sabato 27 marzo 2021

QUANDO l’U.F.O. diventa I.F.O.

ovvero

la Scienza (quella indipendente) aiuta la ricerca:

il “modus operandi” d’un giornalista investigativo…

I FATTI:

Lunedì 28 ottobre 1985, ore 09:30 circa: SIVIZZANO di Traversetolo (PR).




Temperatura mite, leggera foschia. Due fratelli, agricoltori, sono intenti alla concimazione della vigna, accompagnati dall’inseparabile cagnetta Lulù, una bastardina a pelo lungo bianco e nero. Pur essendo giocherellona e molto giovane (un anno e mezzo), quando si trova coi padroni non abbaia mai, a meno che non percepisca qualcosa di insolito…

Durante il lavoro uno dei due fratelli intravede, proprio al centro di una chiazza del campo d'erba medica (tipo “Spagna”, falciata da poco) che si stende a lato della vigna, un’ombra scura a circa 150 metri dal punto in cui stanno lavorando. A prima vista, sembra loro trattarsi di un cacciatore accovacciato (dimensioni apparenti: h. m.1.70; diametro m. 1.00; forma “a pera” o “a uovo”, colla parte più grossa rivolta verso il suolo, da cui pendeva un’appendice lunga circa 30 cm.). Da notare una vettura ferma, priva di occupanti, al bordo di uno stradello non asfaltato, a circa 300 metri dalla chiazza, ritenuta di probabile appartenenza al cacciatore. Entrambi i fratelli non danno importanza alla cosa.

Dopo pochi minuti, tuttavia, la cagnetta comincia ad abbaiare furiosamente ed inspiegabilmente, puntando di corsa verso il centro della chiazza. Allora i due agricoltori, incuriositi, osservano attentamente il punto in cui avevano ritenuto si fosse fermato il supposto cacciatore e si accorgono che quella sagoma non è più ferma, bensì volteggia, dondolando a circa un metro e mezzo dal suolo; inoltre presenta delle strisce verticali rosse e verdi e sembra ruotare su sé stessa.

Dopo aver stazionato per qualche attimo a mezz’aria, l’oggetto (a questo punto possiamo chiamarlo così), che non emette né riflette alcuna luminosità ed appare adesso come un involucro di plastica, comincia ad innalzarsi lentamente e senza alcun rumore verso il cielo, dirigendosi verso Guardasone (frazione limitrofa, fuori vista, dietro la collina prospiciente), compiendo la seguente traiettoria (ricostruita in seguito al colloquio con i due contadini): sud-est (volo radente); nord-est (ascensione a 45°); est (scomparso dopo circa mezz’ora).

I TESTIMONI

A. e M. F. (generalità complete nell’archivio C.U.N.- PR), seri ed onesti agricoltori, abitano e lavorano da sempre nella piccola frazione di Sivizzano di Traversetolo. Godono la stima e la fiducia di tutta la popolazione e da tutti sono ritenuti testimoni assolutamente attendibili, incapaci di travisare i fatti od elaborarli con la fantasia.

In effetti, al termine dell’indagine, la suddetta considerazione è stata abbondantemente confermata, grazie anche ai lunghi colloqui avuti dall’inquirente per telefono e di persona con i due fratelli. Anche l’estrema discrezione con cui essi hanno parlato dell’accaduto a pochi intimi gioca tutto a loro vantaggio: ne accennano infatti solo durante la settimanale riunione del Caseificio Sociale, a titolo di curiosità. Dalla riunione al caffè del paese, dal barista al corrispondente di zona della “Gazzetta di Parma” e il cerchio si chiude.

TESTIMONE “a latere”

G.S., commerciante all’ingrosso di carni, noto imprenditore locale, è risultato in seguito teste-chiave dell’accaduto. Il caso sembra attribuirgli il compito di “svelatore di apparenti misteri”. Infatti, alla fine degli anni ‘50, quando il paese era ancora poco illuminato, con una fucilata mise fine all’alone di mistero che già s’era diffuso nel piccolo centro: non erano extraterrestri le sagome che nella penombra volteggiavano sul cielo di Traversetolo, bensì uno stormo di gru che avevano perso l’orientamento durante la migrazione.

