatura era già volata via. Con questa cadenza inquietante gli avvistamenti continuarono a susseguirsi, non solo nella cittadina, ma anche in località vicine. Alcuni scettici ipotizzano che fosse un animale notturno che, tramandando la descrizione da persona a persona, abbia preso le forme dell’uomo falena. Tornando a Point Pleasant, durante i terrificanti mesi degli avvistamenti apparvero anche i «Men in Black», che con tutta probabilità erano interessati all’uomo falena. Parlavano in modo strano, tutte le linee telefoniche furono poste sotto controllo e alcune persone vennero minacciate, se solo avessero parlato ancora della creatura…




Il ricercatore John Keel si interessò per anni al caso, pubblicando un resoconto delle sue indagini sotto il titolo ”Il caso Mothman“. Il particolare curioso, forse il più inquietante, è quello delle telefonate anonime, che anche lo stesso Keel ricevette per lungo tempo. Infatti qualcuno lo contattava, raccontando eventi catastrofici che puntualmente si verificavano: una sorta di premonizione... Uno di questi fu, per l’appunto, proprio il crollo del Silver Bridge, avvenuto il 15 dicembre 1967. Keel pare fosse stato avvisato del fatto che il ponte sarebbe collassato e una donna, giorni dopo, affermò di aver visto qualcuno arrampicato sulla struttura del ponte, facendo pensare, dunque, che la tragica storia del ponte crollato abbia strettamente a che fare con le apparizioni dell’Uomo Falena. Da quel momento in poi la comparsa della silhouette del Mothman fu considerata presagio di sventure.


Ad avvalorare la tesi che l’essere sia apportatore di sventure, c’è anche la testimonianza di due operai della centrale nucleare di Chernobyl, che dichiararono di aver visto, poco prima dell’esplosione del reattore, “un grande uomo scuro senza testa con grandi ali e occhi rosso fuoco”. Di seguito, piloti russi ed impiegati della centrale dissero di aver visto “un enorme uccello nero, con ali grandi sette metri, volteggiare tra i fumi tossici”. L’ultimo avvistamento, che testimonierebbe l’esistenza dell’Uomo Falena, risale all’11 settembre 2001 ed è stato documentato da Steven Moran, dopo il crollo delle Twin Tower a New York. In una foto scattata casualmente da Moran, si vede quello che è stato soprannominato “l’angelo” o “il dèmone volante”. Per molti si tratta inevitabilmente del Mothman.






SulMothmanè stato detto e scritto di tutto, il contrario di tutto e, se fosse possibile, anche di più…

Si è parlato di esperimenti militari sfuggiti al controllo, di esemplari di una antica specie volatile del Pleistocene sopravvissuta fino ad oggi, di teorie del complotto, di uomini in nero…

Secondo lo scrittore A.B. Colvin, la creatura altro non sarebbe che un Garuda (= uccello, in Indonesiano), un'antica razza di creature dedite al progresso dell'umanità: nella mitologia buddista, i Garuda sono una “razza divina” di uomini-uccello. Ma secondo molti altri, in concreto, il «mostro» non sarebbe altro che foriero di sventure…



Col tempo, dell'Uomo Falena se ne appropria la cultura popolare: il Criptide diventa prima protagonista di un episodio della serieX- Files e poi, nel 2002, del film The MothmanProphecies, con protagonista Richard Gere, che riprende proprio il libro di Keel.

Questi grandi Garuda ed altri esseri alati sono strettamente associati a fenomeni luminosi. Tendono ad apparire in aree in cui gli UFO sono stati attivi e, come gli UFO, tendono a rimanere per giorni e persino per settimane nelle stesse specifiche aree.Nel 1948 una diqueste grandi entità luminose della regione Illinois-St.Luis visitò un’area della valle del Mississippi, dove da allora in poi avrebbero avvistato continuamente UFO e osservato l’attività di una mostruosa creatura irsuta. 

In molti casi i testimoni hanno visto chiaramente i soggetti nel processo di materializzazione e di smaterializzazione. Prima si osserva un bagliore, di solito rossastro, che segna l’emergere dell’oggetto dalla banda invisibile dello spettro infrarosso, per poi manifestarsi nella stretta banda della luce visibile. Ora, se l’oggetto che passa attraverso la banda visibile a più alte frequenze è il ciano (verde-bluastro), prima si scolorisce nel blu (difficile da vedere di notte) e poi entra nella banda ultravioletta.

Ma anche nel nostro Paese non mancano gli avvistamenti di «umanoidi volanti». Una delle prime segnalazioni proviene da San Martino di Bobbio (Piacenza), ove il 19 agosto 1971 Pietro Bongiorni, custode delle (allora) Terme della cittadina emiliana ai confini con la provincia di Genova, verso le h.19 si trovava sul terrazzo, in compagnia della moglie, dei figli e di un amico. Ad un tratto, tutti i presenti notarono uno strano oggetto che si stava muovendo in cielo e, man mano che si avvicinava, prendeva le forme d’un «essere umano». Giunse a circa 5 metri dai testimoni, ma non si fermò e li oltrepassò lentamente, proseguendo il suo librarsi in aria e scomparendo alla vista verso est, assumendo in volo una posizione simile a quella dei motociclisti. Letteralmente stupiti, ebbero modo di osservarlo assai da vicino e notarono che aveva un aspetto umano, alto circa un metro e settantacinque, con barba e folta chioma nera. L’entità volante, rivestita con quella che appariva come una tuta color bruno-fulvo, guardò molto intensamente il Custode con i suoi occhi scuri. Ma questi non furono gli unici ad aver incontrato l’essere con le ali: infatti, nello stesso giorno, altri testimoni oculari riferiscono d’aver osservato lo stesso essere, riconoscibile per lo strano colore della sagoma, raccogliere campioni di pietre sul greto del fiume Trebbia, sempre a Bobbio, e poi “volare via” (sic !..). (M.Tambellini, “Alieni in Italia”, 1996, Ediz.Mediterr., pag.68-69).

  



 

La troupe di «Mistero» sulle rive del Trebbia - 23 Gennaio 2013

La conduttrice racconta di aver raccolto testimonianze da «mettere i brividi», soprattutto in merito all’apparizione dell’ “uomo falena” alle terme di Bobbio, nei primi anni Settanta.

Questo umanoide sarebbe stato avvistato in diverse parti del mondo e tutti i testimoni hanno riferito descrizioni sostanzialmente simili. L’ufologo Elvio Fiorentini (curatore del sito Soprannaturale.it) nell’intervista rilasciata al programma rilancia: «Anche l’ex custode delle Terme ha visto l’uomo-falena sul Trebbia. La sua versione dei fatti è stata confermata dai familiari, da molta gente del posto e da un dipendente dell’ANAS».

Resta da chiedersi però come mai, anche in tempi di tecnologie digitali, molte delle foto più recenti dell'Uomo-Falena siano sempre estremamente sgranate o comunque poco chiare.

Cattivi funzionamenti o, addirittura, blocchi totali delle fotocamere sono molto comuni tra gli occasionali testimoni: sembra proprio che esista una forza esterna che intervenga sui dispositivi ottici, meccanici o digitali, quando creature sconosciute e/o UFO siano nelle vicinanze.

Una delle ultime immagini risale al 2016: analizzandola, un Biologo ha affermato di aver riconosciuto nella foto l'immagine di un grosso gufo che trasporta una preda appena catturata, forse un serpentello.

Alcuni anni prima un esperto, Joe Nickell, aveva affermato che la maggior parte delle fotografie incriminate, in realtà, altro non erano che immagini di gufi o di altri rapaci notturni, mentre il Biologo Robert Smith ha avanzato una spiegazione ancora più verosimile.



Esiste un volatile, denominato Gru di Sandhill (una specie di trampoliere americano), grande quanto un uomo. Secondo Smith, la maggior parte delle persone che ha creduto di vedere la creatura soprannaturale non avrebbe fatto altro che incontrare alcuni esemplari di questa specie, che avevano sconfinato dal loro percorso migratorio abituale.La gru canadese (Antigone canadensis) o gru di Sandhill è una specie appartenente alla famiglia dei Gruidi, diffusa in America del Nord e nell'estremità nord-orientale dell'Asia.

È di colore grigio-marrone uniforme e gli esemplari adulti presentano una macchia glabra rossa sulla fronte.