L’INDAGINE:



Venuto a conoscenza del caso solo tramite la stampa locale in data 03/11/85, dopo aver preso accordi telefonici coi fratelli F., mi recavo sul luogo del presunto atterraggio il giorno appresso, vale a dire lunedì 4/11, a distanza, purtroppo, di una settimana dall’evento. Alquanto ridotte pertanto si presentavano le probabilità di rinvenire tracce eventuali al suolo, tenuto conto anche del fatto che il venerdì immediatamente precedente era piovuto in abbondanza. Questi comunque i risultati delle rilevazioni:

Orario d’inizio dei rilievi: h. 14:20

Altitudine sul livello del mare: m. 331

Condizioni meteo: temperatura al suolo 15°C; umidità 65 %

                              assenza assoluta di vento, sole tiepido, visibilità buona

Tracce macroscopicamente visibili al suolo: nel prato in leggero pendio che fa seguito alla vigna si notano alcune chiazze di forma ovoidale, all’interno delle quali l’erba tagliata di recente assume una tonalità di verde leggermente più chiara rispetto all’esterno. Quasi al centro del prato è posta quella di maggiori dimensioni, proprio nel punto esatto in cui fu visto stazionare l’oggetto. È un ellissoide quasi perfetto, il cui diametro maggiore misura metri 6 e quello minore metri 4. A lato, compiendo con l’asse maggiore del suddetto ellissoide un angolo di 90° circa, si nota un lungo solco (profondo 5 cm. e largo 10) che attraversa longitudinalmente tutta l’estensione del prato stesso.

DATI RILEVATI AL CENTRO DELL’ELLISSOIDE MAGGIORE

pH = 6,3; T° del sottosuolo = 14°C; umidità del sottosuolo = 100%;

impulsi al contatore Geiger = 27/m’

DATI RILEVATI ALL’ESTERNO DELL’ELLISSOIDE (a 3 metri dal centro)

in direzione NORD: pH = 5,5; T° = 13°C; um. = 100%; i.G. = 12/m’

in direzione EST: pH = 5,0; T° = 13°C; um. = 100%; i.G. = 18/m’

in direzione SUD: pH = 5,8; T° = 12,5°C; um. = 100%; i.G. = 16/m’

in direzione OVEST: pH = 5,2; T° = 12°C; um. = 100%; i.G. = 21/m’

Come si può notare, dunque, gli unici rilievi “anomali” (per così dire) sono quelli del pH, leggermente più alcalino, e del numero impulsi Geiger, superiore di circa il 30% al centro della chiazza maggiore rispetto al resto del terreno. Non certo sufficienti, in ogni caso, per poter parlare di “atterraggio”.

L’APPORTO DELLA STAMPA

Mai come in questa occasione, almeno per quanto ne sappiamo, la stampa e l’autore del “pezzo” hanno giocato un ruolo fondamentale nella risoluzione del caso, non tanto per la tempestività con cui è stata data la notizia, ma soprattutto per il “coraggio” dimostrato dal giornalista nel pubblicare sulla pagina locale del quotidiano di Parma un articolo di notevole richiamo sull’episodio, riportando nomi, cognomi e località, senza tema di attirare ironia o discredito sui testimoni. Probabilmente ciò è stato facilitato dal fatto che in un paese ci si conosce tutti e, se si gode stima e fiducia l’uno dell’altro, non si ha timore di essere “presi in mezzo”. Ma l’apporto positivo del giornalista, stavolta, non si è limitato alla segnalazione pura e semplice, ma si è protratto anche nei giorni successivi, seguendo le indagini con interesse e mantenendo contatti telefonici quasi quotidiani coll’inquirente.

Da sottolineare infine che lo stesso corrispondente, venuto a conoscenza dell’identità del testimone indiretto, me la comunicò per consentirmi di intervistarlo, riassumendone poi il tutto in un secondo articolo, apparso il 10 novembre: un lavoro egregio, direi !