 

Ma agli abitanti di Point Pleasanttutto questo non interessa…



Dal 2003 nel centro della cittadina hanno fatto erigere una statua del «loro» Uomo-Falena:

è il loro modo per ricordare gli eventi di oltre trentacinque anni prima…

 

lunedì 24 aprile 2023

Gli UFO sul “COL de VENCE”

 

di GIORGIO PATTERA

Quale distretto della Francia non detiene la propria leggenda di Fantasmi o Dama Bianca o UFO, che ci si racconta la sera, accanto al caminetto, ad inverno inoltrato?

Il nostro “Far filò”, insomma…

Ci sono luoghi la cui evocazione stimola la curiosità di noi ricercatori, in quanto le vicende tramandate su di essi sembrano magiche e irreali:il “Col de Vence” è uno di questi.



Situato nell'entroterra di Nizza, è noto da tempo come luogo in cui si verificherebbero strani eventi, attirando molti escursionisti, appassionati di UFO e talvolta (purtroppo) anche gruppi settari. Perché il Col de Vence suscita tanto entusiasmo? Certamente per l’impulso di scoprire l’origine degli straordinari fenomeni che avvengono in questo luogo fantasmagorico, che racchiude manifestazioni inspiegabili ed assolutamente sconcertanti, la cui origine rimane fino ad oggi sconosciuta e dietro alla quale si nasconderebbe un'intelligenza, una presenza tanto invisibile quanto reale...


Il Col de Vence si trova n elle Alpi Marittime,ad una trentina di chilometri a nord-ovest di Nizza. Questo luogo mistico, divenuto nel tempo teatro di fenomeni alquanto insoliti, è molto ambìto dagli amanti della natura,per effettuarvi escursioni a cavallo o in mountain bike e per lo studio di flora e fauna; così come i suoi“IDOLI di PIETRA”, che richiamano forme insolite.Una volta in cima (1000 metri), uno splendido panorama si apre su gran parte della Costa Azzurra, fino a raggiungere,in assenza di foschia, l’isola di Corsica. Si noti che ad una cinquantina di chilometri è situatoil campo militare di Canjuers, il più grande campo di manovre di artiglieria d'Europa: e qui il presunto collegamento fra UFO e Militari, come il gatto che gioca col topo, è d’obbligo… almeno per gli “addetti ai lavori”…



Il Col de Vence è comunque un luogo ricco di storia, mitologia e mistero…

Un tempo si sono stabiliti in questi luoghi insediamenti Greci, Celti, Liguri, Romani, Visigoti, Ostrogoti, Saraceni e Templari; questi ultimi eressero qui la cappella dedicata a Saint Barnabé (San Barnaba).



In questo sorprendente angolo dell’Alta Provenza si possono osservare strani agglomerati di rocce che sembrano scolpite dalla mano dell’Uomo e forme che ricordano ideogrammi terrestri (la Sfinge, teste di scimmia, dromedari, volti umani…), che i geologi si sono affrettati ad attribuire all’azione di fenomeni di erosione idrico-eolica. Ma il “dubbio” è la dote precipua dei “liberi” Ricercatori…







Il Col de Vence è noto da molto tempo come zona di intensa attività ufologica. Già negli anni '60 saggisti famosi, come Guy Tarade e Robert Charroux, hanno citato nelle loro opere questo luogo magico. Anche noti ufologi, come Gildas Bourdais e Joël Mesnard, sono saliti al “Plan des Idoles”, affermando di essere stati testimoni di fenomeni sfuggenti ed apparentemente inspiegabili.



I fatti inquietanti osservati si classificano come apparizioni di UFO o Poltergeist, accompagnati da fenomeni luminosi, disturbi ai motori delle auto e/o dispositivi elettrici ed elettronici, scaricamento subitaneo delle batterie (nuove!) delle videocamere, fenomeni sonori e termici repentini ed incomprensibili, caduta di rocce da chissà dove, incendi inspiegabili, a volte anche d'inverno. Si notano anche altri fatti misteriosi, come la comparsa improvvisa di impronte circolari sul terreno in diverse zone del sito e la conseguente assenza di crescita, nei medesimi punti, delle essenze vegetali. Questo per diversi mesi, se non addirittura il replicarsi di anno in anno: come se un'entità intelligente interagisse con l’ambiente…E in inverno, anche la neve non riesce a depositarsi su quelle circonferenze…

                             






Le prime segnalazioni risalgono al 1866: all'epoca, si osservavano “palle di fuoco emergenti da una specie di nuvola”, che evolvevano molto lentamente nel cielo.

Il 6 maggio 1875, gli abitanti della Città videro “un'accecante fanghiglia infuocata sbucare di nuovo dalle nuvole”.

Il 21 marzo 1877, altre inspiegabili luci, anch’esse simili a palle di fuoco, apparvero ancora nel cielo.



Il Col de Vence e tutti i misteri che lo circondano sono stati riportati al grande pubblico nel1994da Pierre Beake, co-autore del libro “Les Mystères du Col de Vence”.Una sera, in compagnia di un altro testimone, fu protagonista di un'insolitaosservazione: due grandi luci di colore giallastro, che riuscì a filmare, si muovevano in cielo seguendo una traiettoria ben precisa; in seguito presero quota a velocità costante e sparirono nel buio. Dopo circa quaranta secondi, apparve una terza luce, per poi scomparire anch’essa nella notte particolarmente limpida, confondendosi con il cielo molto stellato.

Aeromobili convenzionali? Interrogati i Controllori di volo del vicino Aeroporto di Nizza, la risposta fu che “i radar della regione Nice-Côte d'Azur hanno rilevato, quella sera, solo il previsto traffico locale”.

A questo punto ci limitiamo a riportare solo un paio dei numerosi, strani fenomeni avvenuti sul Col de Vence in tempi recenti.

13 dicembre 1997

Il flash di un ricercatore esplode con un rumore assordante, dopo che la sua fotocamera si è bloccata (fenomeno, quest’ultimo, ben noto: si ripete spesso durante gli sky-watch ed è capitato anche allo scrivente –N.d.R).Tuttavia resta illeso; circa le possibili cause, torna l’ipotesi della presenzadi una forte perturbazione del campo elettro-geo-magnetico, naturale o indotta…





27 febbraio 1998

Durante un'osservazione al Col de Vence, i testimoni hanno visto una piccola sfera rosso-arancio muoversi lungo la cresta e poi verso lo zenit, in totale silenzio.

Allora, da cosa scaturisce il mistero che circonda questo luogo particolare, così riposante durante il giorno e così enigmatico di notte, con un paesaggio, a tratti, quasi lunare e desertico, ma, in certi angoli, bucolico, quasi monastico?

Ma dalle sue “PIETRE”, ovviamente! Parliamo proprio di “queste” pietre…





Pietre “infisse”(come i più celebrati “MENHIRS” di Bretagna, Corsica, Sardegna e Inghilterra), perse tra cielo e terra, con strani rilievi e forme tormentate,che conferiscono al sito un'atmosfera così speciale, tanto da meritare l’intrigante appellativo di "PlandesIdoles" o "Plateau de la Lune".



I Geologi sentenziano prosaicamente che la superficie dell'altopiano offre l'aspetto di una gigantesca zona Carsica, cioè di una specie di pianura interamente modellata dall'acqua, essendo tutte le sculture delle rocce dovute all'erosione. Il sito è costellato di gallerie sotterranee, grotte e falde acquifere profonde. Francamente non ci importa se hanno ragione, ciò che si avverte “a pelle” è una sensazione di “impotenza” di fronte al mistero, che rimane nell’intimo ed alla fine fa dubitare: l'erosione è davvero l'unica responsabile di questo spettacolo impressionante? Alla curva di un sentiero, si riconosce la silhouette di un dromedario, una testa di scimmia, un blocco massiccio la cui foggia ricorda la Sfinge egizia, il tipico profilo di un nativo sudamericano, ecc. Come accettare passivamente che un tale accumulo di somiglianze sia dovuto esclusivamente ai capricci della Natura e concentrato in un unico luogo?




Concludendo: sappiamo chele cronache qui riportate possono sembrare poco plausibili alle menti ipercritiche, per cui chiediamo semplicemente agli scettici di non giudicare gli eventi del Col de Vence in base alla loro concezione della realtà.

Questi fatti esistono e sono reali, la nostra intenzione non è convincere.