CONCLUSIONI

I fratelli F. non credono all’esistenza di esseri extraterrestri ed il problema non li interessa. Eppure qualcosa di insolito quel mattino effettivamente videro e con loro pure la cagnetta (non dimentichiamo infatti che gli animali, specie il cane, possiedono per natura una sensibilità anche dieci volte più fine di quella umana). A confondere le cose, quel mattino, c’era quella tipica nebbia della Val Padana, ben nota come responsabile della deformazione dei contorni e dell’alterazione delle dimensioni oggettive. Pertanto nulla è loro imputabile nello svolgersi degli eventi, se non la cosa più semplice ed immediata da farsi, ragionando con una logica “esterna” rispetto alla mentalità di un contadino: andare a vedere subito da vicino che diavolo era quell’oggetto! Evidentemente in quel momento interessava loro soprattutto concimare la vigna, magari prima che riprendesse a piovere: ed onestamente non si può dar loro torto…In ogni caso, “...del senno di poi ne son piene le fosse…”.

La sorte, una volta tanto, si è schierata dalla parte dell’ufologo: se non fosse stato per la pronta e disinteressata disponibilità del Sig. G.S., probabilmente saremmo ancora a paragonare il caso con altri similari, magari accaduti all’estero, per farne scaturire analogie e trarne (chissà quali) indicazioni.


Il suddetto commerciante, venuto a sapere tra le chiacchiere del bar che uno strano individuo con assurdi marchingegni (indovinate chi era…) aveva perso tre ore in mezzo al campo senza approdare a nulla, non aveva esitato a dichiarare: “Macché extraterrestri ! Quell’auto ai bordi del prato era la mia; quella mattina ero andato a caccia con un mio parente, nel tentativo (rivelatosi poi vano, buon per essa…) di acciuffare una lepre, che da tempo era in zona e che mi era sempre sfuggita. Mentre lui girava per stanarla (ed era via già da un po’), mi sono stancato di aspettare in piedi e mi sono seduto in mezzo al campo. Vicino a me, impigliato in uno “spuntone”, c’era un pallone di plastica nera, col disegno di un cow-boy a vivaci colori. Era a forma di pera, perché in parte sgonfio. Poco dopo, visto che il mio compagno tardava, mi sono alzato per raggiungerlo, ma prima di allontanarmi ho districato la cordicella che fermava il pallone agli sterpi, liberandolo: questo perché ritenevo che quella sagoma ondeggiante potesse spaventare la lepre, facendola allontanare. E così l’ho osservato mentre pian piano saliva verso il cielo “.

Personalmente mi ritengo abbastanza soddisfatto dell’esito ottenuto, “in primis” perché, nel nostro ingrato impegno, è già molto (per non dire la cosa principale) riuscire a determinare con buona probabilità che cosa NON ERA l’oggetto in questione. Inoltre (secondario solo nel tempo, non certo per importanza) per aver impedito che altri, venuti a conoscenza del medesimo caso, “vendessero“ a certi canali folcloristico-sensazionalistici il fumo al posto dell’arrosto.

Vale a dire: la chiazza a forma d’ellissoide (causata dalla CUSCUTA, pianta parassita ben nota ai contadini) come “l’impronta lasciata dalla sagoma lenticolare dell’astronave aliena atterrata”; il lungo e profondo solco (tracciato dagli stessi contadini per favorire il deflusso delle precipitazioni) come “l’inconfutabile traccia del carrello d’atterraggio del disco volante”; la radioattività della zona centrale (normale variazione della radiazione cosmica) come “il risultato dell’interazione d’energie misteriose sull’erba, tali da farla ingiallire” (N.d.R.: la Cuscuta è di colore giallo-pallido e fa diventare dello stesso colore l’erba che parassita, soffocandola).

Come logica conseguenza, sarebbe iniziato il pellegrinaggio di curiosi, sedicenti esperti e “mistici” verso il campo dei fratelli F., rischiando la stessa fine che il cacciatore avrebbe voluto riservare alla lepre; il giornalista ed il sottoscritto le rispettive reputazioni; l’Ufologia in generale la solita figura di…

La “COSA”, dunque, era sì un OGGETTO, e pure VOLANTE, ma stavolta ben IDENTIFICATO: un involucro di plastica (tipo UFO-SOLAR), con il quale i bambini sognano di raggiungere le stelle. Un po’ come tutti noi…

Ma, come si sa, per raggiungere le stelle occorre avere i piedi ben piantati in terra… pardon, nel prato…

Giorgio Pattera

Commissione Scientifica CUN

Referente CUN Regione Emilia

Un riconoscimento particolare all’amico e collaboratore MAURO IOTTI, per avermi tempestivamente dato notizia del caso e per averlo costantemente seguito nel suo evolversi.