E pur sapendo di poter incappare in una “blasfemìa ufologica” (mi si perdoni il neologismo), ci piace accostare, anche se con le dovute proporzioni, le “sculture” di “PLAN des IDOLES” alle più blasonate “piste di Nazca” : perché ?

È presto detto. Entrambe sembrano voler gridare al Cielo, in un silenzio assordante:

“NOI SIAMO QUI: ci riconoscete ?”…

BIBLIOGRAFIA

I.C.D.V. – LesInvisiblesdu“Col de Vence”–Nerusi, 2008

Beake P. –LesMystèresdu“Col de Vence” – Le TempsPrésent, 2009




RIFERIMENTI

https://www.segnidalcielo.it/francia-i-misteri-di-col-de-vence-tra-avvistamenti-ufo-e-entita-sconosciute/

http://messagesdelanature.ek.la/les-ovnis-du-col-de-vence-p876524

https://www.paperblog.fr/2008243/livres-interview-des-icvd-les-invisibles-du-col-de-vence/

http://www.coldevence.com/fr-fr/historique.aspx

https://www.lalibrairie.com/livres/les-mysteres-du-col-de-vence--30-ans-d-investigations--ovnis-apparitions-poltergeist_0-526962_9782351850404.html

https://livre.fnac.com/a2607806/I-C-D-V-Les-invisibles-du-col-de-Vence

 

sabato 26 febbraio 2022

COS’È SUCCESSO A MONTALCINO...?

 


                                   di GIORGIO PATTERA

Come il Medico che, di fronte ad una patologia nuova, cerca di verificare se esistono casi simili descritti in letteratura e come l’investigatore che si documenta circa i precedenti dell’evento delittuoso cui sta lavorando, così l’inquirente scientifico del CUN, di fronte ad un caso particolarmente strano come quello in oggetto, è tenuto a compiere un’analisi retrospettiva dei casi analoghi, prima di giungere ad una conclusione obiettiva e fondata.

In questa occasione ci è stato di supporto il compianto amico e collega parapsicologo Sergio Conti, che pubblicò l’inchiesta dal titolo “Le pietre nere di Montalcino” sul << Giornale dei Misteri >> n.° 133 del giugno 1982 (pp. 5-7).

<< Nei primi giorni del giugno 1967 - relazione il Dr.Conti - l’allora diciassettenne Giuseppe Aldini, abitante a San Casciano Val di Pesa, si recò in gita a Montalcino (Siena) con i genitori. 


La sera stessa del suo arrivo, verso le h. 22.15, dalla finestra della camera dove aveva preso alloggio vide sfrecciare nel cielo, a quota relativamente bassa, uno strano “corpo” sferico di colore rosso-cupo. Questo si spostava velocissimo ad un’andatura costante e si defilò nel più assoluto silenzio, attraversando la porzione di spazio visibile in pochi secondi. Il ragazzo, incuriosito non più di tanto dal misterioso fenomeno (non si è mai interessato, né prima né dopo, a fenomeni del genere), non diede eccessivo peso alla cosa e poco più tardi si coricò. Verso mezzanotte la stanza di Giuseppe, che da sveglio stava ripensando alla strana “palla rossa” osservata poco prima, fu invasa da un tenue chiarore diffuso, di colore rosso, proveniente dalla finestra aperta. La “vampata” di luce rossastra durò solo 5-6 secondi, ma fu sufficiente a spingere Giuseppe ad alzarsi da letto ed affacciarsi alla finestra, per rendersi conto di ciò che stava accadendo. Vide allora, oltre un dosso che nascondeva un prato attiguo ad un vigneto, a circa 300 mt. dalla casa ove si trovava (che era al limite del centro abitato e guardava verso l’aperta campagna), un bagliore rossastro, che andava poco a poco affievolendosi; finché ogni riflesso scomparve del tutto e la campagna ripiombò nel buio della notte. Il ragazzo tornò a letto, ripromettendosi di effettuare il giorno appresso un sopralluogo; cosa che puntualmente avvenne il pomeriggio successivo.

L’Aldini si trovò così di fronte ad un “qualcosa che lo fece rimanere di ghiaccio” (per usare una sua espressione): la traccia di un grosso cerchio, del diametro di una trentina di metri, che sembrava “impresso a fuoco” sul terreno (cfr.tab.4).

                                                                             Tab. 4

Era formato da una grande “corona circolare”, larga una ventina di cm. e profonda dai 10 ai 15, che mostrava evidenti segni di bruciatura: l’erba era arsa e il terreno come indurito da una “cottura”. Nella parte centrale del cerchio vi erano quattro impronte circolari (del diametro di un metro e profonde 30 cm.), perfettamente equidistanti dal centro e disposte agli angoli di un ipotetico quadrato, entro il quale la terra appariva di nuovo completamente riarsa, come se vi fosse stata proiettata la vampa di un lanciafiamme. All’interno della “corona circolare” Giuseppe rinvenne numerose pietruzze di colore scuro, durissime, di forma poliedrica e dalla superficie liscia e pulita. Alcuni di questi reperti furono consegnati da parte della S.U.F. (Sezione Ufologica Fiorentina, di cui lo scrivente è il rappresentante per la provincia di Parma) all’Istituto di Mineralogia, Petrografia e Geochimica dell’Università di Firenze, diretto dalla Prof.ssa Nara Coradossi.

All’analisi diffrattometrica [la stessa impiegata per le “gemme” rinvenute a Stra (VE), caso del 1998 – cfr. pag 48 “UFO: vent’anni di indagini e ricerche”, di G.Pattera], condotta dal Dr.Corsini, si rivelarono “cristalli di quarzo di tipo a (trigonale) senza impurità di altri minerali” >>.




Qui termina la scrupolosa ricostruzione degli eventi curata dal Dr.Conti.

Tuttavia, come ogni indagine scientifica seria e scevra da preconcetti deve contemplare, occorre considerare anche quei particolari che potrebbero prestare il fianco ad interpretazioni diverse da quelle di carattere ufologico.

Il tipo di quarzo a struttura prismatica rinvenuto nella traccia di Montalcino è facilmente reperibile in zona, in quanto fa parte della struttura geologica del senese.

Questo potrebbe togliere valore alla sua presenza nel luogo del presunto atterraggio, se non fosse inspiegabile (come nel caso di Stra) il fatto della notevole quantità di cristalli trovata in quel preciso punto e, quel che più fa specie, limitatamente allo spazio circoscritto dal cerchio, impresso al suolo dal contatto con l’ordigno sconosciuto. Pertanto sembra non essere azzardata l’ipotesi che i residui lìtici raccolti dal testimone si siano formati in conseguenza di un’azione energetica (termica ?) esercitata sugli elementi che componevano il terreno, i quali si sarebbero trasformati fino ad assumere quel particolare aspetto.

Come si evince, dunque, le stesse considerazioni (formulate per “casi” diversi, avvenuti ad oltre trent’anni di distanza l’uno dall’altro, in regioni geologicamente diverse) risultano ancora valide fra loro e, fino a prova contraria, le uniche tuttora compatibili con l’interpretazione in chiave extraterrestre: la qual cosa sta a confermare, se mai occorresse, che il fenomeno U.F.O. resta al di fuori e al di sopra del tempo e dello spazio.

                                                                                                                   

 BIBLIOGRAFIA

A.Ferrari - CHIMICA GENERALE E INORGANICA - Università di Parma, 1958

GALILEO - ENCICLOPEDIA delle SCIENZE e delle TECNICHE (vol.8°) - Sadea Editore, Firenze - 1966

IL GIORNALE DEI MISTERI (n.°133) - C.Tedeschi Editore, Firenze - giugno 1982

C.U.N. - NOTIZIARIO UFO (n.°101) - P.Violin Editore, Padova - sett./ott. 1983

Boncompagni/Lamperi/Ricci/Sani - UFO IN ITALIA (vol.3°) - Edizioni UPIAR, Torino - 1990

Verga M. - TRACAT (III ed.) - Edizioni UPIAR, Torino - 1992

Bianchini M./Cappelli R. - GLI UFO IN VISITA A SIENA - Edizioni UPIAR, Torino - 1996

G.Pattera – UFO: vent’anni di indagini e ricerche – PPS Editrice, Parma - 2007

RIFERIMENTI

http://www.faden.it/pagine_htm/012pagina_cristalli_alfa_beta.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Quarzo